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Analisi capitolo 23 Promessi sposi

Di Redazione Studenti.

Analisi del testo del capitolo 23 dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni, che racconta il dialogo fra l'innominato e il cardinale Federigo Borromeo

CAPITOLO 23 PROMESSI SPOSI

Il capitolo 23 dei promessi sposi è quello che descrive l'incontro fra l'Innominato e il cardinal Borromeo
Il capitolo 23 dei promessi sposi è quello che descrive l'incontro fra l'Innominato e il cardinal Borromeo — Fonte: getty-images

Il capitolo 23 de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni (scarica qui se vuoi il riassunto dettagliato del capitolo 23) racconta dell'incontro fra l'Innominato e il cardinal Borromeo, che segue la digressione agiografica sulla vita del cardinale.

L’incontro tra i due è una delle pagine più belle del romanzo, e descrive il delicato momento in cui l’Innominato si converte definitivamente.

Fino a quel momento il vero e proprio cambiamento nell'uomo non era ancora avvenuto, nonostante le parole di Lucia avessero in qualche modo aperto uno spiraglio. E neppure la vecchiaia aveva potuto così tanto, nonostante l'Innominato avesse già mostrato qualche segno di interesse verso la possibilità di cambiare vita.+

Del resto è sbagliato parlare di miracolo religioso, o pensare che il cambiamento sia arrivato all'improvviso da sé: si tratta piuttosto di un lento processo che parte dalla stanchezza o - come direbbe Manzoni - da “un’uggia” nel compiere altre nefandezze. Ogni volta si fa più forte il rimorso, poi il pentimento, sentimento che per la prima volta proverà proprio di fronte a Borromeo.

ANALISI CAPITOLO 23 PROMESSI SPOSI

Per l’Innominato, in questo delicato momento della sua vita è fondamentale l'incontro con il cardinale Federigo Borromeo.

L'Innominato non ha bisogno di una predica, tanto che trovarsi di fronte ad un prete sarebbe forse controproducente. Ma lui sceglie di incontrare Federigo, di cui ha sentito parlare. E dopo una notte trascorsa nell'inquietudine alimentata dai suoi pensieri e dai suoi misfatti, si sveglia con altrettanta irrequietezza.

Gli viene detto che in molti stanno andando dal cardinale, appena giunto in città. Eppure, anche se scettico e stranito da tanto trasporto, anche lui pensa di fare lo stesso. 

INCONTRO TRA L'INNOMINATO E FEDERIGO BORROMEO

Si fa trascinare da quell’euforia collettiva perché anche lui sente finalmente il bisogno di sperare in qualcosa: ”Oh se le avesse per me le parole che possono consolare”, dice.

L’incontro dei due è un momento di alta poesia. Luigi Russo afferma che il Manzoni in queste pagine è uno scultore delle anime che mette di fronte due grandi statue, le quali riescono a dire le parole necessarie, essenziali e il cui silenzio è poesia. Sia il cardinale Federigo Borromeo sia l’Innominato sono due dei personaggi più curati da Manzoni.

Prima che i due si vedano entra in scena il cappellano crocifero, che annuncia al cardinale l’inaspettato arrivo dell’uomo. Questa notizia crea nel cardinale un attimo di meraviglia che viene però subito nascosta dalla compostezza e fierezza sua propria.

In questo momento Manzoni esalta Federigo paragonando la gioia di quest’ultimo nell’incontrare l’Innominato con la paura del cappellano che addirittura vorrebbe disarmarlo. Il Cardinale accoglie l’uomo con calore: gli va incontro premuroso e sereno. I due restano l’uno di fronte all’altro in silenzio, un silenzio più forte di qualunque parola. Entrambi sono immersi nei loro sentimenti e si osservano a vicenda, studiandosi in quell’atmosfera di ansia profonda che li circonda.

Da un lato abbiamo l’Innominato, in cui due sentimenti si contrappongono: a speranza di trovare pace interiormente e la paura di trovarsi in una situazione a lui nuova, quella del pentimento.

Dall’altro lato, invece, c'è Federigo, che si riempie di forza col suo portamento maestoso, dato soprattutto dalla pace interiore e dalla serenità fortemente presenti in lui.

La cosa che più colpisce l’Innominato è il vedere il cardinale dispiaciuto di non essere stato lui ad andare incontro all’altro. Per la prima volta l'Innominato capisce che qualcuno non lo teme. Borromeo sa chi ha di fronte, ma non ha paura, anzi. Aspetta la confessione dlel'Innominato, aspetta che gli parli del suo cambiamento e della sua nuova scoperta di Dio.

A questo punto che con la frase: Dio!Dio!Dio! Se lo vedessi! Se lo sentissi! Dov’è questo Dio? possiamo capire come l’Innominato non si sia ancora convertito del tutto. Non riesce ancora a credere che esista quel Dio di cui ha sentito parlare: lo vuole vedere, sentire. Non ha fede, ma forse vorrebbe averla. 

E di fronte a questa sua voglia di credere, il Cardinale risponde: Voi me lo domandate? Voi? E chi più di voi l’ha vicino? Non ve lo sentite in cuore, che v’opprime, che v’agita, che non vi lascia stare, e nello stesso tempo vi attira, vi fa presentire una speranza di quiete, di consolazione, d’una consolazione che sarà piena, immensa subito che voi lo riconosciate, lo confessiate, l’imploriate?

le parole che Manzoni fa pronunciare a Borromeo non sono intrise di una falsa religiosità: mostrano, al contrario, forza e solennità. Diversamente, non avrebbero mai potuto colpire un'anima come quella dell'Innominato.

La seconda parte del dialogo dei due è meno forte. Le parole del cardinale sanno di più di predica, di orazione. Il cardinale fa largo uso di espressioni bibliche, come Lasciamo le novantanove pecorelle, sono sicure sul monte; io voglio stare ora con quella che era smarrita.

Ma anche se intrisa di religiosità questa seconda scena contiene il culmine della conversione dell’Innominato. Gli occhi dell'uomo si gonfiano di lacrime, al punto che non vuol porgere la sua mano al cardinale perché impura.

In questa scena Manzoni non esita a creare un contrasto tra i due: Le sue lacrime ardenti cadevano sulla porpora incontaminata di Federigo;e le mani incolpevoli di questo stingevano affettuosamente quelle membra, premevano quella casacca, avvezza a portar l’armi della violenza e del tradimento.

L'aggettivazione qui ha un rilievo particolare. Per l’Innominato usa gli parole come ardenti, casacca avvezza a portar l’armi della violenza e del tradimento, mentre per Federigo usa porpora incontaminata, mani incolpevoli.

La trasformazione dell’Innominato è ormai completa, ma Manzoni ci tiene a rendere evidenti le differenze tra il cardinale, buono per eccellenza, e l’Innominato che lo è diventato solo ora.

AUDIO LEZIONE SUL CAPITOLO 23 DEI PROMESSI SPOSI

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VIDEO LEZIONE SUL CAPITOLO 23 DEI PROMESSI SPOSI

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