Arte degenerata: storia e significato dell’epurazione artistica nazista

Storia e caratteristiche dell’epurazione nazista delle avanguardie europee definite “Arte degenerata”. Protagonisti e perseguitati dell’omonima mostra del 1937 a Monaco di Baviera
Arte degenerata: storia e significato dell’epurazione artistica nazista
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1Introduzione

Il pittore tedesco Adolf Ziegler a Monaco
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L’Arte degenerata, nota in tedesco come Entartete Kunst, è un appellativo coniato negli Anni Trenta in Germania dalla dittatura nazista per indicare tutte quelle manifestazioni artistiche contrarie ai valori e all’estetica del Nazismo

Arte degenerata fu anche il titolo della mostra itinerante allestita in diverse città tedesche e austriache tra il 1937 e il 1939. Per l’occasione furono selezionate circa seicento opere moderniste tra le decine di migliaia sequestrate dalle collezioni pubbliche e private sotto il controllo del regime. 

2Contesto storico-artistico

Adolf Hitler alla mostra dell'arte degenerata a Dresda, 1935
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In Germania, il periodo della Repubblica di Weimar, che caratterizzò il primo dopoguerra, fu complesso e difficile per moltissimi cittadini tedeschi, non solo sul piano politico ed economico ma anche su quello sociale e culturale

In questo contesto l’arte tedesca spostò la sua ricerca formale dalle soluzioni espressionistiche verso delle proposte realistiche, dando vita alla corrente artistica della Neue Sachlichkeit, con l’intento di rappresentare la realtà per quella che era: cruda, amara e tragica

Nonostante le contraddizioni sociali e culturali in cui versava la Germania vi erano comunque fermento intellettuale e spazio per la libertà di espressione. Tuttavia, nel gennaio 1933, l’ascesa al potere di Adolf Hitler (1889-1945) e del suo partito nazionalsocialista pose fine a tutto ciò. 

3Censura nazista

3.1Provvedimenti ed epurazione

Guida alla mostra dell'Arte degenerata, 1937-1938
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Nel 1933 la Reichskulturkammer, abbreviata in RKK, fu istituita e guidata dal ministro della Propaganda Joseph Goebbels (1897-1945) e aveva come compito principale il controllo di tutti gli aspetti culturali e intellettuali dello stato nazista

La promozione della rinascita culturale nazista doveva passare per l’epurazione di ciò che era sgradito al regime: furono rimosse, talvolta anche eliminate, tutte le opere moderniste realizzate in Germania prima del 1933, nonché perseguitati tutti gli artisti d’avanguardia

Gli artisti d’avanguardia coinvolti nella censura nazista furono: cubisti, espressionisti, astrattisti, dadaisti e surrealisti. Anche il Bauhaus di Berlino fu vittima dell’epurazione quando i nazisti irruppero nell’edificio e lo misero sotto sequestro.

3.2Estetica nazista

La mostra 'Musica degenerata' a Düsseldorf
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La scelta dell’epitetodegenerata” attribuito all’arte sgradita al regime fu intenzionale: in questa maniera venne caricata sugli artisti e sulle loro opere una connotazione psicopatologica, rendendoli quindi elementi socialmente irrecuperabili e minacciosi

Avendo preparato ad hoc delle teorie scientifiche con dati e risultati per avvalorare la sua tesi della degenerazione nell’arte d’avanguardia, il regime nazista doveva solo allestire una grande campagna di propaganda.

Hermann Goering e Adolph Hitler alla Mostra d'Arte degenerata
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Probabilmente, l’idea di organizzare una mostra sull’arte degenerata come manifestazione politica fu suggerita dall’artista tedesco Wolfgang Willrich (1897-1948) che riteneva che l’unica arte virtuosa fosse quella classica greco-romana — gradita anche da Hitler — risultando quindi ammissibili solo le declinazioni del realismo eroico.

Inoltre, un altro motivo di disapprovazione dell’arte d’avanguardia fu quello della questione razziale: poiché molte delle opere moderne furono realizzate da artisti ebrei, questo fu una ragione ulteriore di condanna.

4Arte degenerata

4.1Mostra a Monaco di Baviera

La mostra dell'arte degenerata a Monaco di Baviera
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Il 19 luglio 1937 Adolf Ziegler (1892-1959) inaugurò, con Goebbels presente, la mostra Arte degenerata negli spazi dell’Istituto di archeologica a Monaco di Baviera. L’esposizione si tenne fino al 30 novembre per poi spostarsi in undici diverse città tedesche e austriache. L’ingresso era gratuito ma proibito ai minori.

Le prime tre sale della mostra bavarese esponevano le opere raggruppate tematicamente mentre quelle successive erano prive di temi ma provviste di slogan discriminatori, offensivi e infamanti.

Avendo come obiettivo il far vedere la degenerazione, tutte le sale erano deliberatamente sovraffollate e la disposizione delle opere era priva di qualsiasi principio espositivo che non fosse quello del caos.

4.2Artisti esposti alla mostra

La vita di Cristo dell'artista tedesco Emil Nolde esposta alla mostra "Entartete Kunst" (arte degenerata) del 1938 dal partito nazista
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Il regime nazista iniziò ad accanirsi contro gli artisti d’avanguardia tedeschi: come Ernst Ludwig Kirchner (1880-1938), Erich Heckel (1883-1970) e Emil Nolde (1867-1956) del Die Brücke; oppure Vasilij Kandinskij (1866-1944) e Franz Marc (1880-1916) del Blaue Reiter.

Bersagliarono poi i docenti-artisti del Bauhaus, come Ludwig Mies van der Rohe (1886-1969) e Johannes Itten (1888-1967), i cubisti tedeschi, quali Jean Metzinger (1883-1956) e Albert Gleizes (1881-1953), e i dadaisti berlinesi, ad esempio George Grosz (1893-1959) e Kurt Schwitters (1887-1948).

Infine, anche i lavori degli artisti del Neue Sachlichkeit, quali Otto Dix (1891-1969) e Max Beckmann (1884-1950), furono etichettati come arte degenerata.

5Conseguenze

Arte degenerata - Una sezione della mostra all'Hofgarten di Monaco
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Su disposizione di Goebbels, le opere dei seguenti artisti furono tutte quante ritirate dai musei e dalle gallerie tedesche per essere vendute all’estero o, al peggio, bruciate: Van Gogh, Munch, Gauguin, Cézanne, Ensor, Klee, Mondrian, Matisse, Picasso, Braque, Kokoschka, Archipenko e Chagall.

Gli artisti, così come tanti intellettuali, soprattutto quelli di origine ebrea, non allineati ai voleri del Führer furono costretti all’esilio: secondo le stime, dal 1933 al 1941 furono circa 25.000 gli apolidi che lasciarono i territori del Terzo Reich alla ricerca di un rifugio. Molti di questi emigrarono verso gli Stati Uniti.

Se già con la Prima Guerra Mondiale si mise in discussione la centralità europea dell’arte, con la Seconda si ebbe il definitivo passaggio di testimone: l’esodo degli artisti mutò profondamente il paesaggio artistico internazionale del XX secolo a favore degli Stati Uniti, con New York nuova capitale dell’arte.