Le leggi razziali fasciste e la persecuzione degli ebrei

Di Marta Ferrucci.

Nel 1938 in Italia furono emanate le leggi razziali fasciste. Ecco quali conseguenze ebbero sulla persecuzione antiebraica e la Shoah

LEGGI RAZZIALI FASCISTE

Le leggi razziali fasciste, o leggi antiebraiche, furono emanate per la prima volta nel settembre del 1938. Avevano l'obiettivo di stabilire l'esistenza della razza italiana e della sua appartenenza al gruppo di quelle che venivano definte razze ariane, sulla base di ideologie che senza successo, a lungo, cercarono anche di darsi un fondamento scientifico.

LA PERSECUZIONE EBRAICA IN ITALIA

Un ruolo importante nella promulgazione delle leggi razziali l'ebbe il Manifesto degli scienziati razzisti pubblicato inizialmente in forma anonima e successivamente ripubblicato e firmato da 10 scienziati. In seguito al manifesto aderirono altri personaggi illustri.

Conseguenza delle leggi razziali fu la partenza di molti intellettuali e scienziati ebrei verso Stati Uniti, Inghilterra, America del Sud. Anche Enrico Fermi, la cui moglie era ebrea, lasciò il Paese mentre Albert Einstein, membro dell'Accademia dei Lincei, si dimise da questa istituzione insieme ad altri soci ebrei.

Tra il 1940 ed il 1943 nel nostro paese si costruirono campi di concentramento e nello stesso periodo numerose sinagoghe furnono devastate. In Piemonte, Veneto, Lombardia e Lazio sarebbero dovuti sorgere campi di internamento e lavoro obbligatorio ma il progetto non fu attuato a causa degli eventi del 25 luglio 1943.

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