L’arte del secondo Novecento: storia, protagonisti e movimenti artistici

L’arte del secondo Novecento: storia, protagonisti e movimenti artistici A cura di Joshua De Loa.

L'arte del secondo Novecento: storia, protagonisti, opere e le correnti artistiche più importanti dal secondo dopoguerra al nuovo millennio.

1Introduzione

Il pittore Hans Hartung
Il pittore Hans Hartung — Fonte: getty-images

La Seconda Guerra Mondiale ha lasciato il Vecchio Continente sfregiato dai bombardamenti e sconquassato a livello sociale, economico e politico. Oltre all’urgenza di risollevarsi economicamente, l’Europa dovette anche ridefinire la propria identità culturale.

A seguito dell’accordo di Yalta del 1944, il territorio europeo si divise in due sfere d’influenza: l’Unione Sovietica controllava l’Europa orientale, mentre gli Stati Uniti condizionavano, tramite trattati politico-militari, la parte occidentale.

Il peso dell’influenza statunitense sulle vicende europee ebbe come conseguenza più evidente l’elezione di New York, a discapito di Parigi, come la nuova capitale dell’arte e della cultura. Infatti, proprio in questo nuovo ambiente si svilupparono le sperimentazioni artistiche più importanti dell’arte del secondo Novecento.

2L’arte nel secondo dopoguerra

2.1Espressionismo astratto americano

La presenza a New York di molti artisti delle cosiddette Avanguardie storiche, per esempio Piet Mondrian (1872-1944) Marcel Duchamp (1887-1968) e Max Ernst (1891-1976), permise agli artisti statunitensi di affrancarsi dal rapporto di sudditanza nei confronti dell’arte europea e, quindi, di sviluppare un’arte autenticamente “americana”.

Riprendendo l’esperienza dell’Espressionismo europeo di primo Novecento, il fenomeno tutto americano dell’Espressionismo astratto degli anni Cinquanta si svincolò totalmente dalle convenzioni figurative, a favore invece di una sperimentazione sugli elementi intrinsechi della pittura.

One: Number 31 di Jackson Pollock. Museum of Modern Art, New York City
One: Number 31 di Jackson Pollock. Museum of Modern Art, New York City — Fonte: getty-images

Da una parte vi era la cosiddetta Action painting, una pittura materica e gestuale, che ebbe come massimo rappresentante l’americano Jackson Pollock (1912-1956): il suo One: Number 31 (1950) è l’opera esemplificativa della maturazione tecnica del dripping.

Dall’altra, invece, si approfondiva la Color field painting: una pittura dove le ampie superficie di tinte monocrome tendevano, come No. 10 (1950) dello statunitense Mark Rothko (1903-1970), ad un coinvolgimento psico-percettivo dell’astante.

2.2Arte Informale

Nella foto: il pittore e grafico Jean Fautrier nel 1957
Nella foto: il pittore e grafico Jean Fautrier nel 1957 — Fonte: getty-images

Se in questi anni la filosofia europea ebbe dell’Esistenzialismo, i cui maggiori pensatori furono Martin Heidegger (1889-1976), Jean-Paul Sartre (1905-1980), Albert Camus (1913-1960), in arte si ebbe l’Informale: oltre a manifestare il disagio esistenziale di quegli anni, l’artista mostrava un rapporto inedito con la materia o si serviva del gesto e/o del segno.

L’Informale europeo si divideva nel filone gestuale-materico, come Jean Fautrier (1898-1964) e Antoni Tàpies (1923-2012), e in quello segnico-gestuale, per esempio Wols (1913-1951) e Hans Hartung (1904-1989): tutti quanti miravano a mostrare la tragicità e la crisi delle coscienze umane.

Le esperienze artistiche italiane più importanti di questo tempo furono quelle di Lucio Fontana (1899-1968) e di Alberto Burri (1915-1995): il primo condusse delle indagini di natura spaziale, mentre il secondo adottò materiali extrapittorici e di scarto attribuendo a ciò nuovi significati e nuove qualità estetiche.

3I nuovi realismi

3.1New Dada e Nouveau réalisme

Three Flags di Jasper Johns, 1958
Three Flags di Jasper Johns, 1958 — Fonte: getty-images

Gli anni Sessanta sono solitamente considerati gli anni d’oro della società dei consumi per il mondo occidentale: questo macro-fenomeno di benessere generale interessò la sperimentazione artistica di questi anni, dove i nuovi prodotti di massa divennero il materiale di lavoro per gli artisti: un ritorno quindi all’oggetto e all’immagine.

Robert Rauschenberg (1925-2008), con Monogram (1959), e Jasper Johns (1930), con Three Flags (1958), furono i protagonisti del New Dada americano: essi si concentrarono sull’oggetto e sull’immagine in sé, indicandoli ora come brano di vita vissuta ora come strumento di indagine sulla relazione tra immagine e realtà, con l’intenzione era quella di annullare la distanza tra arte e vita.

Il Nouveau réalisme, avviato dal critico francese Pierre Restany (1930-2003) nel 1960, fu un movimento artistico eterogeneo, dove vi rientravano personalità come Yves Klein (1928-1962), Arman (1928-2005) e Christo (1935-2020). Il loro punto in comune era l’attingere i materiali dalla realtà, sia banali che rifiuti, per poi riproporli in una veste e in un contesto nuovi, con chiave ironica o critica.

3.2Pop art

Andy Warhol e i dipinti "Specie in via di estinzione" nel suo studio, la Factory, a Union Square, New York, 12 aprile 1983
Andy Warhol e i dipinti "Specie in via di estinzione" nel suo studio, la Factory, a Union Square, New York, 12 aprile 1983 — Fonte: getty-images

La Pop art degli anni Sessanta fu uno dei movimenti artistici più controversi nonché più fecondi del XX secolo. L’utilizzo dei media e della cultura massa da parte dei popists mise in discussione tutto quanto: dalle implicazioni estetiche dell’opera, passando per il sistema dell’arte, alle questioni dell’impegno in funzione sociale e politico.

Concentrandosi solo sulla ricerca americana, i maggiori esponenti pop furono Roy Lichtenstein (1923-1997) e Andy Warhol (1928-1987) i quali, adottando il linguaggio della comunicazione di massa e attingendo dall’immaginario della cultura popolare, realizzarono delle opere volte a riflettere, da una parte, sui comportamenti percettivi e, dall’altra, sulla dialettica tra arte e vita.

3.3Happening e Body art

Nam June Paik alla NSW Art Gallery, 3 aprile 1976
Nam June Paik alla NSW Art Gallery, 3 aprile 1976 — Fonte: getty-images

Nella cornice della ricerca artistica americana tra gli anni Cinquanta e Sessanta, l’artista statunitense Allan Kaprow (1927-2006) elaborò l’happening, ossia un’azione artistica presentata solitamente davanti ad un pubblico. Da qui iniziarono le sperimentazioni basate sulla performance.

Il gruppo che approfondì le forme della performance fu il network internazionale di artisti chiamato Fluxus: ripartendo dall’esperienza Dada, gli artisti come George Maciunas (1931-1978), Nam June Paik (1932-2006) e Joseph Beuys (1921-1986), provarono a fondere le loro necessità rinnovatrici politiche, sociali e culturali con azioni artistiche contaminate da altre discipline.

La risposta artistica che potesse rispondere ai vasti movimenti d’opinione internazionali culminati nel 1968 fu la Body art: con la performer Marina Abramovič (1946) in prima fila, il corpo risultava il mezzo ideale per riflettere sui temi dell’identità, dell’emotività, della sessualità e della morte nella società contemporanea.

4Le Neoavanguardie degli anni ’60 e ’70

4.1L’arte cinetica-visuale

Victor Vasarely (1908-1997) in posa davanti a uno dei suoi dipinti "Optical art", 1978
Victor Vasarely (1908-1997) in posa davanti a uno dei suoi dipinti "Optical art", 1978 — Fonte: getty-images

Le dinamiche percettive e interattive tra l’uomo e la realtà furono i temi di approfondimento di alcuni artisti, i quali avviarono una ricerca sull’immagine e sul movimento. Le correnti artistiche principali furono l’Optical art e l’Arte programmata, che non furono altro un’inedita collaborazione fra arte e tecnologia.

Il pittore ungherese Victor Vasarely (1906-1997) lavorò sugli aspetti ottico-percettivi, come per esempio Jak (1965), proponendo delle illusioni ottiche-visive fondate su interazioni tra forme geometriche, trompe-l’oeil o colori complementari.

Per Arte programmata o Arte cinetica, degli esempi sono Gianni Colombo (1937-93) e Bruno Munari (1907-1998), si intendono quelle possibilità di programmazione tecnica oppure elettronica dell’opera da parte dell’artista, volte a coinvolgere in prima persona lo spettatore.

4.2Minimalismo

Ritratto dell'artista americano Sol LeWitt (1928-2007), New York, agosto 1969
Ritratto dell'artista americano Sol LeWitt (1928-2007), New York, agosto 1969 — Fonte: getty-images

Insieme alla Pop art, il Minimalismo si impose come tendenza artistica americana. I caratteri comuni di questo movimento furono l’interesse per le forme semplificate, le strutture tridimensionali e plastiche e per l’impersonalità del linguaggio adottato dall’artista, nonché l’utilizzo di materiali industriali prefabbricati o semilavorati.

Con l’esperienze degli artisti minimalisti come Donald Judd (1928-1994), Sol LeWitt (1928-2007), Robert Morris (1931-2018) Dan Flavin (1933-1996), Carl Andre (1935), si evidenziò marcatamente il passaggio dalla concezione di un’opera scultorea a quella di un’installazione.

4.3Arte povera

Michelangelo Pistoletto
Michelangelo Pistoletto — Fonte: getty-images

In polemica con sia con l’arte tradizionale che con il sistema del mercato dell’arte, il movimento italiano dell’Arte povera, formato dal critico d’arte italiano Germano Celant (1940-2020), aveva l’intento di mettere in discussione le strutture del linguaggio della società contemporanea, svuotandole dal conformismo semantico.

Gli artisti che si raccolsero sotto questa etichetta, come Alighiero Boetti (1940-2020), Jannis Kounellis (1936-2017), Giulio Paolini (1940), Pino Pascali (1935-1968) e Michelangelo Pistoletto (1933) e, per portare avanti la loro poetica fecero ricorso a materiali cosiddettipoveri”, quali fuoco, terra, acqua, legno, plastica, stracci, ferro e scarti industriali. 

5L’arte del postmodernismo

5.1Arte concettuale

Joseph Kosuth
Joseph Kosuth — Fonte: getty-images

Riprendendo il principio duchampiano, alcune sperimentazioni artistiche postmoderniste andavano in direzione della dematerializzazione dell’arte: ossia le opere d’arte non avevano più la necessità di una presenza fisica, bensì si potevano esprimere anche attraverso dei concetti o delle idee.

Le ricerche concettuali portarono ad una sperimentazione artistica totalmente inedita, aprendo così a nuove forme e creazioni: l’operazione artistica concettuale si poneva come obiettivo di mettere in discussione l’essenza dell’opera d’arte e la sua funzione, lavorando sui processi e sulle procedure.

Installazione di Jenny Holzer "For Bilbao". Museo Guggenheim
Installazione di Jenny Holzer "For Bilbao". Museo Guggenheim — Fonte: getty-images

Si ebbero così degli artisti come Piero Manzoni (1933-1963), Joseph Kosuth (1945), Bruce Nauman (1941) e Jenny Holzer (1950), i quali indagavano sia sull’operazione artistica con un approccio filosofico che sui codici linguistici ed espressivi.

5.2Ritorno all’immagine e all’oggetto

Air Power (1984) di Jean-Michel Basquiat
Air Power (1984) di Jean-Michel Basquiat — Fonte: getty-images

Negli anni Ottanta, alcuni artisti scelsero di proporre una nuova figurazione: chi faceva ricorso alle tecniche e alle esperienze della tradizione, quali la Transavanguardia italiana e la Neue Wilden tedeschi, chi invece sperimentava nuovi temi e modalità come il movimento della Graffiti art americana.

Il ritorno ad una figurazione comprese anche la scultura, senza però scostarsi del tutto dalle sperimentazioni mentali e processuali delle esperienze artistiche precedenti: le proposte più interessanti provennero dal New British sculpture e dalla scultura americana.

5.3I nuovi media

La fotografa statunitense Nan Goldin
La fotografa statunitense Nan Goldin — Fonte: getty-images

Se prima degli anni Ottanta la fotografia aveva più una funzione di documentazione, fu grazie all’approccio concettuale degli artisti-fotografi, quali i coniugi Bernd (1931-2007) e Hilla (1934-2015) Becher, Thomas Struth (1954), Andreas Gursky (1955), Sam Taylor-Wood (1967) e Nan Goldin (1953), che questa si conquistò un ruolo paritario con le altre discipline artistiche

Il medium del video si diffuse sempre di più nella creatività artistica: artisti come Bill Viola (1951) e Douglas Gordon (1966) realizzavano delle videoinstallazioni che rimandavano ad una sorta di quadri in movimento. Mentre, negli anni Novanta, si proponevano degli spazi multimediali e interattivi, come il lavoro dello Studio Azzurro, in cui lo spettatore diventava parte integrante dell’opera.