Cos'è l'anafora: esempi e funzione della figura retorica

Di Veronica Adriani.

Esempi e funzione dell'anafora, una delle principali figure retoriche presenti nella poesia e nella prosa. Ecco cos'è e come riconoscerla

ANAFORA: COS'È

Anafora: cos'è e come si riconosce?
Anafora: cos'è e come si riconosce? — Fonte: istock

Tra le tante figure retoriche, l'anafora è senz'altro una delle più frequenti, sia nella poesia che nella prosa. Saperla riconoscere e identificare è importante per comprendere al meglio lo stile di un autore e capire il perché di alcune scelte: ogni figura retorica, infatti, non solo crea uno stile all'interno del testo, ma esalta anche il significato che quel testo sottende.

ANAFORA, FUNZIONE

Il termine anafora viene dal greco anà + phèro, ovvero porto indietro, porto di nuovo. Sostanzialmente, come dice il termine, è una riproposizione di un elemento della frase, una ripetizione di una parola o una ripresa di un concetto. Lo scopo, naturalmente, è quello di porre l'accento sull'elemento che viene ripetuto, mettendolo in risalto nella frase.

La principale differenza con l'allitterazione, figura retorica di suono, è che mentre la seconda ripete esclusivamente i suoni, la prima ripete intere parti del discorso.

ESEMPI DI ANAFORA

Esempi celebri di anafora sono sparsi in tutta la produzione poetica, dal Duecento in poi. Qualche esempio è certamente più conosciuto di altri:

Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno

Per me si va nella città dolente,
Per me si va nell’eterno dolore,
Per me si va tra la perduta gente

Jacopone da Todi, Donna de Paradiso

O figlio, figlio, figlio,
Figlio, amoroso giglio!
Figlio, chi dà consiglio
Al cor me’ angustïato?

Cecco Angiolieri, S'i fosse foco, arderei 'l mondo

S’i’ fosse foco, arderei ’l mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempesterei;
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo