L'arca: testo e commento alla poesia di Eugenio Montale

Di Redazione Studenti.

Testo, commento e analisi a L'arca, poesia di Montale appartenente alla raccolta "La bufera e altro". Il tema centrale è il lutto, la perdita delle persone e dei momenti più cari. A cura di Marco Nicastro.

L'ARCA: TESTO

Testo del componimento L'arca di Eugenio Montale - appartenente alla raccolta "La bufera e altro" - incentrata sul tema del lutto e della perdita.


La tempesta di primavera ha sconvolto
l’ombrello del salice,
al turbine d’aprile
s‘è impigliato nell’orto il vello d’oro
che nasconde i miei morti,
i miei cani fidati, le mie vecchie
serve – quanti da allora
(quando il salce era biondo e io ne stroncavo
le anella con la fionda) son calati,
vivi, nel trabocchetto. La tempesta
certo li riunirà sotto quel tetto
di prima, ma lontano, più lontano
di questa terra folgorata dove
bollono calce e sangue nell’impronta
del piede umano. Fuma il ramaiolo
in cucina, un suo tondo di riflessi
accentra i volti ossuti, i musi aguzzi
e li protegge in fondo la magnolia
se un soffio ve la getta. La tempesta
primaverile scuote d’un latrato
di fedeltà la mia arca, o perduti.

L'ARCA, COMMENTO

Si tratta di una poesia basata sul tema del lutto, della perdita delle persone e dei momenti più cari che il poeta prova a conservare nella propria “arca” privata, salvandoli dalla tempesta come Noè nel celebre racconto biblico. Anche qui Montale usa l'immagine di una tempesta, analoga a quella precedente della bufera, per indicare la vita e i difficili eventi che la caratterizzano.
Paradossalmente, nel periodo dell'anno tradizionalmente associato alla rinascita della natura, cioè la primavera, in quello che potrebbe essere un segno di pessimismo assoluto, Montale ricorda i suoi morti, scoperti dal sollevarsi del «vello d'oro» per la furia dell'aria. Da ricordare che, nella mitologia greca, il vello d'oro era quello di un ariete portentoso inviato dal dio Ermes in soccorso a Nefele, dea delle nubi, ripudiata dal marito Atamante; il vello aveva alcune proprietà magiche, come quella di guarire le ferite. Possiamo pensare dunque che nella poesia di Montale il vello che copre sia il simbolo di qualcosa che riesce a tenere a bada il dolore della perdita di quanto il poeta ha avuto di più caro.

Ma il vello che alzandosi scopre qualcosa riprende forse anche il concetto del “velo di Maya” usato da Schopenhauer ne Il Mondo come volontà e rappresentazione (1819), concetto che rappresenta l'illusorietà di quanto noi percepiamo della realtà rispetto alla sua vera essenza, che per Montale è dolore. Rimandano a immagini di morte (e decomposizione) anche le espressioni «calce e sangue» e «volti ossuti» inesorabilmente associati alla condizione dell'uomo, come lascia intendere l'espressione «nell'impronta del piede umano».

L'ARCA: METRICA

Il componimento ha una versificazione tradizionale. Su 21 versi, troviamo:

  • 16 endecasillabi con accentazione canonica
  • 1 endecasillabo ipermetro
  • 3 settenari
  • 1 senario

Ci sono poi molti giochi di rime a assonanze interne, come spesso in Montale:

  • sconvolto/orto
  • salice/aprile
  • ombrello/vello
  • fidati/calati
  • biondo/fionda
  • trabocchetto/tetto
  • fionda/impronta
  • lontano/umano
  • prima/cucina
  • impigliato/latrato
  • riunirà/fedeltà
  • ossuti/perduti

Si tratta di rimandi più o meno evidenti che segnano potentemente la trama della poesia, imprimendosi quasi in modo subliminale nella mentedel lettore.

L'ARCA: CONCLUSIONE

La poesia si conclude con l'immagine del «latrato di fedeltà», un'espressione ricercata e condensata (in stile ermetico) che è quasi un ossimoro: il latrato è un verso animalesco rabbioso, che qui però il poeta associa al termine, molto più soave, di fedeltà. Montale ci lascia con un'immagine forte, acuita appunto da tale contrasto semantico, ossia quella del vincolo affettivo verso i propri morti che “ulula” di rabbia ogniqualvolta la vita (la tempesta) lo riattiva, come un cassa di risonanza vibrerebbe e amplificherebbe il suono del vento che l'attraversa.
I richiami alla mitologia e alla filosofia e i rimandi sonori interni al testo evidenziano la grande densità simbolica e semantica nonché la ricercatezza strutturale della poesia di Montale, che la rende tanto coinvolgente e, non di rado, tanto difficile da comprendere.

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