Aristotele: la Logica e la Fisica

Aristotele: la Logica e la Fisica A cura di Chiara Colangelo.

Significato e caratteristiche dei due scritti aristotelici, la Logica e la Fisica. In cosa consiste la logica di Aristotele, i concetti, le proposizioni e il sillogismo. La concezione della fisica e l’universo aristotelico

1L’ ORGANON DI ARISTOTELE

Aristotele (384 a.C.-322 a.C.): filosofo e scienziato greco antico. Opera di Pedro Berruguete
Aristotele (384 a.C.-322 a.C.): filosofo e scienziato greco antico. Opera di Pedro Berruguete — Fonte: getty-images

1.1Premesse

Gli scritti di logica di Aristotele sono indubbiamente tra le opere più studiate e apprezzate, dall’età medievale ai giorni nostri. Si occupano dello studio del ragionamento, ovvero del pensiero razionale che si esprime nei discorsi che facciamo. Ogni scienza, infatti, per poter cogliere la verità deve fondarsi su dei ragionamenti corretti, oggetto appunto della logica. Pur non essendo una scienza specifica, quindi, la logica costituisce il mezzo di cui si servono tutte le scienze.  

Il termine “logica” in verità non è stato utilizzato da Aristotele ma è successivo; lo Stagirita per designare questa disciplina preferiva usare la parolaanalitica”, ovvero l’arte di “dividere” o “scomporre” il ragionamento nei suoi vari elementi, per poi valutarne la correttezza.   

Dal VI sec. d.C. infine tutte le opere di logica sono state raccolte sotto il nome di Organon (in greco “strumento”), nome che spiega perfettamente come la logica risulti essere, per tutte le scienze, uno “strumentofondamentale e preliminare.
Passiamo ora ad analizzare gli elementi, dal più semplice al più articolato, su cui si fonda la logica aristotelica.   

1.2La logica del concetto

Quando ragioniamo (o parliamo) il termine elementare da cui partiamo e a cui ci riferiamo è il concetto. Ognuno di essi raggruppa un certo numero di enti: col concetto di “gatto”, ad esempio, ci riferiamo tanto ad un persiano quanto ad un siamese. I concetti, dunque, secondo Aristotele sono, allo stesso tempo, “contenitori” (o generi) e “contenuti” (o specie) di altri concetti, in base alla loro universalità (ovvero alla quantità di enti a cui si riferiscono). 

Riprendendo il nostro esempio precedente, il concetto di “gatto” sarà genere rispetto al concetto di “siamese” o “persiano”, ma allo stesso tempo sarà specie rispetto al concetto di “animale”. In base a questa distinzione possiamo notare che:  

  1. I concetti che hanno una maggiore universalità sono anche quelli dotati di minori caratteristiche e viceversa.
  2. In una scala di concetti classificati, in modo ascendente, in base alla loro universalità esisteranno due estremi:
  • la “specie infima”, cioè un concetto che non può essere “contenitore” di nessun altro concetto. Corrisponde quindi all’individuo specifico: Chiara, Giovanna o il mio gatto siamese;
  • i “generi sommi”, cioè dei concetti che non possono essere “contenuti” in nessun altro concetto. Corrispondono alle dieci categorie, cioè ai concetti più generali che esistono (ad esempio quello di “qualità” o “quantità”).

1.3La logica della proposizione

Se ci fermassimo all’enunciare un singolo concetto, non potremmo innescare nessun tipo di riflessione o ragionamento. Nel concetto singolo non è contenuto nessun pensiero, non è espressa alcuna verità o falsità. Cominciamo a pensare, a giudicare la realtà, quando connettiamo un soggetto ad un predicato, quando uniamo concetti tra loro e costruiamo, quindi, delle proposizioni dichiarative o apofantiche

Facciamo un esempio: il concetto di “gatto”, in sé, non presuppone alcun pensiero, non è né vero né falso; al contrario, affermare: “il gatto è sul tavolo”, rientra in un’affermazione che può essere considerata vera o falsa. 

Figura 1. Quadrato degli opposti
Figura 1. Quadrato degli opposti — Fonte: redazione

Aristotele classifica le proposizioni dichiarative in base alla:
- Qualità: possono essere affermative o negative,
- Quantità: possono essere universali o particolari.  

Per chiarire il nostro discorso e mostrare quali connessioni Aristotele rintraccia tra le proposizioni, i logici medievali hanno costruito un “quadrato degli opposti” (Figura 1), dove:
- A corrisponde alle proposizioni universali affermative (“tutti i gatti sono neri”).
- I corrisponde alle proposizioni particolari affermative (“qualche gatto è nero”).
- E corrisponde alle proposizioni universali negative (“nessun gatto è nero”).
- O corrisponde alle proposizioni particolari negative (“qualche gatto non è nero”).  

Ritratto di Aristotele
Ritratto di Aristotele — Fonte: getty-images

Secondo tale schema (Figura 1):  
1. Due proposizioni contrarie non possono essere entrambe vere, mentre possono essere entrambe false.
2. Nelle proposizioni contraddittorie se una delle due è vera, l’altra dovrà essere falsa o viceversa.
3. Le proposizioni sub-contrarie possono essere entrambe vere ma non entrambe false.
4. Nelle proposizioni subalterne dalla verità o falsità dell’una dipende la verità o la falsità dell’altra.

1.4La logica del ragionamento

Connettere concetti e creare proposizioni, però, non significa ancora ragionare nel senso vero del termine. Questo accade quando “poste talune cose (le premesse) segue necessariamente qualcos’altro (la conclusione) per il semplice fatto che quelle sono state poste”. Ragionare significa, dunque, connettere tra loro le proposizioni in modo che le une fungano da cause per le altre. Connettere a caso proposizioni tra loro non rientra, a parere di Aristotele, nel ragionamento.  

I logici medievali avevano dato due nomi diversi ai ragionamenti messi in atto:  

  • Induttivi: si parte dal particolare per arrivare a conclusioni universali.
  • Deduttivi: si parte dal generale per giungere a conclusioni particolari.

Secondo Aristotele, solo i ragionamenti deduttivi sono necessari (cioè veri necessariamente) e il ragionamento per eccellenza è il sillogismo. Quest’ultimo è formato da tre proposizioni, di cui due sono le premesse e una la conclusione. Ricorriamo al celebre esempio aristotelico di sillogismo:   

  • Premessa: Ogni animale è mortale
  • Premessa: Ogni uomo è animale
  • Conclusione: Ogni uomo è mortale
Platone e Aristotele
Platone e Aristotele — Fonte: getty-images

Come è possibile che il sillogismo, cioè la sua conclusione, sia valida? Ciò è possibile grazie alla presenza, all’interno delle due premesse, del termine medio (nel nostro caso “animale”) che fa da cerniera tra gli altri due termini (è contenuto in quello maggiore – “mortale” - e contiene quello minore “uomo”). Ma un sillogismo potrebbe essere valido ma, allo stesso tempo, non vero. Com’è possibile? Se la mia premessa di partenza, ad esempio, fosse: “Ogni uomo è immortale”, potrei ricavarne un sillogismo valido ma con conclusioni false (“ogni uomo è immortale”).  

Secondo Aristotele, sono sillogismi scientifici solamente quelli che partono da premesse vere. Per il filosofo, dunque, alla base delle scienze (e di ogni deduzione) ci sono dei principi generali (o assiomi) e delle definizioni indimostrabili ma evidenti, che è possibile cogliere solo attraverso un atto di intuizione del nostro intelletto. 

In ultimo, esistono dei sillogismi dialettici, che si fondano sempre su dei ragionamenti, ma su delle premesse sono probabili, accettate dai più, ma non necessariamente vere. Rientrano nel novero delle discussioni e sono fondati sul procedimento dialettico e non su quello scientifico (o dimostrativo). 

2LA FISICA DI ARISTOTELE

Quattro elementi: acqua, aria, terra, fuoco
Quattro elementi: acqua, aria, terra, fuoco — Fonte: istock

2.1Il movimento e i "luoghi naturali"

La fisica è una scienza teoretica (insieme alla metafisica e alla matematica) che si occupa dello studio della realtà (o essere) in movimento. Secondo Aristotele il movimento fondamentale è quello locale (cioè lo spostamento da un luogo ad un altro) e, proprio in base ad esso, è possibile classificare le varie sostanze fisiche. Il movimento locale è infatti di tre specie: 

  • circolare: intorno al centro del mondo;
  • dall’alto verso il centro del mondo;
  • dal centro del mondo verso l’alto.

Secondo Aristotele il primo movimento appartiene all’etere, cioè alla sostanza che forma i corpi celesti. Dunque, questi ultimi seguono un movimento eterno, non sono soggetti alla nascita e alla morte. Gli altri due tipi di movimento, invece, appartengono ai quattro elementi (acqua, aria, terra, fuoco) che formano tutte le cose terrestri e, queste saranno soggette alla nascita e alla morte.   

Aristotele è convinto che sulla Terra, quindi, esista solamente un moto rettilineo (dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto), generato dalla teoria deiluoghi naturali”: ogni elemento cioè, in base al suo peso, tende a ritornare alla sua precisa collocazione. Al centro c’è l’elemento più pesante, la terra, intorno alla quale ci sono le sfere degli altri elementi (in misura decrescente: acqua, aria, fuoco). 

2.2L'universo aristotelico

Sistema geocentrico dell'universo, 1539. Il diagramma mostra i 4 elementi di Aristotele circondati da sfere di stelle fisse, sfere di pianeti, primum mobili e dimora di Dio
Sistema geocentrico dell'universo, 1539. Il diagramma mostra i 4 elementi di Aristotele circondati da sfere di stelle fisse, sfere di pianeti, primum mobili e dimora di Dio — Fonte: getty-images

L’universo aristotelico è quindi rigidamente diviso in due mondi completamente diversi, quello celeste e quello terrestre. È composto da 55 sfere concentriche, di cui la più esterna è quella del “cielo delle stelle fisse”, mentre la più piccola è quella della luna (al cui interno troviamo la Terra). 

Dobbiamo immaginarci questo universo come:
- Chiuso,
- Geocentrico (la terra è al centro, seguita dalle sfere dei tre elementi e poi dalle sfere celesti),
- Perfetto,
- Eterno,
- Unico

Non esiste il vuoto e tutto, movimento compreso, avviene secondo un preciso scopo (finalismo). Tutto, sulla Terra, tende infatti a muoversi per un fine proprio: raggiungere il “luogo naturale” (corpi inanimati) o realizzare le proprie potenzialità (corpi animati).

Ma come è possibile che l’universo sia dotato di questo ordine perfetto? Com’è possibile che le sfere celesti si muovano di un moto circolare? Chi le ha messe in moto? Secondo Aristotele la risposta ad entrambe le domande è Dio che, lungi dall’avere le caratteristiche dell’entità delle religioni monoteistiche, funge da “primo motore immobile”. Questi infatti è lacausa finaledel mondo, ovvero l’oggetto del suo amore.

Spiega Aristotele che il mondo, come un perfetto amante, cerca in tutti i modi di avvicinarsi all’oggetto del suo amore (che rimane immobile). Ed in questo sforzo di avvicinamento si migliora, si ordina, si perfeziona. Dio, quindi, non crea né ordina direttamente il mondo, ma funge da molla da cui si genera il movimento dell’universo.  

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