Analisi logica: come si fa. Frasi, esercizi, complementi

Di Redazione Studenti.

Frasi e complementi: ecco come si fa l'analisi logica. Regole ed esercizi per svolgere l'analisi di una frase o di un periodo

ANALISI LOGICA, COME SI FA

L'analisi logica è uno degli esercizi in assoluto più detestati dagli studenti: assegnata come compito a casa fin dalla scuola primaria, li segue praticamente fino al diploma, quando si applica anche alle altre lingue studiat, classiche o moderne che siano.

Questo accade perché l'analisi logica, al pari dell'analisi grammaticale, è estremamente importante per interpretare un testo: per questa ragione è importantissimo capire bene come si fa l'analisi logica, cos'è e a cosa serve. Il suo obiettivo, in parole povere, è quello di fare chiarezza sui rapporti che ci sono tra i vari componenti della frase, rendendola chiara per tutti.

ANALISI LOGICA DI UNA FRASE

Analisi Logica
Analisi Logica — Fonte: istock

Le prime cose che devi chiederti quando fai l'analisi logica di una frase sono:

  • Cosa significa quello che sto leggendo?
  • Quale funzione hanno le parole all’interno della frase? Cosa mi fanno capire?
  • Quale rapporto c’è tra queste parole?

ANALISI LOGICA: COME INDIVIDUARE SOGGETTO, PREDICATO E COMPLEMENTI

Fatto ciò comincia con l’identificare i seguenti elementi:

  • Soggetto. Per identificarlo devi capire se sei di fronte ad una frase attiva o passiva
    Nella frase attiva il soggetto è colui che compie l’azione
    Es: Marco (soggetto) ha un gatto
    Nella frase passiva, invece, il soggetto è colui che subisce un’azione compiuta da altri
    Es: Marco è stato rimproverato dalla maestra
  • Predicato. Tutti sappiamo che il predicato è un verbo ma bisogna fare attenzione a distinguere tra:
  • Predicato verbale (pv): lo riconosci perché è formato da soli verbi. Il suo scopo è descrivere un’azione (fatta o subita dal soggetto), uno stato, un evento, ecc… sempre in relazione al soggetto.
    Es: Marco (soggetto) ha mangiato (pv)
  • Predicato nominale (pn): è formato dal verbo essere più un aggettivo o un nome. In questo caso si distinguono due particelle: la copula, ossia il verbo essere, e la parte nominale cioè il nome o l’aggettivo che indicano il modo di essere del soggetto. Qui i tranelli da evitare sono due:
  1. Non sempre il verbo essere è copula dato che può anche essere usato come ausiliare
    Es: Marco è bello (predicato nominale)
    Es: Marco è andato via (predicato verbale)
  2. A volte si tende a confondere la parte nominale col complemento oggetto. In questi casi è la presenza del verbo essere a renderti certo di essere di fronte ad un predicato nominale
    Es: Marco è una sagoma
    NON va analizzato così: Marco (sogg) è (pv) una sagoma (complemento oggetto)
    MA così: : Marco (sogg) è (copula) una sagoma (parte nominale)


Focus: Analisi grammaticale: tutte le regole

  • Eventuali attributi e apposizioni. Entrambe queste particelle hanno lo scopo di attribuire una qualità al nome a cui si riferiscono per questo spesso vengono scambiate tra di loro. In realtà per non confonderti di basterà ricordare che:
  • L’attributo è un AGGETTIVO (o un participio passato di un verbo utilizzato come tale)
    Es: Marco (sogg) ha (pv) un bel libro (complemento oggetto con bel= attributo del complemento oggetto)
    Attenzione però a non fare confusione con il predicato nominale! Ricorda infatti che se l’aggettivo è preceduto dal verbo essere sei di fronte ad una copula e ad una parte nominale. Es: Marco è bello)
  • L’apposizione, invece, è un NOME che attribuisce una qualità a un altro nome
    Es: Marco (Sogg), un ragazzo (apposizione) di Roma, ha due cagnolini
  • Complementi. Come dice il nome servono a completare l’informazione contenuta nella frase. Essi rientrano nelle seguenti tre macrocategorie: diretti, indiretti e avverbiali. Scopriteli tutti nella nostra gallery che trovi qui sotto!