Articolo 1 Costituzione Italiana: commento e spiegazione

Di Redazione Studenti.

Articolo 1 Costituzione Italiana: spiegazione e commento. Scopri il tema svolto sull'articolo 1 della Costituzione Italiana

ARTICOLO 1 COSTITUZIONE ITALIANA

Articolo 1 Costituzione Italiana: tema svolto con spiegazione e commento
Articolo 1 Costituzione Italiana: tema svolto con spiegazione e commento — Fonte: ansa

"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."

L'articolo 1 della Costituzione Italiana, anche chiamato primo principio fondamentale, sancisce l'ordinamento politico dell'Italia dopo il referendum del 2 giugno 1946 quando, tra Repubblica e monarchia, i cittadini italiani hanno votato per la Repubblica. 

ARTICOLO 1 COSTITUZIONE SPIEGAZIONE

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.  Per comprendere e commentare la seconda parte dell'articolo 1 della Costituzione Italiana, è bene chiarirsi le idee sul concetto di sovranità. Cercando su un qualsiasi dizionario della lingua italiana, il significato che troverete sarà approssimativamente “potere assoluto di comando”. Questo ci fa dunque intuire che il popolo, ovvero l’insieme di tutti coloro che come me hanno la cittadinanza 
italiana, ha potere assoluto di comando sullo Stato Italiano. Naturalmente questo potere è regolato dalla Costituzione e dalle varie leggi.

ARTICOLO 1 COSTITUZIONE, COMMENTO

Spiegato in questo modo, può sembrare logico e scontato che nel 2010 tutti abbiano stessi diritti e stessi doveri all’interno di uno Stato. Non lo è però, se si considera che solo sessantadue anni fa in Italia era presente un tipo di governo monarchico, in realtà assoggettato dalla dittatura di Benito Mussolini.
In quell’epoca, infatti, il popolo esercitava ben poco quella sovranità, di cui oggi possiamo godere: non si conosceva il significato di libertà di parola, dibattito politico, pluralità dei partiti.
Monarchia e dittatura significano appunto potere accentrato nelle mani di una sola persona: il monarca, o nel secondo caso, il dittatore.

ARTICOLO 1 COSTITUZIONE ITALIANA: TEMA SVOLTO

Dopo la caduta della dittatura e la fine della Seconda Guerra Mondiale, il 2 giugno 1946 si svolsero le prime votazioni a suffragio universale e venne così proclamata la Repubblica, mentre il 1 gennaio 1948 entrò in
vigore la Costituzione italiana. Oggi quindi, indirettamente o direttamente, attraverso referendum, elezioni, proposte di legge, petizioni
popolari, sindacati, partecipiamo alla vita politica e sociale del Paese.
Scrivere “partecipiamo”, non è però del tutto corretto, poiché io, come tanti altri, essendo minorenne, non ho ancora quel diritto di prendere parte alla politica e di esercitare la mia parte di sovranità.
Allora i minorenni non sono cittadini? No, è cittadino italiano per nascita, chiunque nato da padre o madre italiano, in Italia. Inoltre, lo Statuto delle studentesse e degli studenti ci riconosce tale condizione e ci permette di partecipare agli organi rappresentativi e di governo a scuola.

Il motivo però per cui non mi è permesso per esempio, di votare, è perché arrivare a una certa maturità politica richiede un percorso piuttosto lungo; bisogna saper mettere a confronto pensieri, opinioni diverse, su argomenti a cui per il momento non mi interesso molto, perché sono lontani dalla mia realtà. Di conseguenza le mie conoscenze non sono abbastanza approfondite e chiare da permettermi di esprimere un giudizio in merito.

TEMA SULLA COSTITUZIONE ITALIANA ARTICOLO 1

Poiché è importante essere consapevoli dei propri diritti e doveri per essere cittadini di una società basata su libertà, democrazia e lavoro, se le idee, le iniziative, le decisioni politiche non vengono illustrate e confrontate già nelle scuole secondarie di secondo grado, non potranno poi esserci perfettamente chiare al raggiungimento della maggiore età.
È proprio questo il disinteresse di noi giovani, di cui si discute molto negli ultimi mesi, e riguardo a cui credo si stia cercando una soluzione, attraverso, per esempio, l’introduzione della nuova materia di cittadinanza e costituzione e di altre iniziative per avvicinare il mondo politico a quello scolastico, con la finalità di preparare gli studenti in vista del futuro.

Il cittadino deve essere infatti educato ad esercitare la propria sovranità.
E questa educazione dovrebbe partire dalla conoscenza della politica e delle questioni a livello locale, con la trattazione di argomenti pratici e strettamente legati alla vita quotidiana, per poi passare a materie più
complesse, riguardanti temi e problematiche più ampi, a livello nazionale ed internazionale, senza perdere però lo spirito di miglioramento,che è l’obiettivo di un Paese che vuole crescere, sia dal punto di vista 
economico, sia dal punto di vista sociale e culturale. È diffuso infatti il pensiero che spesso colui, che intraprende una carriera politica, sostituisce questo obiettivo a quelli più superficiali, volti al guadagno e al prestigio personale, mentre in linea generale coloro che si occupano all’amministrazione comunale in città non troppo grandi, mantengono salde le ragioni per cui hanno deciso di intraprendere questo tipo di impiego.
È importante tenere a mente la finalità del lavoro politico, anche per una questione di rispetto, onestà e correttezza nei confronti di tutti i cittadini che hanno affidato il compito di rappresentarli ai vari politici del Parlamento, indirettamente del Consiglio dei Ministri. Se questo compito non venisse svolto nel giusto modo, gli organi rappresentativi dello Stato non potrebbero più essere chiamati tali e diventerebbero indipendenti dal resto della popolazione: una sorta di oligarchia, dove i cittadini verrebbero considerati solo nel momento delle elezioni, e si tornerebbe credo piuttosto facilmente a una dittatura o, in caso di rivolta popolare, a una situazione decisamente problematica dominata dall’anarchia.

Da qui la necessità di una sorveglianza attiva e costante sui rappresentanti.
Tornando invece ai concetti più ampi di sovranità e popolo, è interessante riflettere sul grande distacco che li ha da sempre caratterizzati. La sovranità è sempre stata associata ad un solo personaggio, sia esso re, imperatore o semplice feudatario in epoca medioevale. Quindi il fatto che il potere politico possa essere esercitato dal popolo, nella sua totalità, rappresenta una grande innovazione. Per la prima volta, infatti, tutti hanno, in egual misura, il diritto e il dovere di svolgere gran parte di quelle attività da sempre riservate ai ricchi e ai potenti, stabilendo una sorta di uguaglianza intellettuale e culturale che rafforza il popolo, rendendolo fiero e soddisfatto del Paese in cui vive. Cioè una Repubblica Democratica che concede ad  ognuno libertà politica e di pensiero. Tutti hanno infatti interesse nel far valere le proprie idee per convivere nel migliore dei modi all’interno di un Paese e, grazie all'articolo 1 della Costituzione Italiana, tutti possono contribuire allo sviluppo dell’Italia. L’unico aspetto, per così dire negativo, è che questi diritti sono limitati, oltre che dalle leggi, dai cittadini stessi, che si ritrovano a dover “condividere” il loro potere. E il problema della comunione, nonché dell’uguaglianza tra persone, è stato una costante nella storia dell’umanità. Ci sono certamente stati anche esempi di sovrani che hanno concesso alcune libertà ai sudditi, che li hanno chiamati a votare per particolari questioni, ma in relazione agli episodi di tirannia, conquiste, lotte per il trono, persecuzioni, sono veramente ochissimi. L’uomo infatti è da sempre stato incline al raggiungimento del otere, della ricchezza, della superiorità sui suoi simili, per dimostrare il proprio essere migliore, per gloria personale.

È una legge della natura: il più forte ha sempre comandato sugli altri. In particolare, per quanto riguarda le decisioni, è stato sempre molto più facile affidare il compito ad un re, un imperatore, un dittatore, o al massimo, a un ristretto gruppo di persone, perché la difficoltà nel trovare un accordo è un ostacolo riscontrabile in ogni campo, a scuola o a casa, come nelle riunioni delle più alte personalità politiche in Italia, in Europa e nel mondo.
Tuttavia, grazie alla Storia, la nostra civiltà si è evoluta e le decisioni collettive, o per lo meno la capacità di confrontarsi civilmente, non sono più un problema così grave.
Proprio per questo lo Stato, da intendere come organizzazione, dovrebbe essere il risultato della volontà del popolo, o meglio, della maggioranza di questo, poiché il gran numero dei cittadini non permette logicamente di soddisfare i desideri di ognuno.

Non tutti i cittadini potranno infatti riscontrare perfettamente le loro idee nelle mentalità dei vari rappresentanti, perché ognuno ha esperienza, formazione, modalità di pensiero diverse. In ogni caso, almeno le leggi dovrebbero rispecchiare fedelmente le idee di giustizia, di comportamento, si tutta la popolazione italiana.
Dovendo infatti regolare i rapporti tra i cittadini, chi meglio di questi ultimi, in particolare dei loro rappresentanti, potrà proporre leggi per migliorare la convivenza nel nostro Paese?
È questa, secondo me, la più alta dimostrazione di come la Storia insegni ai posteri; di come l’uomo sia stato in grado di capire che la convivenza pacifica e civile sia il risultato dell’accordo tra i cittadini e, infine, di come sua riuscito a concepire e quindi a costituire uno Stato, come l’Italia, dove finalmente il popolo è l’unico possibile sovrano. Ognuno ha esigenze diverse, non è a conoscenza di tutte le situazioni, le problematiche, che ci sono in Italia, pertanto è importante che la sovranità, oltre ad essere considerata un diritto, debba essere ritenuta anche un dovere. È un bene che ci è stato concesso dopo millenni: bisogna usufruirne nel giusto modo e non sottovalutarlo, basterebbe infatti rivolgere solo per un attimo lo sguardo a molti Paesi africani, asiatici, per capire quanto sia prezioso.