Antonio Canova: biografia e opere

Antonio Canova: biografia e opere A cura di Sonia Cappellini.

Biografia e opere di Antonio Canova, pittore e scultore italiano autore della statua su Amore e Psiche e Le tre grazie, massimo esponente del Neoclassicismo

1Biografia di Antonio Canova: la formazione

Ritratto di Antonio Canova: opera di Francois-Xavier Fabre
Ritratto di Antonio Canova: opera di Francois-Xavier Fabre — Fonte: getty-images

La leggenda di Antonio Canova inizia e si conclude ai piedi del Monte Grappa, nel borgo di Possagno dove nasce nel 1757, dove si trovano il grande mausoleo da lui stesso progettato e lo straordinario museo, dedicato ad uno dei più grandi geni della scultura di tutti i tempi. 

L’inizio non è dei più facili, la sua è una famiglia di scalpellini e tagliapietre come ce ne sono tante, impiegata nelle cave di marmo locali. Suo padre, e suo nonno prima di lui, sono abili artigiani, conoscitori della pietra ma non certo grandi artisti. Il papà Pietro muore quando il piccolo Antonio ha solo quattro anni, sua madre Angela poco dopo si risposa, cambia città e lo lascia con il nonno Pasino, che è pieno di debiti, lo maltratta e non gli offre certo una vita agiata. 

È attraverso il nonno però che Antonio scopre la seduzione dello scalpello, quando lo porta con sé per aiutarlo in alcuni lavori che stava facendo nella villa di Asolo del senatore Giovanni Falier. È lui il suo primo mecenate, l’uomo che intuisce l’eccezionalità di quel talento che scolpisce cesti di frutta per ornare scalinate e giardini. È lui ad intuire che quel talento ha bisogno di essere coltivato e che nel 1768 lo porta a Venezia nella bottega di Giuseppe Bernardi, conosciuto da tutti come il Torretti

A Venezia si compie quindi la sua formazione artistica: la mattina è garzone di bottega, il pomeriggio può copiare le opere famose, antiche e moderne, che si trovano nelle gallerie della città, la sera studia all’Accademia del Nudo. Non ci mette molto Antonio a farsi notare per la sua bravura, ha solo quindici anni quando scolpisce le due statue di Orfeo ed Euridice che l’intera città può ammirare alla festa della Sensa

Orfeo di Antonio Canova
Orfeo di Antonio Canova — Fonte: getty-images

Nel 1777 ha vent’anni ed è pronto a fare da solo, apre uno studio tutto suo e realizza il suo primo grande capolavoro, il gruppo scultoreo con Dedalo e Icaro, commissionato dal procuratore della Repubblica Pietro Vettor Pisani, oggi conservato al Museo Correr. 

Nel gruppo scultoreo vediamo padre e figlio abbracciati, Dedalo lega alle spalle di Icaro le ali di cera, che lo lascia fare ma allo stesso tempo, con il busto e con la testa, compie un movimento divergente, come a volersi divincolare dalla stretta paterna, a volersi allontanare prima del tempo. 

In quest’opera Canova è già Canova, c’è già tutto il suo virtuosismo nel rendere le carni giovanili di Icaro e quelle più cadenti di Dedalo, nell’idealizzare il volto del primo e nel rendere concreto quello del secondo, c’è già tensione, intuizione per l’azione successiva ma senza eccesso, senza forzature, e ci sono, ai piedi della statua, il martello e lo scalpello, gli strumenti del mestiere cui, il giovane di Possagno, ha già deciso di consacrare la sua vita. 

2Antonio Canova da Venezia a Roma

Nel 1779, grazie ai guadagni dei suoi successi veneziani, Antonio può finalmente realizzare il suo grande sogno: andare a Roma, studiare l’antichità alla sua fonte primaria. Il suo primo soggiorno dura un anno, un anno di studio, di insaziabile ricerca e di scoperta, in cui può conoscere le collezioni più prestigiose, immergersi nell’architettura antica, approfondire i testi classici e la mitologia

Soprattutto a Roma Canova incontra altri artisti: il boemo Anton Raphael Mengs, lo scozzese Gavin Hamilton, il francese Jacques Louis David (che arriverà poco dopo), tutti accomunati dal desiderio di riscoperta della classicità, tutti affascinati dalle idee di Johann Joachim Winckelmann, il grande teorizzatore del Neoclassicismo

Da Roma, dove comunque ha deciso di stabilirsi, Canova parte alla volta di Napoli. Qui ammira le sculture che il suo concittadino Antonio Corradini ha lasciato trent’anni prima nella Cappella Sansevero, visita la collezione Farnese, straordinaria raccolta di antichità ma soprattutto visita i siti archeologici di Pompei, Ercolano e Paestum

Teseo sul Minotauro
Teseo sul Minotauro — Fonte: getty-images

E proprio a Napoli realizza Teseo sul Minotauro, la sua prima opera di gusto pienamente neoclassico. Proprio secondo gli insegnamenti di Winckelmann l’eroe mitologico non viene rappresentato nel momento furioso del combattimento e nemmeno in quello esaltante del trionfo. Teseo ha già sconfitto il mostro ma nessuno ancora lo sa, si siede sul corpo del nemico in atteggiamento riflessivo: ha vinto, si, ma ora medita sul senso del suo gesto, con il volto abbassato e il corpo che recupera le forze dopo lo scontro. 

I riferimenti alla scultura antica sono evidenti, il suo Teseo si ispira al Marte Ludovisi, che ha visto a Roma, e al Mercurio seduto, che ha conosciuto a Napoli. Ispirazione però non significa mera copia, non significa sterile riproduzione. Delle statue antiche coglie l’atteggiamento di riposo e di meditazione, ma non un singolo dettaglio del suo eroe fotocopia i precedenti, nulla è freddo, pedissequo, stereotipato. Canova accoglie il pensiero di Winckelmann ma non ne resta prigioniero

Monumento funerario di Clemente XIII
Monumento funerario di Clemente XIII — Fonte: getty-images

Una volta trasferito a Roma il suo laboratorio, la carriera di Canova può decollare con la realizzazione delle prime opere pubbliche, la tomba del papa Clemente XIV nella chiesa dei Santi Apostoli e quella di Clemente XIII nella basilica di San Pietro

Come se la cava un giovane scultore che arriva da Venezia con la tomba di un papa? È vero, ormai sa tutto della scultura antica, ma in questo caso non basta. I committenti si aspettano un’opera celebrativa, che esalti il pontefice e la sua famiglia e soprattutto che regga il confronto con gli altri sepolcri di cui San Pietro e le altre chiese romane sono piene. 

Qui non si tratta più di confrontarsi con l’età di Pericle ma con il Rinascimento e il Barocco. Dopo Fidia e Prassitele ora tocca a Michelangelo e Bernini. Può sembrare un controsenso per un artista neoclassico non fuggire davanti al campione del Seicento Romano, che solo un secolo dopo viene tanto vituperato dai critici, ma gli artisti, si sa, sono molto più lungimiranti… E infatti è proprio sui monumenti che Bernini aveva realizzato in San Pietro per Urbano VIII e Alessandro VII che Canova medita. 

Dai precedenti berniniani il giovane scultore trae l’impianto compositivo (un sarcofago, su cui è posto un piedistallo, su cui a sua volta è posta la statua del papa) e anche gli elementi figurativi (due figure allegoriche ai lati del sarcofago, il pontefice seduto in posizione benedicente e inginocchiato in preghiera) ma tutto passa attraverso un processo di semplificazione, di purificazione: le linee curve e spezzate diventano rette, l’esuberanza cromatica diventa candida monocromia, i panneggi abbondanti lasciano il posto a vesti leggere che scendono lungo i corpi. Ancora una volta Canova dimostra quale sostanziale scarto esista tra l’ispirazione e l’imitazione

3Stile neoclassico: storia, caratteristiche e protagonisti

Johann Joachim Winckelmann: storico dell'arte e archeologo
Johann Joachim Winckelmann: storico dell'arte e archeologo — Fonte: getty-images

L’erudito tedesco Johann Joachim Winckelmann nasce a Stendal nel 1717, studia teologia, matematica e medicina. Nel 1754 diventa bibliotecario del conte Von Bünau a Dresda. Qui può approfondire la sua conoscenza dei classici e greci e del mondo antico nel suo complesso, qui compone il suo trattato Sull’imitazione delle opere greche in pittura e scultura

Nel 1755 giunge a Roma a seguito del cardinale Archinto, nunzio apostolico in Polonia, e qui stringe amicizia con il cardinale Alessandro Albani, che gli apre le porte della sua dimora, della sua biblioteca e della meravigliosa raccolta di sculture antiche. Winckelmann si stabilisce quindi nella città pontificia, compiendo però frequenti viaggi a Napoli, a Ercolano e Paestum. 

Nel 1764 riceve la prestigiosa nomina di sovrintendente alle antichità di Roma. Nei suoi trattati Winckelmann teorizza la superiorità dell’arte greca rispetto a tutte le altre e incita gli artisti moderni a studiarla ed imitarla. In particolare lo studioso esalta le opere del V e IV secolo, quelle dell’età di Fidia e di Prassitele.  

Queste sculture, corrette dal punto di vista anatomico, armoniose, equilibrate, rappresentano l’ideale di perfezione. Sono eterne perché non incarnano passioni momentanee, situazioni passeggere, ma contengono l’idea stessa di immortalità:
La generale e principale caratteristica dei capolavori greci è una nobile semplicità e una quieta grandezza, sia nella posizione che nell'espressione. Come la profondità del mare che resta sempre immobile per quanto agitata ne sia la superficie, l’espressione delle figure greche, per quanto agitate da passioni, mostra sempre un’anima grande e posata”. 

Queste idee sono alla base del linguaggio neoclassico che impronterà di sé tutta l’arte europea dalla metà del XVIII all’inizio del XIX secolo. 

4Antonio Canova e le esperienze all’estero

Maddalena penitente di Canova
Maddalena penitente di Canova — Fonte: getty-images

Roma, città multietnica e multiculturale, nel XVIII secolo è il crocevia del mondo. Aristocratici, diplomatici, uomini di chiesa, mercanti e studiosi ne fanno la propria meta privilegiata, per gli artisti più grandi è un punto d’arrivo ma anche un trampolino di lancio.   

Nel 1787 lo scultore riceve dal colonnello inglese John Campbell, futuro Barone di Cawdor, l’incarico di scolpire il gruppo di Amore e Psiche ispirato all’Asino d’oro di Apuleio. L’opera è forse oggi la più nota di Canova, ed è considerata uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi.   

La fama di Canova travalica così i confini italiani, richieste arrivano da tutta Europa e perfino dagli Stati Uniti. Le più illustri case regnanti si rivolgono a lui: Caterina II di Russia, Francesco II d’Asburgo e Napoleone Bonaparte gli offrono vitalizi e posizioni a corte. Lui lavorerà per tutti ma non accetterà mai di entrare a servizio esclusivo di nessuno, preferendo Roma, il suo studio e la sua libertà. Per la casa regnate austriaca realizza il grande Monumento Funebre per Maria Cristina d’Austria, un cenotafio che racconta il sentimento della morte come nessuno aveva mai fatto prima.  

5Amore e Psiche di Canova: storia, caratteristiche e stile

Amore e Psiche di Canova
Amore e Psiche di Canova — Fonte: istock

Il gruppo scultoreo, eseguito da Canova per il colonnello Campbell, ha una lunga elaborazione, iniziato nel 1787, viene portato a termine sei anni più tardi. L’ufficiale inglese però, non riuscendo a pagare le spese di trasporto lo vende nel 1800 a Gioacchino Murat, che lo trasferisce in Francia. Oggi è conservato nel museo del Louvre

Apuleio, autore del II secolo d. C., nel suo poema l’Asino d’oro, racconta del sentimento che lega Amore alla bellissima Psiche, e delle prove cui la fanciulla viene sottoposta da Venere, gelosa di suo figlio. Nella più difficile di queste Psiche, scesa agli inferi, cade in un sonno eterno ma Amore la soccorre svegliandola con un bacio. La storia si conclude positivamente con il perdono di Venere e l’ammissione di Psiche tra gli dei dell’Olimpo. 

Canova sceglie di rappresentare il momento del risveglio della fanciulla tra le braccia del suo amato. Lei è distesa, un lieve panneggio le copre appena i fianchi, la testa è ancora riversa all’indietro, ad indicare il suo stato privo di forze, le braccia però sono rivolte verso l’alto ad abbracciare e ad incorniciare il volto dell’amato.  

Amore la sovrasta, è giunto in volo fino a lei e verso di lei si china. Appoggia appena il ginocchio sinistro e le punte dei piedi, il suo corpo sembra non avere peso, le ali dispiegate verso l’alto lo sostengono e gli permettono a sua volta di sostenere il busto di Psiche. Le braccia dei due innamorati formano due anelli intrecciati, i volti si avvicinano, le labbra si sfiorano ma non si toccano. Dolcezza e sensualità pervadono quest’opera senza che però si ceda alla passione incontrollata. È una favola classica, nel soggetto e nell’equilibro compositivo, in cui vibra però già un sentimento romantico.  

Sono anni, quelli a cavallo tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 che vedono in Europa grandi sconvolgimenti, in cui sorge e cade l’astro di Napoleone. Sconvolgimenti a cui si legano anche la vita e l’opera di Canova. A seguito della prima campagna d’Italia nel 1797, il generale estorce al papa Pio VI il trattato di Tolentino, che sancisce il diritto di portare via opere d’arte e oggetti preziosi dai musei e dalle chiese

Napoleone Bonaparte come Marte pacificatore di Canova
Napoleone Bonaparte come Marte pacificatore di Canova — Fonte: getty-images

Canova depreca questa spoliazione e non fa mistero delle sue idee, ciò non di meno nel 1801 accetta di andare a Parigi per realizzare un colossale ritratto di Napoleone nei panni di Marte pacificatore, la statua però non viene esposta e con grande delusione di Canova è invece riposta nei depositi del Louvre.   

Per la famiglia del futuro imperatore realizzerà altre opere, il ritratto di sua moglie Maria Luisa e quello celeberrimo di sua sorella Paolina in veste di Venere vincitrice, ma sarà però sempre in grado di mantenere una posizione distaccata rispetto al suo ruolo di potere e decisamente critica verso la sua politica di “razzia” nei confronti dei paesi occupati. È proprio a Canova infatti che, dopo la sconfitta di Lipsia, viene nel 1816 affidato l’incarico di recuperare quanto le truppe napoleoniche avevano portato via, riuscendo in gran parte nel difficilissimo compito.   

6Canova ed il monumento funebre di Maria Cristina d’Austria

Monumento funebre a Maria Cristina d'Austria
Monumento funebre a Maria Cristina d'Austria — Fonte: istock

Il grande monumento, che si trova nella chiesa degli Agostiniani di Vienna, viene realizzato da Canova durante due soggiorni in Austria, nel 1798 e nel 1805. L’opera gli viene commissionata dal principe Alberto di Sassonia, marito della defunta figlia dell’imperatrice Maria Teresa.  

Canova addossa alla parete di fondo una grande piramide al centro della quale si apre la porta d’accesso alla camera sepolcrale, sull’architrave si legge l’iscrizione dedicatoria UXORI OPTIMAE ALBERTUS che possiamo tradurre “da Alberto alla sua ottima moglie”.  

Il corteo, particolare del monumento funebre a Maria Cristina
Il corteo, particolare del monumento funebre a Maria Cristina — Fonte: istock

All’esterno, sulla sinistra, un lento corteo funebre sale i gradini che portano alla piramide e si avviano verso l’ingresso. L’apertura nera contrasta con il marmo bianchissimo e crea un senso di mistero alludendo ad un passaggio verso l’aldilà. 

In testa al corteo è una donna con il capo chino sull’urna funeraria, è la personificazione della virtù, la affiancano due bambine che portano ghirlande di fiori. Seguono un’altra donna, allegoria della pietà, che accompagna un’altra bambina e che aiuta un anziano infermo e cieco. I loro piedi calpestano un panno disteso sulla gradinata a suggerire un silenzio che non deve essere turbato nemmeno dal rumore dei passi. 

A destra un genio alato che si appoggia ad un leone, simbolo di casa Sassonia, stanno a guardia del sepolcro, di cui nessuno deve turbare la pace, anche loro piangono lacrime sommesse e silenziose. 

In alto, entro un clipeo è il ritratto di Maria Cristina, la cornice è un serpente che si morde la coda, simbolo di eternità. Viene sollevato dalla personificazione della felicità. L’opera è pervasa da un intenso sentimento elegiaco. Canova più che esaltare la defunta, indaga sul senso di vuoto e di tristezza che pervade coloro che la perdono. È un modo nuovo di indagare la morte, di riflettere sull’assenza. 

Non a caso l’opera viene spesso associata al carme Dei Sepolcri di Foscolo:
Ma perché pria del tempo a sé il mortale
invidierà l'illusïon che spento
pur lo sofferma al limitar di Dite
Non vive ei forse anche sotterra, quando
gli sarà muta l'armonia del giorno,
se può destarla con soavi cure
nella mente de' suoi? Celeste è questa
corrispondenza d'amorosi sensi,
celeste dote è negli umani; e spesso
per lei si vive con l'amico estinto
e l'estinto con noi, se pia la terra
che lo raccolse infante e lo nutriva,
nel suo grembo materno ultimo asilo
porgendo, sacre le reliquie renda
dall'insultar de' nembi e dal profano
piede del vulgo, e serbi un sasso il nome,
e di fiori odorata arbore amica
le ceneri di molli ombre consoli”. 

7Ritratto di Paolina Borghese e la tecnica di Canova

Paolina Borghese di Canova
Paolina Borghese di Canova — Fonte: getty-images

Nella Galleria Borghese di Roma si trova la scultura che ritrae Paolina Bonaparte, moglie del principe romano Camillo Borghese, in veste di Venere vincitrice. La dea, che ha il busto nudo e i fianchi panneggiati si trova adagiata su un triclinio antico. La “morbidezza” dei cuscini e la delicatezza dell’incarnato raggiungono livelli di altissimo virtuosismo e offrono l’opportunità di analizzare la tecnica e le fasi lavorative dello scultore. 

Il processo di elaborazione è infatti molto complesso e meticoloso: si parte da un disegno che viene poi tradotto in un modello di cera o di argilla di piccole dimensioni, sbozzato a mano e non rifinito che serve a dare l’idea della composizione generale. Si realizza quindi un modello in cera delle dimensioni effettive da cui si ricava un calco in gesso. 

Tempio canoviano di Possagno
Tempio canoviano di Possagno — Fonte: istock

Sul calco si fissano le misure e i punti di riferimento fondamentali che serviranno a sbozzare il blocco di marmo. La fase di sbozzo del marmo è spesso affidata ai collaboratori. Canova interviene quindi nella fase in cui tutte le parti della statua, volto, arti, panneggi, devono effettivamente prendere forma. Personalmente il maestro esegue poi la lucidatura finale e il rivestimento con cera rosa che conferisce agli incarnati morbidezza e naturalezza. In molte statue, compresa quella di Paolina, questo strato superficiale è purtroppo scomparso a causa dei successivi interventi di restauro e pulitura.  

Ormai celebrato in tutto il mondo, coperto di onori, vuole tornare a casa, a Possagno e occuparsi della nuova chiesa che ha progettato per il suo paese e che intende edificare a sue spese. Muore a Venezia, sulla via del ritorno nel 1822. La chiesa della Santissima Trinità, più conosciuta come il tempio canoviano di Possagno, viene ultimata dopo la sua morte e ospita le sue spoglie. 

8Guarda il video sulla favola di Amore e Psiche dalle Metamorfosi di Apuleio