Astrattismo: significato e opere

Di Redazione Studenti.

Astrattismo: significato, esponenti e opere del movimento artistico nato nel XX secolo e approfondimento sul suo fondatore e precursore Kandinskij

ASTRATTISMO: SIGNIFICATO

Il cavaliere azzurro di Kandinskij
Il cavaliere azzurro di Kandinskij — Fonte: ansa

L’astrattismo è quell’avanguardia che si va a delineare a partire dalle premesse stilistiche ed artistiche che appartengono alla breve stagione artistica fondata da Franz Marc, Kandinskij e Javlenskij del Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro). L’astrattismo giungerà poi alla completa destrutturazione dell’immagine, con una geometrizzazione dell’espressione artistica. L’astrattismo poi verrà diversamente interpretato: a volte sarà esclusivamente geometrico, altre più figurativo. Lo stesso Kandinskij, da una fase iniziale di disgregazione dell’immagine molto espressionista e divisionista, per cui il colore è fattore principale, arriverà poi a sviluppare una geometrizzazione dell’immagine in termini lirici e poetici.
Le due personalità di Kandinskij e Javlenskij, che hanno in sé la medesima convinzione, rappresentano il proseguo logico di tutto ciò che è stato definito fino adesso in termini artistici e che prende un taglio particolare e volto a valorizzare l’elemento cromatico e a portarlo in primo piano, a partire da precedenti artistici che sono individuabili in quel discorso legato alla percezione e di conseguenza alla riflessione inevitabile sull’arte stessa e sulla rappresentazione, sul concetto di arte come mimesis, come rappresentazione del reale.

Dall’impressionismo, che restituisce la realtà attraverso la sensazione veicolata dal colore, passiamo alle avanguardie, ad un discorso molto più riflessivo, a partire dalla destrutturalizzazione dell’immagine attuata dal cubismo. Quello di questi anni è un discorso che tende a distruggere l’iconografia e viene trattato da tutte le avanguardie in modo assolutamente diverso: nell’astrattismo troviamo un colore, che espressivo, assume valori simbolici ed interpretativi della realtà, assolutamente soggettivo (simile a Paul Gauguin).

L’astrattismo viene anche denominato “espressionismo lirico”: per gli astrattisti, infatti, soprattutto per Kandinskij, la rappresentazione pittorica deve elevare la spiritualità di ciascuno, deve cogliere quell’aspetto interiore e spirituale che comunica l’elemento cromatico. È una rappresentazione molto sensibile di una natura bella, di aspetti idealizzanti. All’interno dell’astrattismo sono raccolta tutte quelle esperienze che l’uomo vive e che procurano piacere spirituale: la musica, la religione, l’arte e tutte quelle componenti che portano ad una dimensione superiore. Kandinskij era molto religioso, ma la sua religiosità non era chiusa negli schemi fissi del cristianesimo: egli approdò anche ad altre esperienze religiose più orientali come buddismo od induismo. Franz Marc morirà nel 1914 durante il conflitto mondiale, per cui il discorso sul Der Blaue Reiter si esaurirà e proseguirà con l’astrattismo di Kandinskij.

ASTRATTISMO: OPERE DI FRANZ MARC

Grandi cavalli azzurri di Franz Marc
Grandi cavalli azzurri di Franz Marc — Fonte: ansa

I cavalli azzurri di Franz Marc. La posizione del dipinto è particolare, di grande sensibilità nei confronti del mondo animale ed in particolar dei cavalli. Il punto di vista dell’artista è a livello del cavallo: gli animali vengono rappresentati nella loro dimensione, sotto i loro punti di vista. Marc sceglie infatti di rappresentare il cavallo in un momento quotidiano. La natura, ovviamente, è interpretata soggettivamente con questi colori molto contrastanti e tipici dei Fauves.

Cervo nel giardino di un monastero di Franz Marc: rappresentazione più schematica, lineare e geometrizzata. C’è una sorta di luna che sporge a sinistra. Al centro il cervo che annusa, inserito nel suo contesto, in una dimensione molto dolce, interpretativa e sensibile della figura dell’animale.

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L’ASTRATTISMO E KANDINSKIJ

Il cavaliere azzurro di Kandinskij. L’opera risente ancora del tecnicismo divisionista, matissiano dell’immagine, dove abbiamo una colorazione abbastanza soggettiva abbinata ad una pennellata ancora piccola. Il cavaliere azzurro è completamente immerso in questa natura colorata, senza delle limitazioni ben precise. Il tutto è molto impressionistico.

Il passaggio all’astrattismo comporta per Kandinskij una rottura e allentamento dall’orizzonte, che non compare più, per cui tutto viene portato in primo piano. Piano d’azione è la superficie priva di profondità, dove è l’andamento lineare che determina il movimento e le sensazioni assieme ai colori. Vi sono ancora richiami minimi alle figure e all’immagine. La pennellata e la sostanza materica del colore è ancora corposa, densa, dove man mano che si procede si smaterializzerà fino ad arrivare ad un richiamo sempre maggiore delle linee. La forma scompare e viene in primo piano la linea. La soluzione ultima è quella che si affida alla forma geometrica semplice, una forma geometrica che non è inventa. Il colore è molto diluito, molto slavato, quindi il discorso sulla pittura e sul materiale cromatico da utilizzare è sempre meno gestuale e pittorico, ma sempre più astratto. Il tutto si colloca ad un livello diverso, più grafico ed estraneo alla solita rappresentazione del pittore.

L’arista arriva ad utilizzare le forme geometriche in quanto egli riteneva che questo fosse un discorso di accordi cromatici associati alle note musicali: Kandinskij scrive “linee e superficie”, dove parla di tutti quegli elementi costituenti di un’immagine figurativa, il punto, la linea e la superficie, facendone un’analisi che va alle origini, inventando nuovi percorsi. Secondo gli studi che lui compie e gli approfondimenti che fa, arriva a definire questa sorta di connubio tra le diverse pratiche che lui considerava importanti per lo spirito, come la musica, forma e colore. Tutto questo costituisce un accordo continuo, dove ogni elemento viene associato ad una nota musicale o ad una forma. La forma diventa portatrice di significati psicologici particolari. Hitten, infatti, afferma che ogni forma sia associata ad un valore espressivo, ad un colore: al cerchio il blu, al triangolo il giallo, al quadrato il rosso.

KANDINSKIJ: OPERE

Alcuni cerchi: dipinto realizzato dopo aver accettato un incarico alla scuola della Bauhaus, aperta da Walter Gropius, a Weimar. Il discorso è legato alla fase preliminare iniziato da Morris: si vuole arrivare ad una arte che procuri progettazione.

La vita variopinta (1907), Evidente è il richiamo a ciò che Kandinskij raccoglie dell’esperienza cubista e divisionista. Questa sua esperienza viene portata all’interno di un discorso suo personale legato alla Russia, la sua terra d’origine. Con un linguaggio molto popolare, con un modo di rappresentare semplice, egli rappresenta un momento di riunione e festa in cui sono presenti tutte le fasce della società. Troviamo personaggi vari, raccolti, che non centrano gli uni con gli altri: suonatore di flauto, cavaliere sul destriero, la giostra, una situazione di scontro e lotta, un mormone col bastone, una figura clericale portatore di morte, due fidanzati, una mamma che culla. La situazione è eterogenea, dove sicuramente il discorso del colore è già sottolineato ed importante: vi è una uniformità scura che mette in risalto macchie di colori contrastanti, con un’evidente recupero dell’esperienza precedente.

Paesaggio estivo (1909): rappresentazione di un luogo che l’artista era solito frequentare; esso viene restituito in termini suggestivi e di impressione, in cui l’interesse più che sul rilievo contornato dalle casette è incentrato sulla situazione retinica interpretata. Immagine di luci che l’artista traduce utilizzando zone di colore molto ampie, contrastando rosso e blu, due colori che lui amava molto mettere insieme. Nel rilievo in alto la mescolanza tra giallo e blu diventa verde. Vi è disinteresse verso descrizione oggettiva: qui vediamo solo un’impressione soggettiva di ciò che lui vede.

Senza titolo (1910): primo acquarello astratto, senza titolo; al centro non vi è alcun soggetto ed il dipinto è assolutamente astratto. L’intento dell’artista è assolutamente spirituale, il raggiungimento di una dimensione interiore e stimolare il sentimento, esulando dalla rappresentazione realistica. Kandinskij associava la pittura alla musica: egli individua nelle arti uno stimolo all’espressione, per cui la musica stimola l’interiorità pur essendo astratta. L’arte per cui non può essere legata ad una realtà, ma deve essere astratta, deve prescindere dal sensibile e dalla realtà conosciuta e conoscibile. Per raggiungere una realtà più profonda è necessario distaccarsi dal contingente. In quest’opera l’artista dà libero sfogo al colore, quell’aspetto della rappresentazione che stimola il sentimento. Quest’opera viene realizzata di getto, come fanno i bambini, considerando il campo d’azione, il fondo bianco, come fosse l’anima, vero elemento unificatore del tutto, in cui ci sono macchie di colore, segni a penna o a matita, riportate proprio come note musicali: ci sono dominanti azzurre, arancioni, con variazioni tonali, come nella melodia cambia il sole. Accordo cromatico musicale, come fosse un suono, una melodia del tutto. C’è ancora il segno, ma esso non è contorno o definizione all’interno del quale si colora. Le forme espressive sono tutte indipendenti tra loro.

Kandinskij nel suo operare individua tre forme espressive fondamentali, tre punti di partenza per realizzare le sue opere:

  • 1) Impressioni
  • 2) Improvvisazioni
  • 3) Composizioni

Impressioni ed improvvisazioni sono legate ad un vedere, percepire, una realtà che viene interiorizzata, interpretata e poi espressa. Esse sono veicolate dal puro sentimento, da qualcosa di soggettivo ed interiore. Le composizioni, invece, che sono la forma più matura di rappresentazione di Kandinskij, ha la stessa fonte di partenza di impressioni ed improvvisazioni, dunque suggestioni dell’animo reali o soggettive, e su queste c’è maggiore riflessione, elaborazione concettuale, ma mai dominata dal calcolo, sempre portata dal sentimento. Kandinskij era un religioso, per cui la sua fonte di ispirazione appartiene sempre ad una dimensione spirituale, sia legata alle sue esperienze quotidiane che ad altre.

Composizione VI di Kandinskij
Composizione VI di Kandinskij — Fonte: getty-images

Impressione VI (Domenica): l’artista dipinge, colora il fondo, variando i colori e sopra contorna due personaggi che camminano a braccetto verso di noi. L’impressione che raccoglie nell’osservare la gente che passeggia, viene restituita dall’artista a livello di emotività.

Improvvisazione 7: tutto è veicolato dall’associazione colore e linea; il quadro è percorso diagonalmente e c’è una sorta di profondità. Il soggetto diviene meno riconoscibile: potrebbe esserci un ponte o un percorso, un uomo rovesciato.

Composizione VI (Diluvio universale): punto di partenza è sempre qualcosa di esterno, che viene tradotto attraverso l’aggrumo e dissolvenza del colore; da un contorno esterno dove c’è la maggiore condensazione cromatica, si va verso un interno in cui la somma dei colori diventa luce, quindi in questo senso c’è interpretazione della salvezza oltre il diluvio universale. Questa situazione cromatica, in cui da un angolo scuro in alto a sinistra, simbolo del peccato e della corruzione, si passa alla luce centrale e al dissolversi centrale simbolo del bene.

Composizione VII (Giudizio universale): movimento laterale ed obliquo che dà una definizione maggiore di colori, di macchie di colori, che va a convogliare in un’altra metà più chiara, più nitida. Possiamo individuare ciò che Dio va a fare nel momento del giudizio universale: rappresentazione astratta dell’opera di Michelangelo nella Cappella Sistina: traduzione puramente emotiva.

Composizione VIII (Concerto): punto di partenza è un concerto; c’è un pianoforte e sotto dei personaggi; c’è uno scollamento tra colore e forma; c’è un contorno nero senza colore e del colore senza contorno; elementi espressivi utilizzati nella loro essenza e purezza.

Alcuni cerchi: entrato a far parte della scuola di arte Bauhaus, il modo di rappresentare di Kandinskij diventa più rigoroso, dove la geometria e la linea si associa al colore. La simbologia geometria che vediamo come argomento di studio già dal passato viene associata ad una simbologia cromatica. Essa è arricchita e personalizzata dall’artista, ma tutto viene comunque ripescato dal passato, a partire da Newton, il primo a suddividere scomporre la luce ed a partire da Goethe ed Hitten. Il colore si fa forma. Anche il dosaggio rispetto ad un pallino rosso e la palla grande blu e quello giallo e rosa, è una calibratura di sensazioni che l’artista vuole rendere: il rosso attira attenzione e per cui ve ne è in minima parte, il blu spirituale ed il suo alone bianco diventa più profondo ed etereo. La profondità è nel blu: esso richiama l’infinito, il cielo. Al centro il nero rappresenta la tragicità in cui si precipita. Il bianco è la quiete silenziosa.

ASTRATTISMO: OPERE DI PIET MONDRIAN

Il Crisantemo di Mondrian: questo quadro, che rappresenta l’esordio artistico del pittore, è naturalistico, oggettivo, reale, appartenente ad una forma di pensiero e di rappresentazione classica, canonica, rinascimentale. La formazione di Mondrian ed il padre sono importantissime per la sua filosofia di vita: il padre era un calvinista ed aderente al pensiero teosofico. Mondrian stesso si iscrive ad un corso di teosofia, un individuare una unità, una verità, un principio unico a cui l’uomo debba tendere nella sua vita, un principio conosciuto solo da alcuni eletti. L’uomo è chiamato a congiungersi nella sua vita a questa unità, di cui fa parte anche il creatore dell’universo. Tale verità può essere raggiunta non attraverso il raziocinio, ma attraverso il misticismo, lo stile di vita, la riflessione, la spiritualità e l’astrazione dalla contingenza. Il crisantemo rappresenta la volontà di andare ad indagare, di fare un’esperienza profonda della realtà, qui portata alle estreme conseguenze come descrittività oggettiva. Successivamente, l’artista cercherà di raggiunger la stessa forma distaccandosi sempre più dall’oggettività della rappresentazione.

Quando nel 1911 va a Parigi entra in contatto con l’esperienza divisionista, fauves e cubista: l’artista arriva così alle sue conclusioni artistiche.

Il Mulino: la predominanza del colore è sicuramente ripresa da un divisionismo carico di una cromatologia tipica dei fauves. Inizia a comparire la predilezione per i colori primari, giallo, rosso e blu.

Albero rosso: quest’opera l’artista è ancora molto espressionista, con colpi di pennello che sembrano fiammelle di colore espressioniste, che vanno ad individuare il tronco dell’albero.

L’albero blu: il processo di sintesi della forma e di schematizzazione è recuperato assieme ad uno stile vangoghiano, simile a quello utilizzato nell’autoritratto con cappello. Il discorso si sposta dall’albero a ciò che c’è attorno ad esso: l’albero è sempre individuato dalle linee espressive attorno ad esso, ma il discorso si allarga allo spazio, con reminiscenze appartenenti ancora al decorativismo di Gustav Klimt.

L’albero orizzontale: in quest’opera troviamo l’esperienza cubista, per cui la forma è interessata dalla scomposizione in piani, individuata dalle linee distribuite negli spazi circostanti. Tutto è inserito in una forma ovoidale.

L’albero grigio: in quest’opera trapela la ricerca cezanniana, quella sullo spazio, cubista, per cui l’albero viene interessato da piani individuati da linee oblique, rette orizzontali, appartenenti allo spazio circostante, che diventa come una composizione di basso rilievi dove troviamo un colore molto denso e pastoso che rende concreta l’aria, che viene trasformata in materia, sostanza.

Albero in fiore: quest’opera l’osservatore è portato ad individuare la presenza di un albero precedentemente individuato, per cui è coinvolto percettivamente nel richiamare allusivamente all’albero. La sintesi estrema della scomposizione è anche nel colore, per cui verde, giallo e blu sono scomposti sulla superficie del piano. L’artista esprime la felicità di aver raggiunto un obiettivo.

Mondrian arriva a sintetizzare e scomporre la forma oggettiva della realtà: visto che la realtà è varia, sempre superiore ad una qualsiasi rappresentazione realistica, per essere rappresentata è necessario coglierne l’essenza. Più ci allontaniamo dall’oggettività più ci avviciniamo all’essenza della realtà: ecco che la realtà viene ridotta ad una nuova oggettività, ad una nuova estetica che è essenziale, ciò che il pensiero teosofico cerca di individuare.

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