Il disturbo da attacchi di panico

Di Dott.ssa Anna Zanon.

Il disturbo da attacchi di panico è attualmente uno dei disturbi più diffusi e frequenti. Cosa succede in un attacco di panico? Ce lo spiega uno psicologo

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ATTACCHI DI PANICO - Chi ne è colpito si sente episodicamente travolto da una vera e propria ondata di panico e terrore, con sentimenti di morte imminente, senso di "fame d'aria", tachicardia, paura di impazzire. Spesso la persona tende ad evitare i luoghi e le situazioni in cui si sono verificati i primi episodi, sviluppando atteggiamenti che la portano ad eliminare svariate attività della sua vita proprio per la paura di cadere in una nuova crisi.

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SIGNIFICA

TO - Che significato può avere un disturbo del genere nella nostra società e nel nostro tempo?
Tempo fa una paziente, invitata a costruire una metafora, descriveva così i suoi attacchi: " .... è come se un dio cattivo mi scaraventasse in un mondo in cui niente è più come prima... gli altri, il mondo appaiono lontani come non mai.....la fiducia nelle mie normali capacità di controllo viene improvvisamente a mancare.... mi sento sola, sola ed incapace di sopravvivere...non riesco a dirmi "tanto passa" e a tranquilizzarmi.....".

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COSE IN COMUNE - Come interpretare l'espressione "essere scaraventati in un mondo di solitudine e di incertezza" ? Dalla pratica clinica emergono due temi principali, comuni ai pazienti che soffrono di panico: l'incapacità di stare emotivamente soli e e l'abitudine al "controllo" di sè e della realtà.
Spesso nei pazienti che soffrono di panico l'attenzione emotiva ed affetiva è totalmente rivolta verso l'esterno; in parole semplici considerano ed amano loro stessi solo in base a quanto sono considerati ed amati dagli altri. Così il tema delle relazioni, della "fame" di relazioni positive ed appaganti emerge spesso in sede di psicoterapia: è emblematico in questo senso il sintomo della "fame d'aria".

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LA RESPIRAZIONE - L'aria infatti è strettamente legata alla nostra capacità di respirare, di alternare l'inspirazione all'espirazione: se ci pensiamo bene quando inspiriamo noi portiamo dentro di noi una parte del mondo esterno, condividiamo l'aria che tutti respirano, in qualche modo ci fondiamo con ciò che è "altro" da noi. Poi, espirando, operiamo il processo inverso, cediamo aria, riconsegnamo ciò che abbiamo condiviso, avvicinandoci alla nostra personale interiorità.
Nel caso degli attacchi di panico questa alternanza fra dentro e fuori, fra amore, attenzione per gli altri e per noi stessi, viene spesso a mancare; le persone che soffrono di questo disturbo quando sono emotivamente sole si sentono morire, senz'aria, senza relazioni, unica loro fonte di vitalità. Per questo spesso faticano a dire dei "NO" significativi ed importanti, a favore di loro stessi e contro gli altri, proprio per la paura di perdere i loro punti di riferimento.

Spesso è presente una sofferenza oggettiva che non viene assolutamente riconosciuta nè accettata, e il panico si presenta come unico e vero momento di follia e di libertà. Libertà che è cercata ma che è in aperto contrasto con il bisogno di solidità e sicurezza.

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AFFERMARE SE STESSI - Come si può avere la forza di affermare se stessi se il rischio è quello di ritrovarsi soli?
L'unica soluzione pare quella di arrivare alla "crisi", all'esplosione emotiva, di rabbia, di pianto, di gelosia, o, come nel caso specifico, di panico.
Come già accennato, l'altro tema significativo è quello del controllo. Si tratta di un controllo spesso inconsapevole, che fatica ad essere riconosciuto: controllo delle proprie emozioni, del prorpio corpo, della propria realtà. In nome di tale controllo spesso i sofferenti di panico si ritrovano molto vicini a modelli e stili di vita relativamente stereotipati e facilmente riconoscibili.

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LA PERSONALITA' - Teniamo presente che è molto importante per una personalità di questo tipo potersi riconoscere e soprattutto essere riconosciuti dagli altri. Comportamenti non compatibili con il modello che domina in quel momento la loro personalità, non compatibili con il loro ruolo sociale (buona madre, brava moglie, marito premuroso, attivo lavoratore, etc...) vengono relegati nell'inconscio, rifiutati e non accettati.

Tali parti di personalità sono nei sofferenti di panico in realtà molto presenti e molto "potenti": è facile che un paziente di questo tipo sia una persona che ad un certo punto della propria vita ha deciso di "mettere la testa a posto", di rinunciare ad atteggiamenti, pensieri, ritenuti inaccettabili. Si presenta prepotentemente così l'incapacità di attivare ciò che Jung chiamava la "funzione tascendente", cioè quell'atto creativo capace di integrare nella stessa personalità aspetti e caratteri che apparirebbero fra loro inconciliabili. Primo fra tutti, come già accennato, il grande conflitto dei sofferenti di panico è l'integrazione fra il bisogno di libertà ed indipendenza e il bisogno di dipendenza e di solidità.

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PAURA DI IMPAZZIRE - E' significativa la ricorrente paura di impazzire: paura di non riconoscersi più, di non concepirsi più come personalità coerente ed accettabile nel momento in cui le parti "oscure" relegate nell'inconscio si presentano violentemente e "portano" il paziente lontano dal modello di personalità abituale.
Non dimentichiamoci che il termine "panico" deriva dal nome "PAN", dio greco dai piedi caprini, giocherellone e pazzerello, che si divertiva ad importunare le Ninfee. Un dio sicuramente molto vicino al nostro diavolo (i piedi caprini e la coda sono presenti in ambedue) e legato alla sfera sessuale, a comportamenti istintivi ed emotivi, non controllabili, inaccettabili.

Credo che il disturbo DAP, in questo senso, possa essere considerato come una vera è propria porta verso ciò che Jung chiama il "Sè", verso una comprensione ed una accettazione più ampia di noi stessi. La risoluzione dei casi di panico segue spesso la via di questa "follia" consapevole, con l'attivazione di parti di personalità dimenticate o nascoste, ma sicuramente vicine a noi e potentemente creative.

L'esplosione di creatività e la gioia di vivere che seguono spesso la risoluzione di un caso di panico dipingono così un dio Pan che somiglia più ad un amico fidato che ad un diavolo terribile da abbattere. Amico da conoscere e riconoscere, che ci ricorda costantemente che siamo esseri liberi, non classificabili in un modello stereotipato, non creati per piacere agli altri o a noi stessi ma più semplicemente per vivere.