Avanguardie artistiche: stile, opere e pittori dell'Espressionismo

Avanguardie artistiche: stile, opere e pittori dell'Espressionismo A cura di Sonia Cappellini.

Caratteristiche e stile delle avanguardie artistiche dell'ottocento. Storia dell'espressionismo francese e tedesco, opere e protagonisti

1Avanguardie artistiche del '900: i presupposti

L'Algerina di Henri Matisse
L'Algerina di Henri Matisse — Fonte: ansa

L’Ottocento era stato un periodo davvero prolifico per l’Arte Europea: Romanticismo, Realismo e Impressionismo avevano indotto a ripensare il rapporto con la cultura classica attraverso nuove esperienze e nuovi linguaggi. Non era stato facile. Molti artisti avevano dovuto combattere, e non poco, per affermare la propria visione e la propria indipendenza rispetto alle accademie, per poter esporre in pubblico, per essere riconosciuti e accettati dal selettivo sistema dell’Arte, molti dopo aver lottato si erano ritirati, a dipingere in solitaria nella natura o nei propri atelier.

Non erano stati però sacrifici inutili, a fine secolo una nuova generazione, nutrita da quelle esperienze è matura, è pronta per affrontare nuove sfide. L’ultimo decennio, in particolare, è all’insegna della sperimentazione, quel grande “calderone” che va sotto il nome di Post-Impressionismo racchiude le ricerche di artisti che, partendo da una riflessione sull’Impressionismo, indagano in ambiti diversi.

A Parigi in quegli anni c’è Van Gogh, che degli impressionisti scopre il colore e che inizia ad interpretare il paesaggio non più solo come riflesso della visione ma anche come eco dell’interiorità; c’è Gauguin, per cui paesaggi e figure umane cominciano ad acquisire valenze simboliste; c’è Seurat, che procede con metodo scientifico alla scomposizione della luce e del colore.

Cézanne è tornato alla sua nativa Provenza e qui lavora da solo ricomponendo la realtà secondo “il cilindro, la sfera, il cono”. Tutti fondamentali presupposti nel la nuova Arte del XX secolo, per la nascita delle Avanguardie.

2Significato di "Avanguardia"

Il termine deriva dal linguaggio militare dove è utilizzato per indicare la prima linea che avanza sul campo di battaglia, quella che per prima si getta all’attacco del nemico, che apre la strada al grosso dell’esercito

La parola è stata quindi acquisita dalla Storia dell’Arte per indicare una serie di nuovi linguaggi che nascono e si affermano in Europa nei primi venti anni del ’900. Linguaggi in alcuni casi anche molto diversi tra loro, che hanno però in comune un sentimento rivoluzionario nei confronti della tradizione e l’obbiettivo di porsi in avanti (proprio come l’avanguardia militare) rispetto alle esperienze del secolo precedente. 

L’aggettivo storiche è invece di recente acquisizione, aggiunto per la necessità di distinguere i movimenti d’inizio secolo da quelli che si affermano in Europa e Stati Uniti negli anni ’60 e ’70, le Neo Avanguardie.

I mangiatori di patate di Van Gogh
I mangiatori di patate di Van Gogh — Fonte: getty-images

Il critico americano Clement Greenberg ha definito il concetto di avanguardia contrapponendolo a quello di kitsch. Quest’ultimo termine, comunemente usato per descrivere oggetti di cattivo gusto, è utilizzato dallo studioso per indicare, nella produzione artistica, ciò che è dozzinale, ripetitivo, basato sull’imitazione sterile, che esprime sentimenti in modo superficiale e teatrale. In antitesi al kitsch l’avanguardia esprime quindi autentica tensione creativa, ricerca di nuove strade e nuovi linguaggi, superamento della tradizione.

I movimenti d’avanguardia si contraddistinguono da quelli del XIX secolo per la presenza di gruppi organizzati di artisti e intellettuali, la stesura di manifesti programmatici, l’intensa attività editoriale (soprattutto riviste), la multidisciplinarità e l’aspirazione internazionale. Il primo tra questi movimenti è L’Espressionismo che si sviluppa contemporaneamente in Germania, in Francia e in Austria.   

3Caratteristiche dell'Espressionismo, ovvero l'arte che "tira fuori"

Donna in camicia di André Derain
Donna in camicia di André Derain — Fonte: ansa

Il movimento espressionista raccoglie diversi nuclei che si sviluppano soprattutto nell’Europa del nord, accomunati dall’esigenza di esprimere attraverso la pittura stati d’animo più che oggetti e fenomeni della visione.

La pittura accesa ed emotiva che caratterizza le opere degli artisti espressionisti si contrappone a quella, altrettanto vivace ma più indifferente sul piano delle emozioni, degli impressionisti. In altre parole se l’Impressionismo, al pari della fotografia, registrava le sensazioni luminose per riportarle velocemente sulla tela, l’Espressionismo parte invece da un’analisi dello stato interiore che riporta sulla tela mediante l’alterazione dei fenomeni della visione. Se il primo si basa su un moto che dall’esterno viaggia verso l’interno, il secondo si muove in direzione opposta, dall’interno verso l’esterno.

Gli artisti espressionisti, come vedremo non presumono dal dato reale, una spieggia, un volto, un sole, un bicchiere sono pur sempre riconoscibili ma le loro forme e i loro colori sono mutati, alterati, esasperati o semplificati, sull’onda dello stato emotivo. Una strada che era stata in qualche modo già battuta, in solitaria, dai grandi precursori Vincent Van Gogh e Edvard Munch.

Wilhem Worringer, il critico che ha costruito la teoria più calzante sull’Espressionismo, nel saggio Astrazione ed Empatia del 1908, individua i punti fondamentali di questo nuovo linguaggio:
- ritorno ai primitivi;
- rivalutazione dell’arte gotica;
- valorizzazione dell’arte popolare folkloristica;
- liberazione della forza del colore;
- distorsione ed esagerazione dei tratti figurativi;
- eliminazione dell’illusionismo prospettico;
- rappresentazione della natura in senso simbolico e panteistico. 

3.1Uno schema per sintetizzare: le linee dell'Espressionismo europeo

Espressionismo Francese:   

  • Fauves (Matisse, Derain, Van Dongen)
  • École de Paris (Soutin, Roualt)

Espressionismo Tedesco:   

  • a Dresda e Berlino Die Bruke (Kirchner, Heckel, Nolde)
  • a Monaco Der Blaue Reiter (Kandinskij, Marc, Macke)

Espressionismo Austriaco:   

  • a Vienna (Kokoschka, Schiele)

4Espressionismo tedesco: caratteristiche e protagonisti

La pubertà di Munch
La pubertà di Munch — Fonte: getty-images

La Germania d’inizio XX secolo vive un periodo apparentemente pacifico dopo la fine dei conflitti che avevano contrapposto Francia e Prussia. La politica espansionistica di quest’ultima porta inoltre alla nascita di uno stato unitario e allo sviluppo di un forte pensiero nazionalista. La rigida monarchia guglielmina favorisce le classi militari e nobiliari ed esercita sulla popolazione un controllo burocratico molto pesante. A livello ufficiale si favorisce la produzione artistica che celebra la casa regnante, persino la pittura impressionista, ormai accettata in Francia, è osservata con sospetto.

In questo clima si spiegano pertanto gli atteggiamenti di ribellione all’arte ufficiale degli artisti più giovani e il rifiuto verso ogni sorta di conformismo. Nella Germania d’inizio secolo si agitano quindi tensioni politiche, sociali e anche personali più brucianti che altrove. Tutto questo spiega come nelle opere degli espressionisti tedeschi sia presente un grado di aggressività, estetica e morale, un uso violento del colore, un impatto emotivo, un desiderio di provocazione e polemica sociale estranei agli artisti francesi contemporanei.

4.1Die Brücke, i portatori del futuro

Manifesto di Kirchner per una mostra del "Die Brücke" alla Galleria Arnold di Dresda, nel 1910
Manifesto di Kirchner per una mostra del "Die Brücke" alla Galleria Arnold di Dresda, nel 1910 — Fonte: getty-images

“Con fede nel progresso e in una nuova generazione di creatori e spettatori chiamiamo a unirsi tutta la gioventù. In quanto giovani, noi siamo portatori del futuro e vogliamo creare per noi stessi libertà di vita e di movimento contro le forze vecchie da tempo vigenti. Chiunque riproduca ciò che lo porta alla creazione in modo diretto e autonomo, è uno di noi”. (E. L. Kirchner).

Il gruppo si forma a Dresda nel 1905 grazie a quattro giovani studenti. Citando un passo di Così parlò Zarathustra di Nietzsche si definiscono “artisti del ponte” (die brücke appunto). Il ponte è quello lanciato verso un futuro segnato dalla volontà di potenza, di forza d’animo, di rivolta verso chi cerchi di uccidere lo spirito dionisiaco e creativo e l’impulso alla vita con un moralismo rigido e invecchiato.   

Gli artisti del gruppo fanno sovente uso della xilografia sia per le opere figurative che per i manifesti divulgativi delle proprie idee. La stampa consente di raggiungere un pubblico più vasto del quadro a olio: uno degli scopi programmatici del gruppo è infatti quello di coinvolgere più persone possibile e di attirare tutti gli elementi rivoluzionari in fermento. Altro strumento divulgativo del gruppo sono le riviste. Tra le più importanti Der Sturm (1909), Die Aktion (1911), Revolution (1913). 

Ernst Ludwig Kirchner (1880-1938), artista e teorico, è il più dotato e l’anima del gruppo. Dopo una serie di crisi depressive, che lo colpiscono a partire dallo scoppio della prima guerra mondiale, alla quale partecipa come volontario, giunge al suicidio. Le sue opere vengono esposte al pubblico ludibrio nella mostra sulla cosiddettaarte degenerata” voluta da Hitler

4.2Marcella di Ludwig Kirchner: descrizione e analisi

Il dipinto di Ernst Ludwig Kirchner, eseguito nel 1910 e oggi conservato presso il Moderna Museet di Stoccolma, ritrae una giovane prostituta. La ragazza è raffigurata senza abiti, seduta sul letto della sua stanza, con le braccia incrociate sul pube, in una posizione molto simile a quella della protagonista di Pubertà di Munch. Il corpo è estremamente magro, appena abbozzato e privo di seno, particolare che evidenzia la giovane età. Tutta la figura è descritta da evidenti segni scuri, cifra stilistica che ricorda l’uso della xilografia presso gli artisti della Brücke.  

Marcella, dipinto di Ernst Ludwig Kirchner
Marcella, dipinto di Ernst Ludwig Kirchner — Fonte: ansa

L’utilizzo del colore è aggressivo e dissonante, macchie di colore acido (il rosa del corpo, il verde scuro tra i capelli e intorno agli occhi, il verde chiaro e l’arancio del fondo) si contrappongono sulla superficie del dipinto. Nella zona del volto si concentrano il tono più alto, nel grande fiocco bianco, e quello più basso, negli occhi grandi e profondamente marcati.

Le dissonanze e i contrasti formali servono ad esprimere la condizione di sofferenza della protagonista, poco più che bambina (come il suo corpo e il fiocco ci dicono), ma pesantemente truccata, con lo sguardo reso adulto da occhiaie verdi, è allo stesso tempo aggressiva e rassegnata, vittima e strumento di una società che l’artista intende denunciare.

4.3Der Blaue Reiter, I cavalieri visionari

Il secondo nucleo espressionista tedesco nasce dall’arrivo nella città di Monaco, molto più aperta e vivace rispetto a Dresda, di alcuni giovani artisti russi tra cui Kandinskij e Jawlensky

Il gruppo si forma nel 1911 e viene chiamato der Blaue Reiter (il Cavaliere Azzurro) da Kandinskij, che in quel periodo dipinge soprattutto cavalieri al galoppo e da Franz Marc, secondo il quale l’azzurro è il colore per eccellenza. Si tratta di un insieme cosmopolita la cui attenzione non si rivolge esclusivamente al linguaggio pittorico, ma anche a quello musicale e letterario. 

Der Blaue Reiter, 1914
Der Blaue Reiter, 1914 — Fonte: getty-images

Gli artisti del Cavaliere Azzurro attribuiscono ai colori una valenza simbolica e il loro linguaggi, a differenza di ciò che avviene nel Ponte, tendono progressivamente all’astrazione. Mentre il percorso intrapreso dalla Brücke porta a una forma di Espressionismo realista, molto crudo e con forti connotazioni politiche, quello indicato dal Blaue Reiter ha in sé un forte senso lirico, poetico e spirituale.

Franz Marc (1880-1916), artista tra i più rappresentativi della formazione, proviene da una famiglia molto religiosa, la sua aspirazione giovanile è quella di diventare pastore evangelico. Importante per la sua educazione è il viaggio a Parigi che compie nel 1903 dove rimane profondamente impressionato dalla pittura di Van Gogh.

Elabora una propria teoria sui colori nei quali vede i riflessi di principi spirituali: “Ti spiegherò la mia teoria del blu, del giallo e del rosso… il blu è il principio maschile, austero e spirituale. Il giallo è il principio femminile, dolce, allegro e sensuale, il rosso è la materia, brutale, pesante, il colore cui tutti devono opporsi per vincerlo”.

L’altro polo di interesse sono gli animali, anch’essi presenze simboliche, che rappresentano lo slancio vitale, la presenza del divino nella natura (panteismo).

4.4Cavallo blu e Grandi cavalli azzurri

Cavallo blu di Franz Marc
Cavallo blu di Franz Marc — Fonte: ansa

Gli animali per Marc non sono esseri dominati dall’istinto. Sono invece presenze simboliche che rappresentano lo slancio vitale, spiriti quasi divini che sono in sintonia con la natura e il cosmo. Il primo dipinto, del 1911 e custodito presso la Lenbachhaus di Monaco, è dominato dalla figura di un solo cavallo, reso in modo corretto dal punto di vista anatomico ma con i contorni sintetizzati da linee spezzate, quasi si trattasse di una figura ritagliata con le forbici.

Esprime stasi e contemplazione. In primo piano semplici sagome verdi e filiformi descrivono la vegetazione, sullo sfondo una serie di linee curve sintetizzano un paesaggio collinare. Particolarmente rilevante l’uso del colore: dominano l’azzurro, il rosso, il giallo, colori primari. Evidente il contrasto tra l’azzurro e il rosso nella zona in cui lo zoccolo anteriore dell’animale poggia sul terreno sottostante. Secondo la teoria dei colori elaborata da Marc l’azzurro, principio creativo, è contrapposto al rosso, materia inerme da plasmare e dominare, metafora dell’artista stesso e della sua opera.

Grandi cavalli azzurri di Franz Marc
Grandi cavalli azzurri di Franz Marc — Fonte: ansa

Gli stessi colori sono presenti nel secondo dipinto, anch’esso del 1911 oggi al Walker Art Center di Minneapolis. I cavalli sono tre, raffigurati secondo diversi scorci prospettici, e sono in movimento. L’intera composizione è dominata dalla linea curva, ondulata (la schiena dei cavalli, le colline retrostanti, i tronchi d’albero) che esprime un moto rotatorio.

Negli artisti del Cavaliere Azzurro, il gruppo espressionista di Monaco, non sono presenti le tematiche sociali come nel gruppo di Dresda. Maggiore è l’attenzione agli aspetti spirituali della forma e del colore, una ricerca che nel giro di pochi anni rinuncerà del tutto alla figurazione approdando all’Astrattismo.

5Espressionismo francese

Foto di Henri Matisse nel suo studio parigino
Foto di Henri Matisse nel suo studio parigino — Fonte: getty-images

Diversamente dai tedeschi gli espressionisti francesi non si costituiscono in gruppi organizzati, non redigono manifesti e riviste. Ciò che li accomuna è soprattutto l’intento di rinnovare il linguaggio impressionista. Van Dongen dichiara che ad unirli è soprattutto il pensiero che i colori usati dagli impressionisti siano troppo smorti.  

In Francia intellettuali e artisti hanno già combattuto le loro battaglie nel secolo precedente, il contesto storico, sociale e culturale è più aperto e preparato ad accogliere i nuovi linguaggi, la carica polemica, necessaria nel contesto repressivo tedesco, non ha qui motivo di essere. Si può indagare l’orizzonte dell’emotività spaziando anche nei sentimenti gioiosi, vitali e positivi.  

5.1I Fauves, le belve felici

Il nome Fauves (Belve) viene utilizzato per la prima volta nel 1905 quando Georges Desvallières, vice direttore del Salon d’Automne, invita Matisse, Derain, Roualt, Van Dongen, Braque e altri a partecipare all’esposizione e dispone le loro opere nella sala centrale detta “gabbia”.   

Il pubblico, letteralmente esposto ad un fuoco di colori mai visto in precedenza, non apprezza immediatamente il nuovo linguaggio proposto e, proprio come era accaduto per gli impressionisti, la critica più conformista definisce buffoni” questi pittori e le loro opere “spatolate senza forma in blu, rosso, giallo e verde, tutti mischiati, macchie di colore giustapposte senza ritmo o ragione, lo sforzo brutale e ingenuo di un bambino che gioca con la sua scatola di colori”. Mercanti come Ambroise Vollard ne comprendono invece la portata innovativa e si fanno loro acquirenti e promotori. La fine dell’esperienza Fauve avviene solo due anni dopo, nel 1907, quando una grande mostra retrospettiva di Cézanne (scomparso da un anno) indirizza molti artisti verso l’elaborazione del linguaggio cubista.   

Autoritratto di Henri Matisse
Autoritratto di Henri Matisse — Fonte: ansa

Henri Matisse (1869-1054), il leader carismatico, ha una vocazione tardiva per l’arte, inizia a dipingere a ventuno anni in seguito a una grave malattia. Dal nord della Francia si trasferisce a Parigi dove rimane profondamente impressionato dalla pittura di Van Gogh, Seurat e Signac.

Dopo aver viaggiato in tutti i paesi del mediterraneo rientra a Parigi e diventa l’animatore di un gruppo di amici pittori (i futuri Fauves). La pittura rappresenta per lui la ricerca della serenità e della calma interiore e, a dispetto del nome “belve”, nei suoi dipinti traspare metodicità e amore incondizionato per la vita.

Egli stesso spiega la sua poetica nel testo Note di un pittore del 1908: “Quello che io cerco è soprattutto l’espressione. Non sono capace di distinguere tra il sentimento che nutro per la vita e il mio modo di esprimerlo. L’espressione a mio avviso non consiste nella passione rispecchiata su un volto umano o tradita da un gesto violento. L’intera disposizione del mio quadro è espressiva. Il luogo occupato dalle figure e dagli oggetti, gli spazi vuoti intorno a essi, le proporzioni, tutto vi ha la sua parte. La composizione è l’arte di ordinare in maniera decorativa i vari elementi di cui il pittore dispone per esprimere i propri sentimenti”.

Forma circolare e ripetizione ritmica sono due elementi ricorrenti nella sua pittura, sempre associati a sentimenti di vitalità primordiale.

5.2La danza e La musica di Matisse: analisi e significato

La danza di Matisse
La danza di Matisse — Fonte: ansa

Le due opere sono un pendant, commissionato a Matisse da un collezionista russo ed eseguito nel 1910, oggi conservato all’Ermitage di San Pietroburgo (un’altra versione de La Danza si trova al Moma di New York). Il primo dipinto riprende, ingrandendolo, un gruppo inserito nella Gioia di Vivere. Rappresenta cinque corpi intrecciati in un girotondo, resi attraverso pochi tratti essenziali. 

L’essenzialità è l’elemento che contraddistingue il dipinto anche nell’uso del colore: un incarnato scuro per le figure, verde per il terreno appena calpestato, blu cobalto per il cielo, tutto senza ombre e senza chiaroscuro. La composizione e dominata dalla linea curva e dalla forma circolare che esprimono movimento e armonia. Sembra che Matisse voglia rappresentare un universo primordiale (una sorta di paradiso terrestre), privo di elementi artificiali e sovrastrutture (edifici, città, società, ecc.), i cui gli esseri umani, dei quali non è semplice stabilire il genere, vivono in sintonia tra loro e con la natura

Crocifissione di Georges Rouault
Crocifissione di Georges Rouault — Fonte: getty-images

Il secondo dipinto è dominato dalla ripetizione ritmica. Cinque figure stanti sono disposte ad intervalli regolari, in posizioni che ricordano la dislocazione delle note musicali su un pentagramma. Il tema riprende quello tradizionale dei concerti campestri (si pensi a Giorgione e Tiziano), con due personaggi che suonano e gli altri che ascoltano, ancora in chiave di serenità e armonia, in una dimensione al di fuori del tempo in cui non esistono il dramma e la storia.

L’Espressionismo francese, nato in un clima di maggiore apertura culturale e sociale, dà spazio anche a sentimenti positivi che incarnano la ricerca della serenità e dell’equilibrio.

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