Ara Pacis di Roma: storia, significato e descrizione

Ara Pacis di Roma: storia, significato e descrizione A cura di Sonia Cappellini.

Ara Pacis Augustae: storia e descrizione dell'altare dedicato dall'imperatore Ottaviano Augusto alla Pace nel 9 a.C. e oggi conservato in un museo a Roma

1Ottaviano: Imperator Caesar Divi filius Augustus, ideatore dell'Ara Pacis

Gaio Ottavio, poi nominato Ottaviano, è il pronipote di Cesare, figlio della figlia di sua sorella. Nasce a Roma nel 63 a. C. ed è un predestinato. Svetonio, nel secondo libro della Vita dei dodici cesari, racconta che a circa dodici anni Cicerone, incontrandolo in una cerimonia pubblica, riconosce in lui il ragazzo di un suo sogno: un giovane dai lineamenti nobili che arriva dal cielo sorreggendosi a una corda d’oro e che sul colle Capitolino riceve dalle mani di Giove in persona una frusta, simbolo di potere e comando.
La fortuna e l’ascesa di Ottaviano sono strettamente legati a Cesare che, lo ricordiamo, non ha figli legittimi. È quindi utile ricordare in modo sintetico le tappe principali della sua vicenda politica:

  • 44 a. C. Cesare viene assassinato durante una seduta del senato da un gruppo di congiurati capeggiati da Gaio Cassio Longino e Marco Giunio Bruto.
  • All’apertura del testamento Ottaviano, che ha diciannove anni, è dichiarato erede del patrimonio e figlio adottivo di Cesare.
  • 42 a. C. A Filippi, in Macedonia, Ottaviano sconfigge i tirannicidi, che erano riusciti a fuggire con l’appoggio del senato.
  • 31 a. C. Nella battaglia navale di Azio, Ottaviano sconfigge il suo avversario Marco Antonio, che in precedenza era stato suo alleato e che insieme a Cleopatra sta cercando di sottrarre l’Egitto, le provincie africane e mediorientali dal controllo di Roma.
  • 27 a. C. Il senato gli conferisce il titolo di Augusto, cioè degno di venerazione, gli assegna il titolo di console e di capo dell’esercito, ponendolo di fatto in una posizione di maggiore potere e prestigio rispetto agli altri senatori.
  • 23 a. C. Sempre dal senato Augusto ottiene la tribunicia potestas a vita. È una carica che gli dà il potere di intervenire in qualsiasi ramo della politica, da quello legislativo a quello giudiziario, con il diritto di veto sull’operato di qualsiasi altro senatore, console o magistrato.
  • 12. a. C. Augusto assume la carica di Pontefice Massimo, diventando così anche la più alta carica religiosa di Roma.

Gli ultimi tre punti costituiscono di fatto la nascita dell’Impero, anche se lo stesso Augusto non vorrà mai adoperare questo temine e assumere formalmente il titolo di Imperatore. Tutte le istituzioni repubblicane continuano ad esistere e il potere assoluto viene esercitato mediante l’acquisizione da parte di uno solo di tutte le cariche pubbliche

2Un programma ambizioso

Le rovine del Tempio di Marte Ultore nel Foro di Augusto a Roma
Le rovine del Tempio di Marte Ultore nel Foro di Augusto a Roma — Fonte: ansa

Il primo problema che Augusto deve affrontare nel corso della sua ascesa al potere è dunque il riconoscimento della legittimità nella sua successione a Cesare e la piena riabilitazione della figura di Cesare stesso, per le quali è necessaria l’eliminazione, anche fisica, dei congiurati e degli oppositori. Si tratta in pratica di una vendetta.
La vittoria sui congiurati viene celebrata attraverso una imponente impresa architettonica: la costruzione di un enorme, magnifico foro, al centro del quale troneggia il tempio di Marte Ultore (vendicatore appunto) a memoria e monito per tutti i nemici di Roma e della Gens Julia. 

Sul Palatino, il monte più antico e sacro di Roma, Augusto pone invece la sua residenza e proprio accanto alla sua casa fa edificare l’imponente tempio di Apollo a testimonianza del suo stato di eletto e protetto dal dio.
Dopo la vittoria su Antonio e Cleopatra è invece necessario porre fine alle controversie interne che avevano portato Roma a decenni di guerre civili. Augusto deve affermare il suo prestigio, ottenere un consenso universale, farsi portatore di stabilità e benessere. Si passa dunque dall’immagine dall’idea del vendicatore a quella del padre della patria, forte e affidabile. 

Statua raffigurante Ottaviano Augusto
Statua raffigurante Ottaviano Augusto — Fonte: istock

Attraverso le statue e le monete si diffondono immagini che lo rappresentano a figura intera, con la toga senatoriale o con la corazza militare, in una posa che evidenzia la sua autorità ma in atteggiamento rassicurante e protettivo.

Il consolidamento della stabilità politica interna passa anche attraverso il ripristino delle tradizioni religiose, dei mores maiorum, che ricostruiscono e rafforzano l’identità di Roma che nel secolo precedente, da conquistatrice, si era di fatto lasciata conquistare dal lusso, dalle usanze e dai culti dei conquistati greci.
Tutti i templi della città vengono restaurati, ripristinate nel calendario tutte le festività legate alla fondazione, i cui riti si svolgono con cerimonie pubbliche alla presenza delle più alte cariche dello stato. I ritratti di Augusto ce lo mostrano adesso velato capite, a testimonianza della pietas e della sua autorità anche in campo religioso. 

Sul fronte della politica estera, infine, il nuovo Cesare deve affrontare il problema della ribellione della Gallia e della Spagna, deve cioè consolidare dal punto di vista militare e amministrativo le conquiste compiute dallo zio e padre adottivo.
La realizzazione di questo programma è descritta dallo stesso Augusto nelle Res gestae divi Augusti. Composta nel 14 d. C., è una narrazione sintetica quanto densa in cui, parlando in prima persona, espone i punti salienti del suo operato politico, militare e civile.
La lastra originale, fusa in bronzo, è destinata ad essere affissa sulle porte del suo mausoleo, copie in marmo sono realizzate per ogni angolo dell’impero.

L'incisione delle Res Gestae divi Augusti
L'incisione delle Res Gestae divi Augusti — Fonte: istock

Sebbene le Res Gestae abbiano uno scopo propagandistico esse esprimono una consapevolezza di cambiamento, una svolta epocale nella storia che è sentimento comune nella Roma dell’epoca: «Quando il senato romano si riunì per deliberare sulle onoranze funebri di Augusto, uno dei senatori propose che l’intera epoca del defunto imperatore venisse chiamata saecolum Augustum e accolta così nel calendario. […] la sensazione di aver attraversato una svolta epocale era allora diffusissima. Dopo gli oscuri anni delle guerre civili, Roma era vissuta per quarantacinque anni nella pace e nella sicurezza. La monarchia aveva dato finalmente un’amministrazione ordinata all’Imperium, una disciplina all’esercito, pane e giochi alla plebs, e un grande slancio all’economia. Il Romano guardava ora al suo impero con una forte coscienza della propria missione morale». (P. Zanker, Augusto e il potere delle immagini).

3L’altare della pace nel campo della guerra

«Cum ex Hispania Galliaque, rebus in iis provincis prospere gestis, Romam redi, […] Ti. Nerone P. Quintilio consulibus, aram Pacis Augustae senatus pro reditu meo consacrandam censuit ad campum Martium, in qua magistratus et sacerdotes virginesque Vestales anniversarium sacrificium facere iussit.»
Quando tornai a Roma dalla Spagna e dalla Gallia, dopo aver sistemato le cose in queste province con grande successo […], il Senato decretò che per il mio ritorno fosse dedicata nel Campo Marzio un’ara della Pace Augusta, e stabilì che in essa i magistrati, i sacerdoti e le vestali offrissero ogni anno un sacrificio.
Res Gestae, cap. 12 

Augusto comprende dunque che attraverso le imprese architettoniche e attraverso le immagini, siano esse impresse nelle monete, scolpite nei rilievi o nelle statue passa un grande potere. Non c’è provincia, non c’è città dell’impero dove non sia inciso il suo nome sugli edifici, dove non sia noto il suo volto. È così, ancor più che con le armi, che il princeps si guadagna il rispetto, la devozione, l’amore del suo popolo.
Secondo il racconto delle Res Gestae, Augusto risolve quindi “con grande successo” la questione delle provincie di Spagna e Gallia. La stagione della guerra è definitivamente conclusa, ora è necessario pensare alla pace.

Il senato decreta quindi la costruzione di un altare nel 13 a. C., che viene inaugurato quattro anni più tardi.
Sebbene la decisione sia formalmente della curia non è pensabile che lo stesso Augusto ne sia del tutto estraneo, l’edificazione di questo monumento rientra anzi, perfettamente, nel suo programma di propaganda, nell’affermazione del suo ruolo di pacificatore e difensore della fede.
Fortissima doveva apparire allora la scelta di collocare l’altare (non un tempio precluso ai più, ma un monumento aperto alla cittadinanza) proprio in Campo Marzio, l’area che la tradizione vuole legata al dio della guerra e ai riti propiziatori per le campagne militari.

4Ara Pacis: descrizione del monumento

Facciata dell'Ara Pacis
Facciata dell'Ara Pacis — Fonte: shutterstock

L’Ara Pacis Augustae è costituita da un recinto marmoreo quasi quadrato (11,62 per 10,66 m, per 3,68 m di altezza), che circonda l’altare vero e proprio, che ha una forma rettangolare molto semplice ed è posto su una base sopraelevata. Nel recinto si aprono due ingressi, che consentono di entrare, girare attorno all’altare e uscire dal lato opposto. La struttura è volutamente priva di tetto.
Di grande pregio i rilievi che decorano sia l’interno che l’esterno della recinzione.

La decorazione interna è divisa in due fasce. Quella inferiore, molto semplice, simula uno steccato di legno, con una serie di partiture verticali. Quella superiore è costituita da una serie di festoni vegetali che sembrano affissi alla parete. Tra un festone e l’altro appaiono i bucrani, al centro di ogni festone è scolpita la forma di una patèra. Elementi che rimandano chiaramente ai riti sacrificali

Anche i rilievi esterni sono divisi in due fasce nel senso orizzontale, spartiti da un motivo a meandro che corre lungo tutta la recinzione. In quella inferiore una raffinatissima decorazione a girali di acanto, mentre nella superiore troviamo, nei due lati chiusi, la processione dedicatoria, nei lati corrispondenti alle aperture due scene che rimandano alla fondazione di Roma (Romolo e Remo allattati dalla lupa, Enea che sacrifica agli dei penati) e due rappresentazioni allegoriche (la dea Roma seduta sopra una catasta di armi e la Tellus che sorregge i due gemelli, affiancata dalla personificazione dell’aria e dell’acqua). 

Decorazioni dell'Ara Pacis
Decorazioni dell'Ara Pacis — Fonte: istock

Il lupercale richiama l’origine divina del fondatore, i due gemelli allattati dalla lupa sono infatti secondo la traduzione figli del dio Marte e della sacerdotessa vestale Rea Silvia. La presenza di Enea è invece un chiaro riferimento alla Gens Juilia, secondo lo stesso intento celebrativo che troviamo nell’Eneide di Virgilio. Enea, inoltre, proprio come Augusto, è un uomo pio, rispettoso degli antenati e si presenta a capo velato.
Le figure allegoriche di Roma e della Tellus alludono al destino dell’Impero: Roma ha fondato il suo potere sulla forza militare, ma ora è tempo di governare con giustizia e pace sopra a tutti gli altri popoli e sopra agli elementi della natura.  

Di grandissima importanza il fregio con la processione dedicatoria, per il quale, data l’altissima qualità tecnica e la chiara somiglianza con la processione panatenaica che orna il Partenone, è stata ipotizzata l’esecuzione da parte di scultori attici.
Nella precessione si distinguono i più importanti gruppi sacerdotali: i pontifices, dal capo coperto; i flamines, che indossano cappucci di pelle con una punta metallica; i XV viri sacris faciundis, che indossano una tunica che lascia una spalla scoperta; i fratres arvales che indossano corone di spighe; gli augures; i VII viri epulonum. Seguono quindi i membri della famiglia imperiale, comprese donne e bambini. Una figura femminile, in fondo al corteo invita al silenzio e al raccoglimento. 

5Storia di un miracoloso ritrovamento

Visita guidata all'Ara Pacis
Visita guidata all'Ara Pacis — Fonte: getty-images

Come molti monumenti romani anche l’Ara Pacis cade in disuso e si degrada durante il medioevo. La stratificazione della città ne fa perdere del tutto le tracce fino al XVI secolo, quando, in modo del tutto fortuito vengono ritrovati alcuni pezzi del rilievo esterno nei sotterranei di un palazzo nella zona di san Lorenzo in Lucina, non lontano da piazza Navona. Tra il 1536 e il 1566 ben nove blocchi vengono estratti dal terreno a acquistati dal cardinale Giovanni Ricci da Montepulciano. È quasi certo che già all’epoca fosse nota l’appartenenza dei rilievi al monumento augusteo.
Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, si compiono altri tentativi di scavo per la ricomposizione del monumento ma il terreno è particolarmente molle e fangoso e gli interventi appaiono quanti mai rischiosi per le strutture sovrastanti.  

Nel 1937 il Consiglio dei ministri, in un’ottica di celebrazione del nuovo impero, stanzia cospicui fondi per la ripresa della campagna di recupero, utilizzando tecniche all’avanguardia che prevedono tra l’altro il congelamento del terreno dell’area di scavo. Contemporaneamente si lavora all’allestimento del basamento che dovrà accogliere il monumento. Si sceglie come collocazione l’area compresa tra il Tevere e il Mausoleo di Augusto, ritenendo in questo modo di porre nello stesso sito due tra le più importanti testimonianze architettoniche del primo imperatore.
Il nuovo monumento è inaugurato da Mussolini nel 1938. 

6Il nuovo Museo dell’Ara Pacis

Il nuovo museo dell'Ara Pacis a Roma
Il nuovo museo dell'Ara Pacis a Roma — Fonte: getty-images

All’inizio del 2000, sotto la giunta Veltroni, sono iniziati i lavori di smantellamento della struttura degli anni trenta e si è dato avvio alla costruzione del nuovo museo disegnato dall’architetto americano Richard Meier.
Il progetto ha suscitato, soprattutto nella capitale, accesi dibattiti, sul costo e le dimensioni della struttura, sulla mancata indizione di un bando internazionale ma soprattutto sull’opportunità di racchiudere un monumento classico all’interno di un’opera di architettura contemporanea, operazione che avrebbe, secondo i più, generato un contrasto stridente.
La struttura, inaugurata nel 2006, è lunga circa 120 m ed è realizzata in vetro e travertino. A dispetto delle dimensioni appare estremamente leggera e trasparente.
È opinione di chi scrive che la luminosità dell’edificio moderno esalti la visione del monumento che custodisce e che il connubio tra antico e moderno, lungi dall’essere stridente, sia invece in questo caso particolarmente suggestivo.