Anticlassicismo: significato, caratteristiche e autori

Anticlassicismo: significato, caratteristiche e autori A cura di Antonello Ruberto.

Storia, significato, caratteristiche e autori dell'anticlassicismo, movimento di rottura con il gusto classico e l'omologazione linguistica. In letteratura è il rifiuto dello stile petrarchista

1Cos'è l'anticlassicismo? Significato e definizione

Ritratto del Cardinale Pietro Bembo
Ritratto del Cardinale Pietro Bembo — Fonte: getty-images

La definitiva affermazione dell’uso del volgare letterario, che avviene a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento, segna l’inizio del dibattito volto a stabilire quale forma dovesse essere adottata per l’utilizzo della nuova lingua in ambito letterario.  

Vengono formulate molte proposte, ma quella che in un primo periodo raccoglie più consensi pone nei grandi autori fiorentini del Trecento i modelli da imitare; questa tesi trova la formulazione più compiuta ne Le prose della volgar lingua (1525), un dialogo scritto da Pietro Bembo in cui vengono individuati in Francesco Petrarca per la poesia, e in Giovanni Boccaccio per la prosa, gli esempi letterari cui fare riferimento, e si definisce un vero e proprio modello letterario caratterizzato dalla ricerca dell’equilibrio, della misura e del limite.  

Questa teorizzazione però pone due diversi problemi: da un lato il restringimento dei modelli di riferimento ai soli due autori maggiori, definiti classici, con una particolare enfasi su Petrarca, motivo per cui questo modello viene definito classicista o petrarchista, e dall’altro la sua tendenza ad omologare il linguaggio eliminando la varietà linguistica e stilistica che connotano la situazione italiana dell’epoca.

Ma ci sono autori e tradizioni letterarie ben radicate in alcune zone d’Italia che rifiutano questa tendenza all’omologazione linguistica, rigettano lo stile petrarchista basato sull’equilibrio ed il limite e si rifanno ad un patrimonio letterario più ampio di quello proposto dai classicisti, rivendicando l’uso di registri comici e grotteschi che si collegano direttamente alla poesia popolare toscana, o l’uso del dialetto come accade in area veneta.

La critica letteraria ha descritto questi fenomeni letterari come anticlassicisti: è bene però precisare che, per quanto destinato ad un certo successo, non si tratta di un movimento linguistico che prende forma sulla scia di una tesi strutturata come accade per la proposta classicista, quanto di una reazione che ribadisce la vitalità e l’autonomia delle varie esperienze letterarie regionali.

2Francesco Berni e la Roma dei fiorentini

Francesco Berni (1497-1535)
Francesco Berni (1497-1535) — Fonte: getty-images

La prima metà del Cinquecento segna il momento di maggiore influenza dei fiorentini, e della famiglia Medici in particolar modo, sulla città di Roma e sulla curia papale, un’influenza che sul piano politico diventa tangibile con l’ascesa al Sacro Soglio di Leone X e Clemente VII, entrambi membri della famiglia Medici, ma che investe la città di Roma anche sul piano economico e culturale.   

Sono molti infatti gli intellettuali e gli scrittori toscani e fiorentini che si stabiliscono nella città del papa, spesso ospiti di cardinali che li promuovono con il loro mecenatismo, ed importano nell’Urbe le tradizioni letterarie toscane. In questo senso hanno un’importanza particolare le esperienze di Pietro Aretino e, in modo più significativo, di Francesco Berni. Dopo essersi formato sullo studio della letteratura classica a Firenze, Berni si trasferisce a Roma nel 1517 al servizio del cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena.   

La sua produzione letteraria risente in maniera molto forte sia degli autori latini, Virgilio e Catullo su tutti, che della poesia comica toscana. In particolar modo egli riesce a far dialogare felicemente gli antichi carmina catulliani, in cui il registro comico e quello scurrile vengono abbondantemente adoperati per affrontare argomenti triviali, reinterpretandoli ed introducendone lo stile nelle composizioni comiche tipiche della tradizione toscana.   

Molti dei componimenti del Berni affrontano i temi della misoginia e dell’omosessualità, altri invece si basano sulla tecnica dell’esagerazione, cioè della scrittura di lodi di oggetti comuni e d’uso quotidiano (dalla frutta agli strumenti di lavoro fino all’orinatoio), in una tecnica scrittoria che recupera le iperboli petrarchiste usandole però per descrivere oggetti degradati, ribaltandone così il senso in chiave parodistica.

Questo genere di scrittura, che caratterizza tutta l’esperienza letteraria del Berni, è implicitamente anticlassicista, proprio perché rompe e contrasta, sia su un piano formale che contenutistico, i concetti aulici di misura ed equilibrio che sono alla base della concezione classicista.

Francesco Berni rimane a Roma fino al 1527, abbandonandola in seguito al Sacco dei lanzichenecchi. La fase romana dell’esperienza berniana ha una grande importanza perché dà l’avvio all’esperienza del bernismo. Nell’Urbe si sviluppano, soprattutto ad opera di toscani, circoli in cui la poesia burlesca di cui Berni s’è fatto caposcuola viene sprovincializzata ed aperta ad altre influenze linguistiche andando a creare un linguaggio medio che supera di molto la dimensione regionale. In pratica i bernisti sviluppano un discorso parallelo e concorrenziale a quello bembiano e mirante all’unificazione linguistica e letteraria partendo dalla poesia giocosa e burlesca. 

3Ruzante e l'area veneta

Angelo Beolco, detto Ruzante
Angelo Beolco, detto Ruzante — Fonte: getty-images

L’area veneta, e la stessa Venezia, sono al centro di due movimenti contrastanti. Da una parte, infatti, all’università di Padova si formano promotori dell’unificazione linguistica come Bembo e Trissino, dall’altra invece continua la produzione letteraria, in particolare di testi teatrali, in lingua dialettale

Si tratta di una tradizione letteraria di grande fortuna e che già nel Quattrocento raggiunge risultati notevoli con le poesie di Leonardo Giustinian, ma che tocca il suo apice nel Cinquecento con testi come La Veniexiana, un testo teatrale in dialetto veneziano in cui due donne, una sposata e l’altra vedova, si contendono l’amore di un giovane sovvertendo in tal modo lo schema classico che vede la donna come mero oggetto del desiderio. 

Ed è sempre nell’ambiente Padova che si forma l’esponente più importante della letteratura dialettale veneta di questo periodo: Angelo Beolco, detto Ruzante. Il nomignolo che gli viene dato è lo stesso di uno dei principali protagonisti delle sue commedie, che hanno tutte per protagonisti contadini che parlano il dialetto padovano. 

Nulla in queste opere si rifà alle tematiche bucoliche dei drammi pastorali umanisti, nei cui confronti sembrano assumere addirittura un atteggiamento canzonatorio: i contadini del Ruzante si muovono in base a bisogni elementari come la fame, i soldi e l’amore. Anche qui, l’uso del dialetto usato da personaggi di bassa estrazione sociale, gli argomenti ed il registro basso, contengono un implicito rifiuto dell’egemonia bembiana e toscaneggiante. 

4Teofilo Folengo e il maccheronico

Umanità del Figliuolo di Dio di Teofilo Folengo
Umanità del Figliuolo di Dio di Teofilo Folengo — Fonte: getty-images

Forti spinte centrifughe e di rifiuto della proposta classicista arrivano anche dagli autori area lombarda, tra questi la produzione più innovativa deriva dal mantovano Teofilo Folengo. Nato nel 1491, diventa monaco benedettino nel 1508 e, dopo aver girato diversi conventi, arriva a presso quello di Padova.  

Qui entra in contatto con l’ambiente universitario padovano e con il Ruzante, la cui opera esercita una certa influenza sul giovane mantovano. Ma, soprattutto, l’ambiente universitario è determinante per la formazione del Folengo perché qui apprende lo stile della poesia maccheronica

La lingua maccheronica è una lingua di creazione umanistica adoperata nelle opere di registro comico, in essa vengono adoperate in modo perfetto le strutture sintattiche e metriche latine, ma il lessico utilizzato è il più vario possibile, spaziando dal volgare al dialettale e al latino. Il registro comico che viene fuori da questo miscuglio mira a canzonare il latino e la lingua dei dotti, degradandolo con le lingue plebee. Ma questo strumento, tra le mani di Folengo, riesce a creare quel linguaggio fortemente espressivo e tipico delle sue opere.  

A questo proposito bisogna ricordare che la produzione letteraria di Folengo è ricca e vasta, e rispecchia la turbolenta vita del suo autore, passando dalle opere giovanili d’intento comico a quelle dell’età matura, più serie, che traspongono sulla carta i dubbi di fede di un fervente cattolico. Anche in questo caso sono gli argomenti trattati, la declinazione comica e l’uso di diversi registri linguistici, cosa inaccettabile per l’uniformità classicista, a rendere l’opera di Teofilo Folengo aspramente ostile al petrarchismo.

    Domande & Risposte
  • Perché si chiama Anticlassicismo?

    La critica letteraria chiama anticlassicismo quell’insieme di autori ed esperienze letterarie che si oppongono all’omologazione proposta dai classicisti recuperando registri comici, dialettali, e rinnovando alcuni filoni tradizionali regionali.

  • In quale periodo si sviluppa l’Anticlassicismo?

    Tra il 1400 e il 1500.

  • Chi sono gli autori dell’Anticlassicismo?

    Francesco Berni, Pietro Aretino, Angelo Beolco e Teofilo Folengo.