Angelo Poliziano: vita, pensiero e opere

Angelo Poliziano: vita, pensiero e opere A cura di Antonello Ruberto.

Biografia, libri e poesie di Angelo Poliziano, poeta italiano autore dell'Orfeo e della Miscellanea, amico di Lorenzo de' Medici di cui fu il precettore dei figli, viene considerato il principe dell'Umanesimo

1Angelo Poliziano, un intellettuale di Corte

Angelo Poliziano, considerato il principe degli umanisti
Angelo Poliziano, considerato il principe degli umanisti — Fonte: getty-images

Angelo Ambrogini nasce a Montepulciano nel 1454 da una famiglia fortemente legata a quella dei Medici. Il padre viene assassinato nel 1464 e lui si trasferisce a Firenze dove studia sotto la tutela di umanisti del calibro di Cristoforo Landino e Marsilio Ficino, raggiungendo una formazione letteraria di altissimo livello.  

Conosce perfettamente il greco ed il latino, al punto da tradurre alcuni libri dell’Iliade dal greco al latino per donarli a Lorenzo il Magnifico: la cosa impressiona il signore di Firenze che nel 1473 accoglie il giovane letterato alla sua corte.  

Il Magnifico gli affida l’incarico di segretario privato e quello di precettore del figlio Piero. Gli anni ’70 vedono un’intesa produzione letteraria: scrive odi, epigrammi ed elegie sia in greco che in latino, ma non trascura la produzione in volgare; nel 1476 affianca Lorenzo de’ Medici nella compilazione delle Raccolte Aragonesi da inviare al re di Napoli.  

Il rapporto con Lorenzo si rompe nel 1479, quando Poliziano diventa precettore di Giovanni, secondogenito di Lorenzo, e tra i due sorgono dei contrasti sui suoi metodi educativi che lo portano a una forte spaccatura con il Magnifico che spinge addirittura il poeta ad allontanarsi da Firenze.  

Nel 1481 viene richiamato in città e nominato professore di eloquenza greca e latina allo Studio di Firenze. In questo periodo il suo lavoro si concentra nella redazione di opere di grandi autori latini come Stazio, Quintiliano e Ovidio; tra il 1484 e il 1486 gli vengono affidati prestigiosi incarichi culturali e diplomatici.  

Dopo la morte del Magnifico nel 1492 cerca di trovare una nuova sistemazione a Roma, ma senza successo. Muore a Firenze nel 1494, a soli quarant’anni.  

2Un letterato tra poesia e filologia

Canzoni a ballo, 1568. Scritte da Lorenzo de' Medici e da Angelo Poliziano
Canzoni a ballo, 1568. Scritte da Lorenzo de' Medici e da Angelo Poliziano — Fonte: getty-images

L’attività letteraria di Angelo Poliziano viene tradizionalmente divisa in due periodi: il primo è quello in cui si concentra la maggior parte della produzione poetica, la seconda, che comincia dopo la nomina di professore, è caratterizzata da un maggiore impegno nello studio della filologia classica, in particolare quella latina. 

2.1La poesia latina e quella volgare

In realtà la passione per la filologia e per la produzione letteraria in latino e greco è presente anche nel primo periodo dell’attività letteraria di Poliziano: agli anni ‘70 risalgono infatti le traduzioni in latino di alcuni libri dell’Iliade e la scrittura di liriche in greco e latino.

Questa produzione segue i principi della voluptas, cioè il piacere provocato dall’oggetto trattato e dalla parola usata, e della docta varietas, cioè la capacità dello scrittore di rifarsi a modelli differenti. Questi principi vengono riportati anche nella lirica volgare, ma per questa Poliziano prende modelli che rendano la poesia più delicata e facile da mettere in musica. 

2.2Stanze per la giostra di Giuliano de' Medici

Quest’opera, tra le più importanti della produzione poliziana, viene cominciata per celebrare la vittoria di una giostra da parte di Giuliano. Piena di simbolismi e allegorie, si apre con una celebrazione della potenza medicea e della grandezza di Lorenzo. 

Il racconto della vittoria di Giuliano viene trasportato su di un piano mitico: Giuliano diventa il cacciatore Iulio, giovane, selvaggio e insensibile all’amore, che Cupido decide di punire facendolo innamorare della ninfa Simonetta. Il patrimonio letterario cui Poliziano fa riferimento in quest’opera spazia dalla poesia stilnovistica a quella petrarchesca ed ellenistica.
L’opera rimane incompiuta per la morte di Giuliano nella Congiura dei Pazzi

2.3La fabula d'Orfeo

Fabula d'Orfeo di Angelo Poliziano. Incisione per un'edizione del 1550
Fabula d'Orfeo di Angelo Poliziano. Incisione per un'edizione del 1550 — Fonte: ansa

In quest’opera, scritta intorno al 1480 e quindi nel pieno della crisi con il Magnifico, Poliziano rielabora un mito caro all’ambiente neoplatonico fiorentino, che vede nel mito di Orfeo una metafora della forza della parola e della poesia. Secondo il mito classico Orfeo è un poeta straordinario cui viene data la possibilità di discendere agli inferi per riportare in vita l’amata Euridice a patto che non si volti a guardarla durante il viaggio di ritorno. Orfeo però tradisce il patto ed Euridice muore per sempre. Disperato, giura che non amerà più ed il suo corpo viene dilaniato dalle baccanti.

Secondo Ovidio e Virgilio la testa di Orfeo, staccata dal corpo, continua a cantare l’amore per Euridice, a simboleggiare l’immortalità della poesia.
Poliziano, invece, omette quest’ultima parte, quella più importante agli occhi di neoplatonici ed umanisti, denunciando una forte sfiducia nella potenza del mezzo poetico.

3La ricerca sulla lingua

Non si possono separare o comprendere la produzione letteraria e la figura di Angelo Poliziano se le si separa dalla sua attività di ricerca filologica.

3.1Il dibattito letterario

Ritratto di Angelo Poliziano (1454-1494)
Ritratto di Angelo Poliziano (1454-1494) — Fonte: istock

Nominato professore di filologia Poliziano si concentra a fondo in quegli studi che lo avevano appassionato fin da giovane. Studia gli autori latini e scrive commenti alle opere di Ovidio, Giovenale, Quintiliano e tanti altri.

Proprio in occasione di una lezione su quest’ultimo autore viene criticato da colleghi letterati per la scelta di un autore posteriore all’età classica di Cicerone e Virgilio, che la maggior parte degli umanisti pongono come esempi assoluti e irraggiungibili. Poliziano risponde alle critiche rifiutando i valori assoluti proposti dai colleghi umanisti e proponendo quello dell’esemplarità: se cambiano i tempi e cambiano anche i riferimenti culturali, e non per forza in peggio, pertanto gli autori dell’età imperiale possono essere modelli tanto quanto quelli d’età classica.

3.2L'importanza politica

Giuliano de' Medici (1478-1516).
Giuliano de' Medici (1478-1516). — Fonte: getty-images

Non bisogna pensare che il dibattito linguistico e filologico abbia un peso esclusivamente intellettuale. Lorenzo de’ Medici richiama attorno a sé letterati non solo per dare prestigio alla sua corte ma anche per portare avanti un preciso progetto politico finalizzato ad accrescere il peso politico di Firenze in tutta Italia

Ne è un esempio la Raccolta Aragonese, una raccolta di rime in lingua toscana curata dal Magnifico in persona tra il 1476 e il 1477, inviata al re di Napoli con una presentazione scritta dal Poliziano con l’intento di dimostrare la maggiore nobiltà della lingua toscana su tutte le altre: questi infatti definisce il toscano come lingua ricca ed elegante, incomparabile a tutte le altre. Il rilievo e l’importanza del Poliziano nei piani politici dei Medici si evince anche dalla premura con cui lo stesso Lorenzo vuole ricucire lo strappo creatosi con il poeta a cui, nel 1484, affida un’importante missione diplomatica presso la corte del papa Innocenzo VIII.