Gioia, una fisica a Londra per amore delle STEM

Di Veronica Adriani.

Partita da Roma con una laurea in fisica teorica, oggi è a Londra per un PhD in Matematica Applicata. Studia modelli matematici applicati alla sfera sociale

DONNE E SCIENZA: LARGO ALLE STEM

Gioia Boschi, dottoranda in Matematica Applicata al King's College di Londra
Gioia Boschi, dottoranda in Matematica Applicata al King's College di Londra — Fonte: redazione

Non c’è niente di spaventoso nella matematica e nella scienza, non bisogna mai sottovalutarsi”. Gioia Boschi ha finito da poco il primo anno di PhD in Matematica applicata al King’s College di Londra dopo aver preso a Roma una triennale in Astrofisica e una specialistica in Fisica teorica. Se le chiedi se è stato facile ti risponde di no, ma anche che si può fare, eccome: “Quando ho iniziato ero terrorizzata, pensavo che non avrei superato il primo mese” racconta “ invece mi sono resa conto che andavo bene e che sapevo fare di più di quello che avrei immaginato”. Per una ragazza che voglia approcciarsi a quel tipo di studi ha solo un consiglio: “di buttarsi, di mettercela tutta e di aprire la mente a questa cosa bellissima che è la scienza. Poi se va male si fa sempre in tempo a cambiare idea e prendere un’altra strada. Ma rinunciare per la paura di non farcela è da sciocchi”.

STEM ITALIA

Proprio quella paura di non farcela è il principale ostacolo all’ingresso delle donne nella scienza. Il cosiddetto gap di genere nel settore delle STEM – Science, Technology, Engineering, Mathematics – in Italia è tale che solo il 31,7% delle posizioni tecnico-scientifiche è occupato da donne: il tasso più basso in Europa. Non solo: secondo un'indagine del 2014 di Boston Consulting Group il 70% degli italiani ritiene che le donne non siano in grado di ricoprire incarichi di alto livello nel mondo scientifico.

“Ogni tanto è capitato di sentire battute del tipo ‘beh, tu sei donna, tutti i professori sono uomini, per te è più facile passare l'esame’” racconta Gioia “ma sono una persona piuttosto sicura di me e quindi questi commenti non mi hanno mai minimamente scalfita”. I pregiudizi, per fortuna, nel suo caso sono finiti molto presto: “La scienza è equa, nell'ambiente che ho frequentato ciò che conta sono solo le proprie capacità e le proprie idee. Nessuno dei miei colleghi si sognerebbe mai di fare distinzione di sesso, razza o orientamento sessuale”.

Non aver subito pregiudizi non significa naturalmente che il percorso sia stato semplice. Per arrivare a realizzare il suo sogno, Gioia ha dovuto fare parecchie rinunce: “gli anni universitari sono stati anni in cui non esisteva il weekend, e spesso nemmeno il riposo dopo cena” spiega. “Ho studiato molto per stare al passo e laurearmi in tempo e a pieni voti.  Comunque non mi sono mai lamentata di questa vita perché l'ho scelta io, sapendo che avrebbe portato anche molte soddisfazioni”. La più grande è stata arrivare finalmente al posto di quei “geni irraggiungibili”, i dottorandi, che vedeva all’Università.

Oggi Gioia vive a Londra, e dalla Fisica teorica è passata allo studio della Matematica Applicata: “sono qui per il progetto CANES (Cross-Disciplinary Approaches to Non-Equilibrium Systems), che ha come scopo quello di preparare gli studenti allo studio di  problemi che riguardando i sistemi di non equilibrio utilizzando l'approccio interdisciplinare”. In particolare, Gioia si occupa dello studio della dinamica delle opinioni fra individui: “Lo scopo ultimo del mio progetto è riuscire a capire o prevedere quale sia la risposta della società ad improvvisi stimoli esterni, per esempio catastrofi o eventi straordinari”.  È felice? Sicuramente sì. Certo, a volte sente il bisogno di prendersi delle pause, cosa sempre piuttosto complicata per un ricercatore: “Quello che mi pesa di più a volte è non riuscire a staccare. Spesso capita che ci sia qualcosa che non riesci a risolvere e che non riesci a toglierti dalla testa. Vorresti staccare per un ora e riposarti facendo una passeggiata, ma è come se avessi un tarlo nella testa”.

STEM: ACRONIMO DI SCIENCE TECHNOLOGY ENGINEERING MATHEMATICS

Spiegare come sia arrivata a studi nell'ambito delle STEM, per sua stessa ammissione “è molto complicato”. Gioia è fin da bambina appassionata di scienza e molto brava in matematica. Dopo il liceo decide di iscriversi ad Astrofisica: l’idea è quella di continuare in quel settore. Ma al terzo anno ha una folgorazione: incontra la meccanica quantistica e se ne innamora. Così, alla specialistica sceglie di proseguire con la Fisica teorica: la sua tesi sono i sistemi disordinati, sistemi fisici applicabili a vari argomenti interdisciplinari, come le reti neurali e lo studio della dinamica delle opinioni. “Trovo affascinante l'idea di riuscire ad applicare la matematica a questioni che riguardano la sfera sociale” racconta Gioia. Da qui, la scelta del suo PhD.

A volte le migliori scelte si fanno con la pancia più che con la testa. In parte, è anche questo il caso: “Un ragazzo o una ragazza del liceo non ha veramente la percezione di quali siano gli sbocchi occupazionali reali di una facoltà” racconta Gioia “Mi ricordo che molte persone mi consigliarono di scegliere ingegneria invece delle scienze pure, perché poi secondo loro ci sarebbe stato più lavoro. Invece dopo 5 anni posso affermare che c'è una grande richiesta di matematici e fisici che nessuno si sarebbe immaginato”. Certo, l’Università italiana fatica a facilitare i collegamenti con il mondo del lavoro, ma per chi sceglie di fare ricerca i rapporti tra gli atenei a livello internazionale sono molto proficui.

STUDIARE ALL'ESTERO: PRO E CONTRO

Quello che cambia davvero, tra Italia ed estero, è spesso il modo di approcciarsi alla didattica: “Mi sembra che in generale qui a Londra si preferisca un approccio più pratico allo studio, mentre in Italia un approccio più teorico. Per esempio qui ci sono molti temi e piccoli progetti da fare durante l'anno, mentre in Italia c'è solo l'esame finale: mi sembra che l'università italiana mi abbia dato delle basi matematiche molto più solide, ma meno capacità di lavorare in modo indipendente rispetto agli studenti inglesi” spiega Gioia. Un punto focale dell’università britannica è la costante valutazione della didattica da parte degli studenti, chiamati a riempire questionari coi loro suggerimenti per migliorarla. Inoltre l’ambiente è più informale, al punto che gli studenti chiamano per nome i professori: “Le forniture tecnologiche dei laboratori sono molto migliori delle nostre” continua Gioia “tuttavia qui gli studenti pagano delle rette salatissime. In ogni caso nella mia esperienza personale posso dire che la qualità della didattica italiana non ha nulla da invidiare a quella inglese”.

Nel futuro di Gioia, dopo il PhD potrebbe esserci un ritorno in Italia, da ricercatrice o lavoratrice: “Per la prima volta nella vita non ho un’idea chiara di quale sia il prossimo passo da fare” confessa. Una certezza, però, è che tutte le difficoltà possono essere superate: “mi ricordo di una delle prime materie  che ho studiato, algebra lineare, e di quanto fosse formale la matematica utilizzata rispetto a quella fatta al liceo” racconta “Guardavo quegli esercizi e per me erano geroglifici”. Ma ha potuto contare su due cose fondamentali per il successo nel suo settore: la curiosità e il pensiero critico: “Alla fine dell’università non contano le cose che sai, ma la forma mentis che hai acquisito”.

Quando pensa a un personaggio che l’ha ispirata lungo il suo percorso, Gioia non pensa a Galileo Galilei, Enrico Fermi, Stephen Hawking o altri grandi scienziati. La sua scelta è molto più pratica: “Ho sempre stimato molto il mio amico Michele, perché per me è stato il primo esempio concreto di una persona che ce l’aveva fatta in questo campo. Lui ha reso l’idea di potercela fare più tangibile, c’era una persona normale di fianco a me, non un alieno, che ce l’aveva fatta. Questo per me è stato di grande aiuto” racconta. Avere accanto un modello a cui ispirarsi è importante, certo, ma anche avere qualcuno che creda nelle proprie capacità è fondamentale.

Gioia ha avuto accanto il sostegno degli amici e dei genitori, ma il sostegno più grande l’ha trovato altrove: “Non vorrei fare della retorica” dice “ma il primo a dover credere in te stesso devi essere tu”.

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