Antonio Gramsci: biografia, pensiero e libri

Antonio Gramsci: biografia, pensiero e libri A cura di Giulia Guadagni.

Chi era Antonio Gramsci? Biografia, filosofia e libri del politico, critico letterario e giornalista italiano autore dei Quaderni dal carcere e Lettere dal carcere

1Vita di Antonio Gramsci, politico e scrittore

Antonio Gramsci, 1930: teorico e politico marxista italiano, membro dell'Internazionale comunista
Antonio Gramsci, 1930: teorico e politico marxista italiano, membro dell'Internazionale comunista — Fonte: getty-images

E’ stato il più importante intellettuale italiano del Novecento, fondatore e dirigente del Partito Comunista, arrestato dal fascismo nel 1926 e detenuto in carcere fino alla morte.  

Alcuni luoghi sono stati determinanti per la vita di Antonio Gramsci:
• la Sardegna, dove è nato e cresciuto, e dove ha frequentato il Liceo;
Torino, dove ha conosciuto la classe operaia e il Partito Socialista Italiano (PSI);
Mosca, dove è entrato a far parte dell’esecutivo della III Internazionale e dove ha incontrato sua moglie, Julka Schucht;
• il carcere di Turi, vicino a Bari, dove è stato rinchiuso per alcuni anni della sua carcerazione e dove ha scritto la maggior parte dei Quaderni – la sua opera più importante, pubblicata dopo la sua morte e conosciuta in tutto il mondo.  

Gramsci fu arrestato nel 1926, a trentacinque anni. All’epoca era deputato, eletto alla Camera dalle elezioni del 1924 (le ultime non plebiscitarie del ventennio fascista, ma già ampiamente compromesse da brogli e intimidazioni). Soprattutto, però, al momento del suo arresto, Gramsci era il dirigente più influente del Partito Comunista d’Italia, fondato da lui stesso e da altri fuoriusciti dal Partito Socialista, pochi anni prima, nel 1921. 

In Sardegna, prima di trasferirsi a Torino, Gramsci si era diplomato al Liceo e aveva scritto il suo primo articolo di giornale, pubblicato, grazie a un suo professore, su L’unione sarda.  

A vent’anni, nel 1911, Gramsci vinse una borsa di studio per iscriversi all’Università a Torino e, dalla Sardegna, si trasferì lì. All’epoca, Torino era la principale città industriale d’Italia. Gramsci arrivò a Torino «già socialista» – come scrisse Togliatti anni dopo. In Sardegna, da ragazzo, aveva studiato Marx e già leggeva l’Avanti!, il quotidiano del PSI. Ma fu l’incontro con la classe operaia torinese a trasformare quell’iniziale «curiosità intellettuale» in una scelta di impegno politico che avrebbe determinato il resto della sua vita. Come scrisse a Julka anni dopo: 

«Poi ho conosciuto la classe operaia di una città industriale e ho capito ciò che realmente significavano le cose di Marx che avevo letto prima per curiosità intellettuale. Mi sono appassionato così alla vita, per la lotta, per la classe operaia».

A Torino, Gramsci iniziò a scrivere per il settimanale Il Grido del popolo. Da allora, il giornalismo rimase la sua attività principale per diversi anni. Furono anche gli anni delle sue prime esperienze di militanza socialista, dell’iscrizione alla sezione torinese del Partito, dell’ingresso nella reazione dell’Avanti! e delle conferenze tenute nei circoli operai. 

Immagine allegorica di Palmiro Togliatti e Antonio Gramsci
Immagine allegorica di Palmiro Togliatti e Antonio Gramsci — Fonte: getty-images

Nel 1917 iniziarono ad arrivare in Italia le prime notizie della rivoluzione d’ottobre, che avrebbe poi condotto alla conquista del potere da parte dei bolscevichi guidati da Lenin. Ad agosto, a Torino, a causa di un mancato approvvigionamento di farina, scoppiò una violenta insurrezione operaia, con morti, centinaia di feriti e diversi arresti di dirigenti socialisti e operai. 

In seguito agli arresti, Gramsci divenne segretario della commissione esecutiva provvisoria della sezione di Torino. Nello stesso periodo, iniziò ad avvicinarsi alla corrente di estrema sinistra del Partito, i rivoluzionari guidati da Amadeo Bordiga. Sempre nel ’17 pubblicò un importante articolo sull’Avanti!, intitolato La rivoluzione contro il “Capitale”, nel quale sono esplicitati alcuni elementi della sua particolare declinazione del marxismo. 

Nel 1919, Gramsci e altri socialisti pubblicarono il primo numero di una nuova rivista, L’ordine Nuovo. Rassegna settimanale di cultura socialista. Con la pubblicazione dell’editoriale intitolato Democrazia operaia, la rivista prese posizione a favore dei Consigli di fabbrica, una versione italiana dei soviet russi. 

Congresso di Livorno, 1921
Congresso di Livorno, 1921 — Fonte: getty-images

Opponendosi sempre più radicalmente alla corrente riformista del Partito, Gramsci e gliordinovisti” credevano che anche in Italia fosse possibile la rivoluzione e la presa del potere da parte della classe operaia. Partecipavano, quindi, alla costituzione dei Consigli di fabbrica con gli operai torinesi (auspicando che se ne creassero in tutta la penisola e che gli operai si alleassero con i contadini). Tra il 1919 e il 1920, L’ordine nuovo è stato un punto di riferimento importante per gli scioperi, le lotte e il tentativo rivoluzionario del cosiddetto “biennio rosso”, nella sua declinazione torinese. 

Il Partito Socialista era diviso al suo interno e non intendeva sottostare alle condizioni imposte dall’Internazionale (fra cui l’espulsione dei riformisti e l’assunzione del nome di “Partito comunista”). La componente comunista del Partito Socialista – di cui faceva parte Gramscicon il sostegno dell’Internazionale e di Lenin, durante il Congresso di Livorno del 1921 costituì un nuovo partito: il Partito Comunista d’Italia, guidato da Amadeo Bordiga. Gramsci, all’inizio, non vi ricopriva ruoli di rilievo.  

Nel frattempo, il fascismo stava conquistando sempre maggior potere. Al primo congresso dei Fasci di combattimento c’erano solo poche centinaia di iscritti, ma la borghesia agraria sosteneva i fasci provinciali e lo squadrismo distruggeva con la violenza molte organizzazioni operaie, soprattutto del nord. 

Nel 1922, Gramsci fu inviato a Mosca per rappresentare il Partito Comunista d’Italia nel comitato esecutivo della III Internazionale. Gramsci entrò così a far parte dell’esecutivo dell’Internazionale comunista, ma era gravemente esaurito e fu ricoverato in un sanatorio per qualche tempo. 

Lì incontrò Eugenia Schucht, figlia di un esule antizarista, e poi sua sorella Giulia, della quale si innamorò e con la quale poi si sposò

La tomba di Antonio Gramsci nel Cimitero acattolico di Roma
La tomba di Antonio Gramsci nel Cimitero acattolico di Roma — Fonte: getty-images

Nel frattempo in Italia erano iniziati gli arresti di molti dirigenti della sinistra, tra cui Bordiga. Nel 1923, l’Internazionale inviò Gramsci a Vienna, per seguire più da vicino il Partito in Italia, dove i comunisti erano ormai costretti alla semi-clandestinità

Il 6 aprile del 1924, Gramsci fu eletto deputato e poté così tornare in Italia, protetto dall’immunità parlamentare. Il Partito Comunista si proponeva di guidare le forze politiche che intendevano opporsi al fascismo, ma tra il ’25 e il ’26 la maggior parte dei suoi dirigenti fu arrestata. 

Gramsci fu arrestato l’8 novembre 1926. Al processo, nel 1928, fu condannato a 20 anni di prigione, giudicato colpevole di insurrezione, cospirazione, incitamento all’odio di classe e alla guerra civile. Trascorse i primi 4 anni di detenzione nel carcere di Turi e poi, per le sue gravi condizioni di salute, fu trasferito in una casa di cura a Formia. Morì nel 1937

2Gramsci: articoli e libri

Si può considerare l’opera di Gramsci come divisa in due parti:  

  1. Gli scritti pre-carcerari: perlopiù articoli politici.
  2. Gli scritti del periodo di prigionia: le Lettere dal Carcere e i Quaderni del Carcere.

2.1Gramsci giornalista: gli scritti pre-carcerari

Casa Gramsci di via Umberto a Ghilarza, in Sardegna: qui il filosofo e scrittore visse tra il 1898 e il 1914
Casa Gramsci di via Umberto a Ghilarza, in Sardegna: qui il filosofo e scrittore visse tra il 1898 e il 1914 — Fonte: ansa

Gli scritti pre-carcerari hanno alcune caratteristiche particolari:
- La contingenza: in quanto articoli di giornale, sono tutti legati agli avvenimenti storico-politici del tempo.
- Le difficoltà di attribuzione: spesso Gramsci pubblicava in forma anonima, o sotto pseudonimo, e dunque non è sempre facile stabilire se un certo articolo sia stato scritto da lui o no.  

Pubblicato il 24 dicembre 1917 sull’Avanti!, La rivoluzione contro il “Capitale” è un articolo molto importante. Nel titolo, “La rivoluzione” è quella russa e “il Capitale” è l’opera di Marx, fondamento teorico di quella rivoluzione. In che senso allora la rivoluzione russa – secondo Gramsci – era «contro il “Capitale”», cioè contro Marx?  

In questo articolo, Gramsci sostiene che la rivoluzione russa abbia smentito il materialismo storico, cioè la teoria marxiana secondo cui le trasformazioni storiche avvengono secondo una necessità indipendente dalla volontà umana (per esempio, il dominio delle diverse classi sociali si sussegue seguendo un ordine determinato). Secondo Marx era necessario che la borghesia si sviluppasse e prendesse il potere, prima che il proletariato potesse fare la rivoluzione. Gramsci osserva che in Russia le cose non sono andate così e sostiene – contro Marx – che le trasformazioni storiche siano determinate più dalla volontà umana che dalle leggi dell’economia

«le società degli uomini […] si accostano fra di loro, si intendono fra di loro, sviluppano attraverso questi contatti (civiltà) una volontà sociale, collettiva, e comprendono i fatti economici e li giudicano, e li adeguano alla loro volontà, finché questa diventa la motrice dell’economia, la plasmatrice della realtà oggettiva» (Gramsci, La rivoluzione contro il “Capitale”, 1917).

Gramsci ha sempre sostenuto che politica e cultura non potessero essere separate. L’ordine nuovo è un ottimo esempio concreto di questa convinzione, per la sua doppia natura di rivista culturale e di strumento di azione politica. Senza cultura, secondo Gramsci, non può esserci rivoluzione politico-sociale. 

«ogni rivoluzione è stata preceduta da un intenso lavorio di critica, di penetrazione culturale, di permeazione di idee attraverso aggregati di uomini prima refrattari e solo pensosi di risolvere giorno per giorno, ora per ora, il proprio problema economico e politico per se stessi, senza legami di solidarietà con gli altri che si trovavano nelle stesse condizioni».

2.2Le Lettere dal carcere

Durante gli anni di reclusione Gramsci scrisse centinaia di lettere, quasi tutte ai familiari: alla madre, alle sorelle, alla moglie Giulia, che viveva in Russia coi loro due figli, Delio e Giuliano, e alla cognata Tatiana, che fu la persona più vicina a lui in quegli anni, che andava a visitarlo e gli procurava ciò di cui aveva bisogno (come i libri, o il sapone). Gramsci scriveva anche a Piero Sraffa, suo amico, professore di economia a Cambridge, che aveva collaborato con L’ordine nuovo. Siccome a Turi aveva il permesso di scrivere solo ai familiari, il dialogo con Sraffa avveniva in modo indiretto, attraverso le lettere inviate a Tatiana.   

Nelle lettere Gramsci scrive della sua vita di detenuto, delle sue condizioni di salute, chiede notizie e commenta quelle che riceve, racconta le sue letture, riporta e commenta alcune delle sue riflessioni. Nelle lettere, la vita privata e la riflessione teorica sono strettamente intrecciate.   

2.3Il pensiero di Gramsci nei Quaderni del carcere

L'Unità, 12.02.1924, diretto da Antonio Gramsci. Il 1 novembre 1926 il giornale venne chiuso dal Regime e si trasformò in giornale clandestino
L'Unità, 12.02.1924, diretto da Antonio Gramsci. Il 1 novembre 1926 il giornale venne chiuso dal Regime e si trasformò in giornale clandestino — Fonte: ansa

In carcere, tra il 1929 e il 1935, Gramsci scrisse trentatré quaderni, annotando le proprie riflessioni e i propri studi su diversi argomenti storici, letterari, filosofici, sociali, politici. 

La prima edizione dei quaderni fu pubblicata da Einaudi tra il 1948 e il 1951. In questa edizione, le annotazioni di Gramsci sono suddivise in modo tematico in sei volumi. I titoli rendono l’idea degli argomenti ai quali si era dedicato: 

  • Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce
  • Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura
  • Il Risorgimento
  • Note su Machiavelli, sulla politica e sullo Stato moderno
  • Letteratura e vita nazionale
  • Passato e presente.

Questa edizione dei Quaderni ha avuto un rapido e immenso successo in tutto il mondo

La suddivisione tematica delle annotazioni era efficace ma imprecisa, perché non riproduceva il modo in cui Gramsci aveva effettivamente scritto i quaderni. Negli originali, infatti, i temi erano spesso sovrapposti, mischiati, le note erano rimaneggiate e, in diverse occasioni, Gramsci aveva scritto più quaderni contemporaneamente. Nel 1975, allora, per restituire in modo più fedele la scrittura di Gramsci e l’elaborazione delle sue note, Einaudi pubblicò una nuova edizione, nella quale le note sono disposte in ordine cronologico. 

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