Annunciazione: storia, analisi e descrizione del dipinto di Leonardo da Vinci

Annunciazione: storia, analisi e descrizione del dipinto di Leonardo da Vinci A cura di Joshua De Loa.

Storia dell'Annunciazione di Leonardo da Vinci. Descrizione, analisi e significato del dipinto realizzato tra il 1472 ed il 1475 e attualmente custodito nel Museo degli Uffizi di Firenze.

1Introduzione

Il giovane Leonardo da Vinci e Andrea del Verrocchio, incisione
Il giovane Leonardo da Vinci e Andrea del Verrocchio, incisione — Fonte: getty-images

L’Annunciazione è una tavola ad olio dell’artista Leonardo da Vinci (1452-1519), dipinta nel 1472 circa. 

Nonostante la scena dell’Annunciazione fosse un tema d’arte sacra molto diffuso all’epoca, Leonardo fu comunque in grado di fondere in maniera originale tradizione e innovazione

Al momento, l’opera è conservata presso la Galleria degli Uffizi di Firenze

Il dipinto si inserisce nel periodo del Quattrocento in cui Firenze ottiene il primato a livello politico, economico e artistico sia in Italia che in Europa. Fu proprio grazie al governo della famiglia Medici, in particolare quello di Lorenzo il Magnifico (1449-1492), che si poté sviluppare la cultura rinascimentale

2Storia dell'opera

2.1Firenze e Leonardo

Agli inizi del XV secolo, la famiglia Medici si rese protagonista della vita pubblica ed economica di Firenze, già prima della sua ascesa al potere: il culmine lo si ebbe con Lorenzo il Magnifico, il quale ebbe l’intuizione di investire notevolmente sull’arte e sulla cultura.

Il mecenatismo del Magnifico si concretizzò in una stagione di numerosi cantieri per la costruzione o per il rinnovamento di molte chiese e di edifici pubblici: in questa maniera, la concentrazione di talenti nella Firenze laurenziana aumentava sempre di più.

Non sorprende infatti che le fonti dell’epoca e gli attuali studi dei ricercatori asseriscano che, all’altezza degli anni in cui fu realizzato questo quadro, Leonardo fosse a Firenze. Come tanti altri giovani pittori, era costretto a recarsi presso la città fiorentina per completare e poi avviare la propria carriera artistica.

2.2Note collezionistiche

Quando Leonardo dipinse l’Annunciazione dovette essere una delle sue prime commissioni, quando era ancora presso la bottega dell’artista fiorentino Andrea del Verrocchio (1435-1388). Tuttavia, non si hanno né notizia circa questa commessa né tantomeno note collezionistiche

Prima della movimentazione per la collocazione attuale presso la Galleria degli Uffizi, avvenuta nel 1867, il quadro era nella chiesetta di San Bartolomeo a Monte Oliveto, a sud di Firenze. Gli studiosi non credono che questo luogo fosse la destinazione originaria.

3Analisi dell'opera

3.1Descrizione

Annunciazione di Leonardo Da Vinci. Particolare dell'arcangelo Gabriele
Annunciazione di Leonardo Da Vinci. Particolare dell'arcangelo Gabriele — Fonte: ansa

Presso il giardino innanzi a un palazzo rinascimentale, si trovano riccamente abbigliati, da una parte, l’arcangelo Gabriele inginocchiato e in atto di saluto e, dall’altra, la Vergine Maria, seduta, interrotta dalla lettura.

Leonardo segue lo schema iconografico tradizionale dell’Annunciazione: l’angelo a sinistra e la Madonna a destra. Tuttavia, l’innovazione leonardesca è l’ambientazione esterna anziché interna, l’adozione della prospettiva centrale rinascimentale e l’attenzione ai dettagli di ispirazione fiamminga.

Il dipinto risulta in un ottimo stato di conservazione, soprattutto in seguito al restauro del 2000: ciò contribuì ad una lettura dell’opera, grazie ad una maggiore luminosità nonché una migliore chiarezza dei dettagli.

3.2Stile

Già da qui è possibile notare l’attenzione ai dettagli e al dato naturale che contraddistingueranno le successive opere di Leonardo: le vesti, gli accessori, i fiori, le piante, gli alberi, gli oggetti e gli elementi architettonici sono riprodotti in maniera minuziosamente fedele al reale.

L'Annunciazione di Leonardo, particolare della Vergine Maria
L'Annunciazione di Leonardo, particolare della Vergine Maria — Fonte: getty-images

Infatti, facendo caso ai particolari del quadro, è possibile notare come Leonardo abbia studiato meticolosamente l’anatomia animale, come per esempio le ali da rapace dell’angelo, la botanica, i fiori e gli alberi del giardino e la geografia del paesaggio. 

Il fatto che questo dipinto sia un’opera giovanile dell’artista lo si comprende dai passaggi non così progressivi della prospettiva aerea e da alcuni errori di profondità: 

  • il braccio destro di Maria appare più allungato rispetto al sinistro;
  • le gambe della Vergine sembrano più corte relativamente al busto;
  • il cipresso che fa risultare l’edificio più grande.

I volti e le espressioni dei personaggi appaiono stereotipati: mancano di quell'espressività che poi Leonardo introdurrà già nella Vergine delle Rocce (1483/1486), sia quella del Louvre e quella National Gallery. Da notare comunque la deferenza nello sguardo dell’angelo.

In questo dipinto non si hanno ancora i risultati della Dama con l’ermellino (1488/90) oppure della Gioconda (1503) nello sfumato: la luce mattutina addolcisce sì i contorni delle figure e degli oggetti che però si presentano più o meno definiti.

Le tonalità di colore fredde e chiare contribuiscono, da un lato, alla sensazione di etereità e, dall’altro, a sottolineare la nettezza del chiaroscuro.

4Lettura iconografica

4.1La scena dell'Annunciazione

Il tema dell’Annunciazione è centrale per la tradizione cristiana: è il momento in cui la Vergine Maria dà il suo libero assenso a Dio perché possa compiersi attraverso di lei l’opera provvidenziale divina.

In questo dipinto, Leonardo sceglie un’ambientazione diversa rispetto al solito: ossia si è in un hortus conclusus, all’esterno di un palazzo riconoscibilmente rinascimentale per la presenza del bugnato. Per quanto riguarda lo sfondo, l’artista sembra aver ritratto il paesaggio lecchese con il lago e i monti.

4.2Simbologia dell'Annunciazione

In questo dipinto sono presenti moltissimi elementi carichi di simbolismo, tipici della tradizione cristiana.

L’arcangelo Gabriele è ritratto con la posa classica, ossia al momento dell’atterraggio, con le ali ripiegate. Anziché avere le ali di pavone, il messaggero ha le ali di volatile autentiche. Infine, l’angelo benedice Maria con la mano destra, mentre con la sinistra porge il giglio, simbolo di castità e purezza.

La Madonna si trova sotto a un portico, separato dall’Angelo con l’hortus conclusus, che allude al ventre della Vergine. Rispettando la tradizione iconografica cristiana, Maria indossa la veste di colore rosso, poiché simbolo della sua natura divina, e un manto di colore blu, segno della vita celeste.

Annunciazione di Leonardo, particolare dell'altare marmoreo
Annunciazione di Leonardo, particolare dell'altare marmoreo — Fonte: getty-images

Infine, vediamo che la mano destra è appoggiata sul libro, per impedirne la chiusura, mentre la sinistra è sollevata, come accoglienza della chiamata divina.

Infine, vediamo come Leonardo abbia prestato molta cura nel riprodurre l’altare marmoreo, adornato da motivi classicheggianti, il leggio e soprattutto la Bibbia: ingrandendo questo particolare, è possibile notare Maria stesse leggendo l’Antico Testamento, nello specifico dei passi del profeta Isaia.

5Chi ha dipinto l'Annunciazione?

Leonardo da Vinci
Leonardo da Vinci — Fonte: ansa

A causa degli errori di prospettiva precedentemente elencati e per la qualità degli elementi formali non all’altezza dell’artista fiorentino, alcuni stimabili storici dell’arte del XIX secolo non ascrissero quest’Annunciazione alla mano di Leonardo, bensì a quella di Domenico Ghirlandaio (1448-1494), di suo figlio Ridolfo Ghirlandaio (1483-1561) oppure di Lorenzo di Credi (1459/60-1537).

Tuttavia, la linearità della composizione, la freddezza dei volti, la chioma col “ciuffetto” dell’arcangelo, la presenza di un porto sullo sfondo e l’accenno alla prospettiva aerea corroboravano invece all’ascrizione a Leonardo. In quel momento si indicò il quadro come una collaborazione tra Leonardo e la bottega del Verrocchio.

La prima attribuzione dell’Annunciazione al pittore fiorentino fu sostenuta dall’esperto d’arte russo Ernst Friedrich von Liphart (1847–1932) nel 1869.

Questa tesi fu confermata dalla comparazione con due disegni preparatori sicuri di Leonardo: uno studio della manica destra dell’angelo conservato alla Christ Church Library di Oxford; e un’altro riguardante il manto della Madonna presso il Louvre di Parigi.

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