Artemisia Gentileschi: biografia e opere

Artemisia Gentileschi: biografia e opere A cura di Laura Morazzini.

Biografia e opere di Artemisia Gentileschi, pittrice di scuola caravaggesca autrice di opere importanti come Giuditta che decapita Oloferne. Dalla vita tumultuosa, Artemisia visse tra Roma e Napoli e, ad oggi, è tra le più alte rappresentanti della pittura barocca.

1Artemisia Gentileschi nella Roma del ‘600: gli anni di formazione

Ritratto di Artemisia Gentileschi. Collezione del Palazzo Blu a Pisa. Artista: Simon Vouet
Ritratto di Artemisia Gentileschi. Collezione del Palazzo Blu a Pisa. Artista: Simon Vouet — Fonte: getty-images

La città esce trasformata dall’epoca di papa Sisto V, che cambia il centro urbano creando la via Sistina, sulla quale sorgono nuove chiese da decorare; gli artisti confluiscono da tutta Italia per lavorare nei nuovi edifici che sorgono su questa strada. 

Artemisia nasce a Roma nel 1593 da Orazio, celebre artista di origine pisana, e Prudenzia Montone o Montoni che muore quando la ragazzina ha appena 12 anni, lasciandola orfana ad occuparsi dei fratelli più piccoli. La casa di Orazio è frequentata dai maggiori artisti del periodo, tra cui Caravaggio, almeno fino alla sua precipitosa fuga da Roma nel 1606. 

Anche se la sua famiglia non ha grandi mezzi e non può pagarle un vero e proprio apprendistato (essendo donna, quest’idea è praticabile solo perché il padre stesso è un artista), Artemisia è dotata di talento precoce e il padre ne cura personalmente la formazione artistica nei primi anni, poi da adolescente le procura insegnanti fra i suoi colleghi, tra gli altri come maestro di prospettiva pittorica la fa seguire da Agostino Tassi.

2Lo stupro di Artemisia e il processo

Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi
Susanna e i vecchioni di Artemisia Gentileschi — Fonte: getty-images

Agostino Tassi era quello che oggi definiamo un sex-offender: perseguitò Artemisia impedendo che altri uomini le facessero la corte, facendola pedinare e cercando pretesti per visitarla in casa al di fuori delle lezioni per mesi, prima di riuscire a violentarla. Il disonore dello stupro e la speranza di un matrimonio riparatore trattenevano Artemisia dalla denuncia, spingendola a continuare le lezioni con Tassi, ma il padre Orazio scopre tutta la vicenda, a causa forse dei commenti dei suoi apprendisti o di quelli ascoltati fuori dalla bottega, anche perché il Tassi si vanta apertamente di quanto commesso.

Il processo iniziato nel 1612 dura 7 mesi e tra gli imputati, oltre all'aggressore, furono accusati anche Cosimo Quorli suo amico, e Tuzia, locataria della famiglia Gentileschi. La protezione di Papa Innocenzo X salva Tassi da una condanna pesante: viene giudicato colpevole ma gli viene permesso di scegliere tra l’esilio o cinque anni di prigione. Il pittore sceglie la prigione dove in realtà non resterà a lungo, grazie agli appoggi politici di cui godeva, mentre Artemisia deve lasciare la capitale per salvaguardare il proprio onore e la sua carriera appena avviata.

3Artemisia Gentileschi a Firenze

Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi
Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi — Fonte: getty-images

Poco dopo la conclusione del processo, Artemisia si sposa con un uomo scelto dal padre, un pittore fiorentino di dieci anni più vecchio di nome Pierantonio Stiattesi, e se ne va a Firenze dove resta fino al 1620 e dove nascono i suoi figli.

L’ambiente artistico fiorentino è molto più rilassato di quello romano: sotto la protezione di Cosimo II de’ Medici gli artisti collaborano in maniera amichevole, intrecciando relazioni e allenze. Ad Artemisia è concesso di lavorare come artista perché il marito è egli stesso pittore, gode inoltre della benevolenza della famiglia di lui e della protezione della sua madrina Artemisia Capizucchi e del prozio Aurelio Lomi.

A Firenze ha l’occasione di conoscere Galileo Galilei e di stringere amicizia con Michelangelo Buonarroti il giovane, per il quale dipinge l’Allegoria dell’inclinazione; grazie anche a lui e agli stimoli dell’ambiente intellettuale impara a scrivere e si dedica ad attività come ballo e poesia

Tenta di mantenere un contatto almeno epistolare con il padre ma ottiene solo l’autorizzazione a presentare la candidatura all’Accademia delle arti del Disegno nel 1616, nella quale entra grazie anche a opere come quella di Giuditta e Oloferne, della quale deve eseguire una copia per il granduca ma con la Giuditta vestita di giallo e un’espressione persino più decisa di quella della prima versione.

In quello stesso anno muoiono due suoi figli; nel 1620 ottiene l’autorizzazione a tornare brevemente a Roma con marito e figlia, ma nello stesso mese muore il granduca Cosimo II rendendo il ritorno a Firenze svantaggioso per vendere le proprie opere.

4In cerca di lavoro

Artemisia Gentileschi, autoritratto
Artemisia Gentileschi, autoritratto — Fonte: getty-images

A Roma deve convivere con i pettegolezzi ma ormai è un’artista affermata; il marito, pittore appena mediocre, non tollera più il suo successo e se ne va. L’unico ostacolo lavorativo è il clima dettato dal nuovo papa Barberini Urbano VIII, più incline a lavori su larga scala, impensabili da affidare a una donna.

Nel 1621 si sposta a Genova per raggiungere il padre che si trova lì per lavoro, poi torna a Roma dove intreccia una relazione con l’ambasciatore di Spagna da cui ha una bambina; poco dopo si lega a Nicholas Lanier, agente incaricato dal re d’Inghilterra di acquistare opere d’arte in territorio italiano.

Autoritratto come allegoria della pittura di Artemisia Gentileschi, 1638-9
Autoritratto come allegoria della pittura di Artemisia Gentileschi, 1638-9 — Fonte: getty-images

Dal 1627 al 1630 vive a Venezia dove le commissionano molti quadri e collabora con Nicholas per valutare le opere da acquistare per conto del suo sovrano; alla fine della sua missione diplomatica chiede ad Artemisia di accompagnarlo in patria ma lei rifiuta perché Nicholas è già sposato.

Sceglie invece di andare a Napoli, dove era diventato viceré il duca di Alcalà, l’ambasciatore con cui aveva avuto una relazione: lui le chiede un autoritratto e lei si dipinge come Allegoria della pittura, dove rappresenta sé stessa mentre è intenta a lavorare, una figura priva di idealizzazione con una fisicità salda e potente.  

5Il soggiorno in Inghilterra e il ritorno a Napoli

La Madonna col bambino di Artemisia, 1610
La Madonna col bambino di Artemisia, 1610 — Fonte: getty-images

Il padre Orazio aveva lavorato a Genova fino a che il lavoro era calato in favore del rivale Anton Van Dyck; aveva poi viaggiato a lungo fino ad accettare nel 1628 l’invito a recarsi alla corte d’Inghilterra ma era ormai anziano e stanco. Nel 1638 Carlo I invita a corte anche Artemisia per aiutare il padre, malato e depresso, a completare gli affreschi del palazzo.

Dopo la morte del padre nel 1639 e con lo scoppio della guerra civile nel 1642, Artemisia è costretta a tornare in Italia e sceglie Napoli dove vive, ormai sposata, con sua figlia Prudenzia. Scrive spesso al suo amico cardinale, don Antonio Ruffo, per chiedere aiuto economico: prestiti generici, sollecitazioni nel collocare le sue opere presso compratori prestigiosi, ma la vena artistica si è affievolita e la pittrice inizia a fare copie delle sue opere invece di creare soggetti originali. Muore a Napoli tra il 1652 e il 1653.

6Lo stile di Artemisia Gentileschi

Nascita di San Giovanni Battista di Artemisia, 1633-1635. Madrid, Museo Del Prado. Olio su tela, 184x258 cm
Nascita di San Giovanni Battista di Artemisia, 1633-1635. Madrid, Museo Del Prado. Olio su tela, 184x258 cm — Fonte: getty-images

All’epoca le poche pittrici conosciute non potevano dipingere soggetti che non fossero nature morte e ritratti, anche se con risultati eccellenti. Artemisia sviluppa la propria arte sulla scia di quella di Orazio ma, al contrario del realismo idealista di stampo toscano del padre, il suo stile è fortemente realista e teatrale

Predilige temi dell’Antico Testamento dove la protagonista non è tanto la vendetta della donna contro la prepotenza maschile, ma la ricerca di giustizia ad opera di una donna, anzi di donne: il suo tema più famoso è Giuditta e Oloferne, in due copie quasi identiche. Un’altra opera famosa è Susanna e i vecchioni, il suo primo capolavoro, dove la pittrice si prende la libertà di rendere la scena oltremodo sgradevole, riducendo la distanza fisica tra la ragazza e i due uomini, a sottolineare la mancanza di morale e scrupoli dei due.

Le donne che rappresenta sono lontane dai canoni dell’epoca, dove la donna poteva avere solo due aspetti: distaccato e angelico o terreno e corrotto. Anche quando subiscono un’ingiustizia, le sue donne sono soggetti attivi, nel reagire o nel mostrare apertamente lo sdegno e il giudizio morale, invitando lo spettatore a farsi giudice dell’affronto rappresentato nel quadro.

Per Artemisia talento e rigore sono stati abbastanza per rimanere nella storia ma non sufficienti per conoscere in vita la fama che le riconosciamo oggi: precocissima ma limitata allo studio paterno per formarsi, subisce violenza e una parziale giustizia per quanto le capita e deve lottare tutta la vita per affermare le proprie opere e ricavarne prestigio e sicurezza economica.

    Domande & Risposte
  • A quale corrente pittorica appartiene Artemisia Gentileschi?

    Al caravaggismo, corrente pittorica dell'epoca barocca caratterizzata da forte teatralità.

  • Quando è morta Artemisia Gentileschi?

    E' morta a Napoli tra il 1652 e il 1653.

  • Quali temi affronta nelle sue opere Artemisia Gentileschi?

    Temi biblici rappresentati con stile drammatico ed espressivo.