Arte greca: stile, periodi, caratteristiche e opere

Arte greca: stile, periodi, caratteristiche e opere A cura di Sonia Cappellini.

Storia, crologia e stili dell'arte greca, l'arte della Grecia antica che ha, tra i suoi maggior esponenti, Mirone, Policleto, Fidia

1L’Arte Greca e la ricerca della perfezione

La Sfinge di Naxos, scultura greca arcaica in marmo greco (conservata al Museo archeologico di Delfi)
La Sfinge di Naxos, scultura greca arcaica in marmo greco (conservata al Museo archeologico di Delfi) — Fonte: getty-images

La Grecia è il luogo da dove tutto ha inizio e non esiste ricerca artistica che possa prescindere da questa origine. È il luogo dove per la prima volta l’uomo osserva la natura con il desiderio di conoscerla nel profondo, di scoprirne i principi, dove inizia il processo, mai veramente concluso di imitazione. In Grecia e nell’Egeo, almeno a partire da quaranta secoli fa, il pensiero si sviluppa insieme alla tecnica: indagare, comprendere e fare pongono le basi di tutta la cultura artistica (e non solo artistica!) dell’intero mondo occidentale. 

2Periodi dell’arte greca

L’arte greca si può suddividere in 4 periodi fondamentali: 

  1. Periodo di formazione – Geometrico: dal XII all’ VIII secolo a.C. Questo periodo viene anche definito il Medioevo ellenico ed è caratterizzato dall’arrivo dei Dori e dalla fondazione delle prime città. La figura umana è poco rappresentata o lo è in forma molto elementare.
  2. Periodo Arcaico: VII e fine del VI secolo a.C. Si cominciano a costruire i primi templi e la figura umana inizia ad essere rappresentata.
  3. Periodo Classico: V° secolo, dal 480 al 323 a.C. Questo periodo viene definito anche l’età dell’oro dell’arte greca.
  4. Periodo Ellenistico: sono gli anni della morte di Alessandro Magno e dell’occupazione della Grecia da parte dei romani. Si assiste ad una fusione di stili e culture.

3La formazione dell’arte greca: civiltà e caratteristiche

3.1La Civiltà Egea

Statua in marmo del suonatore di lira. Museo archeologico di Atene
Statua in marmo del suonatore di lira. Museo archeologico di Atene — Fonte: getty-images

La scintilla generatrice scocca nel Mediterraneo, nel gruppo di isole felici che sono al crocevia dei flussi che provengono dall’Egitto, dalla Mesopotamia, dalla Fenicia e che si spingono fino alle coste occidentali dell’Africa, della penisola italica e di quella iberica. Isole felici perché chi le abita non impugna le armi ma vive di pesca, di artigianato e di scambi e perché sono ricche di materie prime come l’argilla, il rame e il marmo.  

Nelle Cicladi troviamo le più antiche testimonianze di questa prosperità, gli uomini danno forma concreta ai pensieri attraverso piccole statue, gli “idoli”, che riproducono corpi umani in modo stilizzato ma efficace, fertili e tondeggianti corpi femminili ma anche semplici volti e figure intente in specifiche attività, come il celebre Suonatore di lira, raffigurato in posizione seduta mentre imbraccia il suo strumento musicale. Statuette destinate probabilmente alla devozione privata e a culti propiziatori che testimoniano però come la pace e il benessere favoriscano anche lo sviluppo della cultura e delle arti.  

3.2Creta e Micene

La più ricca e felice delle isole egee è senz’altro Creta. È la più grande e quella che si trova nella posizione geografica più favorevole alle rotte commerciali. Diventa presto una vera potenza marittima, dotata di una flotta in grado di attraversare l’intero Mediterraneo. Una potenza pacifica però, le cui navi non trasportano armi ma ricchezza, sotto forma di grano, di olio e di manufatti.  

A Creta, a partire dal 3000 a. C., si raggiunge un livello altissimo nella lavorazione dell’argilla e nelle tecniche di cottura, qui nasce la ceramica che sarà esportata in tutto il mondo allora conosciuto.  

Qui, intorno al 2000 a. C., sorgono i grandi palazzi, o meglio le “città palazzo” prime fondamentali manifestazioni dell’architettura occidentale. Costruzioni estese e complesse, che hanno poi dato vita al mito del labirinto, che racchiudevano le attività amministrative e produttive, dagli alloggi reali, ai magazzini, dai laboratori ai luoghi di aggregazione e di svago. 

Affresco. Salto sul toro in corsa (o taurocatapsia). Museo Archeologico di Heraklion
Affresco. Salto sul toro in corsa (o taurocatapsia). Museo Archeologico di Heraklion — Fonte: getty-images

Architetture dipinte, decorate con colori vivaci, con immagini geometriche e floreali, figure umane in vesti preziose o impegnate in mirabolanti imprese ginniche come il salto sul toro in corsa. Architetture che hanno una grande estensione planimetrica ma non una eccessiva elevazione e soprattutto che non sono chiuse da mura difensive, si vive in pace con le altre città, si vive in pace con le altre civiltà. 

Anche sulla terra ferma, nella Grecia continentale però succede qualcosa, sempre intorno al secondo millennio gli Achei, che provengono dall’est, si insediano nel Peloponneso e danno vita ad un’altra civiltà, molto diversa da quella delle isole. Si tratta di guerrieri, di conquistatori, abili nel lavorare il metallo, eccellenti costruttori di armi. Le loro città sono rocche fortificate, costruite su alture da cui è possibile avvistare i nemici, circondate da mura possenti, dalle quali nasce il mito dei ciclopi.  

Tra le varie “città fortezza” emerge, più grande e meglio conservata, quella di Micene, che finirà per dare il nome all’intera civiltà. Due i luoghi significativi all’interno di questi complessi, il mégaron, la sala del trono e delle udienze, con lo spazio per il sacro focolare circondato da colonne, e la necropoli, la città dei morti, le cui architetture imponenti testimoniano l’importanza del culto dei defunti

La tendenza alla conquista della civiltà micenea porta quest’ultima ad inglobare quella cretese, già in declino a causa di catastrofi naturali, intorno al 1000 a. C. e questa fusione sarà alla base della formazione della cultura e dell’arte greca

4L’età Arcaica: arrivano i Dori!

Tra il X e il IX secolo, un grande flusso migratorio interessa l’intera penisola balcanica. I Dori, una popolazione indoeuropea si stabilisce nei territori della Grecia, segnando il tramonto della civiltà micenea. Si assiste in un primo momento ad un fenomeno di regressione, in cui le attività artistiche e culturali subiscono una battuta d’arresto cui segue però una fusione tra le due culture da cui nasce la civiltà ellenica.  

Alla spinta migratoria verso la Grecia ne corrisponde una dalla Grecia verso le coste dell’Asia Minore e dell’Italia meridionale, nascono quindi le colonie ioniche dove la cultura greca si potrà arricchire dell’influsso orientale

L’età arcaica che parte dalla fine dell’VIII secolo per arrivare alla metà del V è il periodo in cui si fissa la lingua comune dei popoli greci, in cui prende piena forma la tradizione mitologica, è l’epoca in cui i poemi omerici vengono traslati nella forma scritta, in cui si definisce la struttura politica e sociale della polis. 

Acropoli di Atene
Acropoli di Atene — Fonte: getty-images

Architettura e scultura conquistano dimensioni monumentali, fulcro della città è il tempio, dedicato alla divinità tutelare e posto sull’acropoli in posizione dominante. La pianta rettangolare, circondata da colonne non è che un’evoluzione e una riproposizione in dimensioni giganti del mégaron miceneo.  

Legata al tempio è la statua, posta nella parte più segreta e nascosta dell’edificio è la divinità stessa che abita e sorveglia la sua casa. Il paganesimo greco non prevede assemblee come sarà poi con il cristianesimo.  

I cittadini si muovono verso il tempio in processione per rendere omaggio al dio, per portare doni e compiere sacrifici. I riti avvengono all’esterno, nessuno, tranne il sacerdote può accedere all’interno.  

Lo spazio architettonico non è dunque concepito per accogliere persone, è la sua immagine esterna che viene curata che deve essere immediatamente riconoscibile, deve distinguersi da qualsiasi altra struttura, deve essere visibile da qualsiasi parte della città come riferimento geografico e simbolico.  

4.1Il tempio di Hera a Olimpia e il tempio di Artemide a Efeso

Tempio Heraion di Olimpia
Tempio Heraion di Olimpia — Fonte: getty-images

L’età arcaica è anche il periodo in cui nascono gli ordini, quando cioè alle strutture in legno si sostituiscono quelle in pietra vengono fissate quelle regole costruttive e proporzionali che sono alla base dell’architettura antica. L’Heraion di Olimpia, risalente al settimo secolo, è un perfetto esempio di ordine dorico. Si innalza su un grande basamento rettangolare, lo stilobate, lungo il cui perimetro corre una fila di colonne, nella parte interna grandi mura danno forma al naos, cioè la cella dove era posta la statua. La colonna dorica è priva di base e poggia direttamente sullo stilobate, il fusto è massiccio e possente, rastremato verso l’alto (cioè il suo diametro si restringe salendo) ed è percorso da scanalature. Il capitello, ovvero l’elemento sommitale, è molto semplice, formato da due elementi sovrapposti, l’echino e l’abaco, circolare il primo, quadrangolare il secondo. Sulle colonne era posto l’architrave, cioè l’elemento orizzontale, lungo cui correva un fregio decorato, in cui si alternavano motivi lineari geometrici (i triglifi) e parti figurate (le metope). Si tratta di una struttura semplice ed essenziale dal punto di vista compositivo ma solida e possente.  

Tempio di Artemide
Tempio di Artemide — Fonte: getty-images

L’enorme Artemision di Efeso viene invece edificato nel VI secolo e costituisce uno splendido esempio di tempio ionico. La colonna ionica è dotata di una base propria che costituisce un elemento intermedio tra lo stilobate e il fusto. Quest’ultimo è più alto e sottile rispetto a quello dorico ed è percorso da un numero maggiore di scanalature. Il capitello è caratterizzato da una decorazione a volute, che evoca la forma dei rotoli di pergamena. Essendo più sottili le colonne che costituiscono la peristasi (la fila che gira tutt’attorno al perimetro) sono in numero maggiore rispetto al tempio dorico. Il fregio è continuo, scolpito e colorato. L’aspetto del tempio ionico appare pertanto più raffinato e sofisticato

4.2I Kouroi di Delfi e di Melos

La stessa differenza che abbiamo riscontrato negli ordini architettonici è evidente nella scultura. In età arcaica si definisce nella statuaria il prototipo della figura maschile nuda in posizione eretta ovvero il Kouros. È un giovane uomo che può raffigurare una divinità o un eroe, in posizione frontale e stante, con le braccia distese lungo i fianchi e i pugni stretti. Il volto è fisso, gli occhi grandi, gli angoli delle labbra un po’ sollevati e i capelli sono raccolti in treccine che scendono sulle spalle.  

Le statue di Kleobis e Biton
Le statue di Kleobis e Biton — Fonte: getty-images

Le statue di Kleobis e Biton, i due kouroi di Delfi che risalgono al VII secolo, sono il perfetto prototipo della scultura dorica: i corpi sono possenti e massicci, le articolazioni e la muscolatura sono resi in modo stilizzato, il volto è ampio e le ciocche di capelli sono lavorate in masse di forma tubolare. Tutto esprime forza ed eternità, secondo il mito infatti, i due giovani figli della sacerdotessa Cidippe furono resi immortali da Hera come ricompensa per aver trainato, al posto dei buoi, il carro che conduceva la madre al tempio di Argo.  

Il confronto con il Kouros di Melos, risalente al VI secolo, mette in evidenza le caratteristiche della scultura ionica: stessa posizione del corpo e stessa semplificazione dei particolari anatomici ma il corpo appare più sottile e slanciato, le forme più delicate, la dimensione del volto più proporzionata rispetto alle spalle. Se nel primo caso l’accento era sulla potenza corporea nel secondo si sposta sull’eleganza formale. 

Una terza via è rappresentata dalla scultura attica, che sembra trovare una sintesi delle due precedenti e che interpreta la figura umana in forme più varie: sedute, come quella del Cavaliere Rampin, o impegnate in gesti diversi, come il Moskophoros che trasporta un vitello sulle spalle. 

5L’età Classica: Atene sopra tutti

Quella che va dalla metà del V alla metà del IV è l’epoca più fulgida della storia greca antica. Per fronteggiare la minaccia persiana le poleis, città stato indipendenti, avevano dovuto stringere un’alleanza militare. Atene aveva subito un terribile saccheggio ad opera dell’esercito di Serse nel 480 a. C. ma riesce a risollevarsi e a guidare i Greci alla vittoria definitiva pochi mesi dopo. Il prestigio della città cresce enormemente e Atene conquista il primato sia sul piano politico che su quello militare e marittimo, diventa una potenza commerciale e soprattutto la guida culturale dell’intera Grecia

Con Pericle, che resta al potere per un tempo lunghissimo (dal 461 al 429) inizia la ricostruzione della città e l’acropoli assume un nuovo volto grazie alla guida del geniale Fidia

Capitelli corinzi del Duomo di Novara
Capitelli corinzi del Duomo di Novara — Fonte: getty-images

In questa fase gli ordini architettonici acquisiscono regole matematiche che stabiliscono le proporzioni degli elementi e si studiano correzioni ottiche per sopperire alla naturale distorsione della visione umana. Tutto è volto quindi alla ricerca dell’armonia, dell’equilibrio e della perfezione formale. Si elabora l’ordine corinzio, con capitelli decorati da motivi vegetali, che denotano un’osservazione sempre maggiore della natura e un conseguente sforzo di imitazione.  

Equilibrio e armonia sono alla base anche della ricerca scultorea, gli artisti, tra cui Fidia, Policleto e Mirone, compiono sensazionali progressi nella resa anatomica e proporzionale del corpo umano. Non si tratta però di una raffigurazione realistica in senso stretto: si osserva la natura e all’interno dei molteplici esempi che questa offre si va alla ricerca della regola universale che sottende a tutti per ricreare una forma idealmente perfetta. Così nasce il concetto di “Bello”.  

5.1Il Doriforo

Copia romana del Doriforo di Policleto conservata ai Musei Vaticani
Copia romana del Doriforo di Policleto conservata ai Musei Vaticani — Fonte: ansa

Il più celebre capolavoro di Policleto di Argo fu realizzato in bronzo intorno al 450 a. C. ed è oggi noto solo attraverso copie in marmo di epoca romana. Il Doriforo, ovvero il portatore di lancia, è la scultura classica per eccellenza, quella che sarà presa a modello anche da Michelangelo nel Rinascimento e da Canova nel XIX secolo.  

È un eroe, un guerriero dall’identità ignota, rappresentato nudo e in posizione eretta. Le proporzioni del corpo sono stabilite dal Canone, elaborato dallo stesso Policleto, per cui il modulo, la misura base, è stabilito dall’altezza della testa. L’altezza dell’intero corpo è pari ad otto volte quella della testa, le gambe a quattro volte, il busto a tre. Il Canone si spinge a stabilire e proporzioni di ogni elemento, anche il più piccolo, in relazione agli altri: del naso, degli occhi, della bocca e della fronte rispetto al volto; delle dita rispetto alla mano, all’avambraccio e al braccio e così via… Lo scultore studia anche l’anatomia rispetto al bilanciamento del peso: il personaggio è stante ma non rigido, una gamba si discosta lievemente dal corpo e il tallone si solleva un po’ da terra, come avviene naturalmente. Una gamba sola quindi sostiene il peso e questo determina una rotazione del bacino, uno spostamento della colonna vertebrale e della testa che serve a trovare il perfetto baricentro. Si tratta quindi di una figuraponderata”, il cui peso si trova in perfetto equilibrio. Policleto inoltre dispone gli arti secondo uno schema a chiasmo: la gamba portante a sinistra corrisponde al braccio portante a destra, la gamba libera a destra corrisponde al braccio libero opposto.  

5.2Il Partenone

Copia della statua di Atena che Fidia realizzò per il Partenone. Opera esposta nel Museo Nazionale di Atene
Copia della statua di Atena che Fidia realizzò per il Partenone. Opera esposta nel Museo Nazionale di Atene — Fonte: ansa

Il più grande edificio dell’Acropoli di Atene, e probabilmente il monumento più celebre dell’antichità, fu costruito tra il 448 e il 332 a. C. e dedicato alla dea protettrice della città, Atena fanciulla e vergine. Sebbene progettato dagli architetti Iktino e Callicrate, l’impresa è legata soprattutto al nome di Fidia, che aveva il compito di sovrintendere a tutte le fabbriche dell’acropoli e che realizza personalmente la statua colossale della dea e tutte le sculture dei frontoni e dei fregi. 

Si tratta di un tempio dorico e periptero, cioè con colonne su tutti i lati. Il numero delle colonne è stabilito secondo la regola n x 2 +1, cioè una volta stabilito il numero delle colonne della facciata, otto in questo caso, lo stesso numero di raddoppia e se ne aggiunge una per determinare il numero delle colonne su ciascun lato lungo (quindi 17). L’ampiezza della facciata è determinata secondo le proporzioni del rettangolo aureo. Una serie di accurate correzioni ottiche compensano la deformazione che l’occhio umano compie nell’osservazione da lontano e fanno in modo che l’edificio appaia perfetto in ogni sua parte.  

Le sculture dei frontoni raccontano storie legate alla dea, la sua nascita dalla testa di Zeus e la sfida incruenta con Poseidone per il possesso dell’Attica. Nel fregio esterno, sulle metope storie di battaglie: la guerra di Troia, la guerra degli dei contro i giganti, dei Lapiti contro i centauri, dei Greci contro le amazzoni. Come dire che il bene vince sul male, che la civiltà sconfigge la brutalità. Un modo di celebrare attraverso il mito la vittoria sui nemici persiani. Nel fregio interno la processione panatenaica, in cui tutta la città si reca in processione verso il tempio per donare alla dea il sacro peplo. È Atene che davanti a tutti guida la nuova civiltà, quella del bene e quella del bello. 

6L’età Ellenistica: al di là della Grecia

Nel tardo classicismo l’unione tra le poleis, che aveva caratterizzato il periodo successivo alle guerre persiane, si rompe irrimediabilmente e si apre invece un periodo di aspri conflitti interni che finirà per favorire la conquista da parte dei Macedoni. Questa crisi si riflette sulle arti: se nel periodo aureo del classicismo si celebrano le virtù e i valori della cultura greca attraverso le gesta degli dei e degli eroi, ora si scopre una nuova dimensione individuale e intima, c’è spazio anche per i sentimenti e per l’introspezione. 

Lo scultore ateniese Prassitele si dedica in particolare al corpo femminile, che studia nella sua grazia e delicatezza, le sue dee sono colte nei gesti intimi di spogliarsi e bagnarsi, gesti che le rendono più vicine alle comuni mortali. 

Skopas, originario dell’isola di Paros, indaga sul sentimento struggente dell’amore lontano e scolpisce menadi danzanti travolte da un ritmo frenetico. 

Lisippo di Sicione modifica il canone di Policleto aumentando l’altezza delle figure, i suoi atleti sono rappresentati a riposo, come lo stanco Pugilatore, o nell’atto di pulirsi, come il Diadumeno, corpi eroici che compiono gesti incredibilmente umani. 

Filippo II di Macedonia conquista la Grecia nel 338 approfittando di fatto del conflitto tra le città greche. Due anni dopo gli succede suo figlio Alessandro. Quella che sembra una disfatta sarà invece una nuova nascita. Alessandro il Grande, educato da Aristotele, porterà infatti la lingua, la cultura e i principi dell’arte greca fino ai confini del mondo conosciuto. Alla sua morte il grande impero macedone viene suddiviso nei regni ellenistici che porteranno avanti questa idea fino all’ascesa di Roma nel I secolo a. C. 

L’architettura assume nuove e variate forme che devono soddisfare le esigenze delle città di nuova fondazione e gli intenti celebrativi delle dinastie regnanti. Si ricercano effetti scenografici e spettacolari, si fondono e si rielaborano le tipologie di età classica. Gli scultori si concentrano sul movimento e sul dramma, creano figure giganti e fanno largo uso del trapano per creare forti effetti chiaroscurali. 

6.1L’altare di Pergamo

Altare di Zeus al Museo di Pergamo a Berlino
Altare di Zeus al Museo di Pergamo a Berlino — Fonte: getty-images

Pergamo è la capitale del regno ellenistico degli Attalidi che più volte hanno fronteggiato e sconfitto i nemici Galati provenienti da est. Il grande altare posto sull’acropoli, dedicato a Zeus Soter (Salvatore) e Atena Nikephoros (portatrice di vittoria), costruito tra il 166 e il 156, deve appunto celebrare queste vittorie e deve fare di Pergamo la nuova Atene. Non si sceglie la forma tradizionale del tempio ma si rende monumentale quella dell’altare perché tutti i cittadini vi possano accedere e possano materialmente essere compresi in questa volontà di affermazione. 

Una grande scala, affiancata da portici laterali su colonne ioniche, conduce al portico centrale (ionico anch’esso) che contiene l’altare, tutto il basamento è decorato da un rilievo molto aggettante, le cui figure sembrano staccarsi dal fondo quasi come statue a tutto tondo e che raffigura la gigantomachia. Un fregio interno ricorda invece le imprese di Telefo, figlio di Eracle, fondatore mitico della città. Nel recinto dell’acropoli erano inoltre presenti sculture che rappresentavano i Galati sconfitti. Alcune di queste statue sorprendono per il vivo realismo che riproduce con precisione le caratteristiche fisiche dei guerrieri e il loro abbigliamento. 

6.2Il gruppo del Laocoonte

Gruppo del Laocoonte
Gruppo del Laocoonte — Fonte: getty-images

Il celebre gruppo viene realizzato a Rodi, sede della più importante scuola ellenistica di scultura, nella seconda metà del I secolo. Secondo Plinio vi operarono ben tre artisti: Agesandro, Polidoro e Atenodoro

L’episodio raffigurato è noto e prende spunto da un celebre passo dell’Iliade, quello in cui il sacerdote troiano di Apollo, Laocoonte, si oppone a che il cavallo di legno sia portato all’interno delle mura. Atena, che parteggia per gli Achei lo punisce facendo scaturire dalla terra due enormi serpenti che divorano lui e i suoi figli. Il personaggio centrale è di grandi dimensioni, il suo corpo potente e muscoloso si contorce nel tentativo di liberarsi, ma la sua forza fisica è del tutto inutile. Il volto è rivolto verso l’alto, l’espressione disperata e sconfitta, la barba folta e i capelli scomposti aumentano il senso di dramma. I fanciulli ai suoi lati sono ugualmente disperati, quello a sinistra è già inerme, quello a destra cerca ancora di liberarsi e guarda il padre che non può fare nulla per lui.