Ammortamento: significato, a cosa serve, quando e come si calcola, caratteristiche ed esempi.

AMMORTAMENTO

Ammortamento
Ammortamento — Fonte: istock

L’ammortamento è un procedimento di natura tecnico contabile e serve per ripartire un costo, che è il costo del cespite, nel tempo. Questo nel rispetto del principio di competenza. La procedura di ammortamento viene fatta perché le aziende prudenti dovrebbero trattenere risorse in quanto l’ammortamento nel Conto Economico (CE) a parità di ricavi e di altri costi abbassa l’utile di esercizio. Supponiamo di avere ricavi per 100 e costi per 80; l’utile di esercizio sarà 20. Se invece abbiamo 100 di ricavo, 80 altri costi e 10 di ammortamento, l’utile di esercizio sarà 10. La trattenuta dell’ammortamento si chiama autofinanziamento lordo poiché abbiamo effettuato altri accantonamenti (quale l’ammortamento) che ha trattenuto ricchezza. Autofinanziamento netto è quando invece si trattengono gli utili. Possiamo quindi dire che l’ammortamento è una specie di salvadanaio all’interno del quale anno dopo anno si aggiungono soldi necessari alla fine della vita utile dell’impianto per acquistare un nuovo impianto (Effetto Lehman e Roxy).

PROCEDURA CONTABILE

La procedura segue il cosiddetto tempo fisico. Nell’ammortamento a quote costanti il costo storico è perfettamente uguale nel tempo per cui se abbiamo 100 di costo storico e la vita utile è di 10 anni si deve fare 100/10 e quindi ogni anno ammortizziamo un valore di 10. La scrittura in questo caso è fondo ammortamento. Supponiamo di avere un valore originario di 2550, valore residuo 50 ed una vita utile di 5 anni: la procedura dell’ammortamento è costo storico (CS) – valore di recupero (VR) / vita utile (VI) = quota di ammortamento.

Come si compila il piano di ammortamento? Si mettono nel senso delle colonne gli anni di riferimento e, nel senso delle righe rispettivamente, il valore originario, la quota di ammortamento, il fondo ammortamento e il valore contabile netto. 

BENE AMMORTIZZABILE: DEFINIZIONE

Si possono ammortizzare i beni che hanno un utilizzo limitato nel tempo e un valore da ammortizzare maggiore di zero. Alcuni beni sono assolutamente esclusi da questa procedura come ad esempio i terreni, i fabbricati-merce, le immobilizzazioni in corso e gli acconti. I terreni perché la procedura di ammortamento viene effettuata per permettere di avere le disponibilità per poter riacquistare il bene. Nel caso dei terreni quindi essendo dei beni che non si distruggono questa procedura sarebbe inutile; inoltre facendo il calcolo matematico otterremo che alla fine il valore di recupero sarebbe maggiore rispetto al costo storico. Per cui facendo la procedura tecnico contabile abbiamo una Vn maggiore della Vo per cui se abbiamo 100 – 150 /vita utile; qualsiasi cosa mettiamo al denominatore, uscirà sempre un valore negativo per cui in questo caso non si devono accumulare soldi per sostituire il bene perché il valore finale sarà più alto del valore iniziale. Questo perché il terreno ha la capacità edificatoria ossia la possibilità di poterlo sfruttare per poter edificare.

Non si ammortizzano i fabbricati-merce, ossia quei beni che si possono vendere. Ad esempio un’agenzia immobiliare vende beni (case) che di fatto non ha costruito. Non si ammortizzano le immobilizzazioni in corso, perché? Gli acconti non si ammortizzano perché l’ammortamento è la ripartizione di un costo e non di un debito o di un credito.

AMMORTAMENTO NEL CODICE CIVILE

L’articolo 2426, comma 1 del numero 2, stabilisce che le immobilizzazioni materiali la cui utilizzazione è limitata nel tempo, devono essere sistematicamente ammortizzati in ogni esercizio in relazione alla residua possibilità di utilizzo. Quindi secondo i giuristi il bene si ammortizza solo se si utilizza. Quindi le immobilizzazioni in corso non si possono ammortizzare perché non sono finite e quindi per il giurista non possono avere possibilità di utilizzo. In questo comma i giuristi dicono anche qual è il criterio di ammortamento. Con il termine “sistematicamente” intendono un criterio ricostruibile e quindi utilizzando una tabella di ammortamento.

Gli ammortamenti così calcolati devono essere iscritti nel CE alla voce B.10 “Ammortamento delle immobilizzazioni materiali” (da ricordare che l’ammortamento figura anche nelle immobilizzazione nella parte attiva dello SP – Stato Patrimoniale - anche se il cespite è iscritto al netto dell’ammortamento stesso). L’ammontare complessivo degli ammortamenti vanno dedotti nello stato patrimoniale civilistico direttamente dai valori storici a cui si riferiscono e devono essere esplicitati nella nota integrativa.

COME SI AMMORTIZZANO LE IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI?

Il Codice Civile in merito va in dubbio e non sa come fare perché negli anni in cui si scriveva il codice si parlava di ammortamento in conto e di ammortamento fuori conto; mentre per le immobilizzazioni materiali prende posizione perché sceglie la posizione dell’ammortamento fuori conto cioè che il valore di ammortamento nel fuori conto non riduce direttamente il bene ma avviene per il tramite di un altro conto che è il fondo di ammortamento; l’ammortamento in conto invece significa fare l’ammortamento direttamente nel bene perché la scrittura è ammortamento a impianti ad esempio. Questa cosa è vietata per le immobilizzazioni materiali, per le immateriali invece si possono fare tutte e due.

IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI

L’OIC 16 (Organismo Italiano di Contabilità) integra questa parte, preoccupandosi del valore di ammortizzare non inserito all’interno del codice e lo definisce come la differenza tra il costo dell’immobilizzazione e il suo presumibile valore residuo al termine della vita utile, ossia il nostro valore di recupero. Al termine del periodo di vita utile tale stima deve essere aggiornata periodicamente. Supponiamo di avere un impianto con costo storico pari a 100, e supponiamo di avere un fondo di ammortamento pari a 50.
Ipotesi 1. Conto Economico: Ammortamento = 10 e Ricavi = 100.
Ipotesi 2. Conto Economico: Ammortamento = 10 e Ricavi = 0.
Nell’ipotesi 2 abbiamo una perdita di 10: la funzione dell’ammortamento è quella di trattenere ricchezza che in questo caso non c’è così come non sussiste la funzione dell’ammortamento e quindi in questo caso l’ammortamento non si deve fare. Nell’ipotesi 1 abbiamo un utile di esercizio di 90. Si può fare l’ammortamento? Dipende, perché non sappiamo se i ricavi realizzati derivano dall’utilizzo di quell’impianto. Il bene non può essere ammortizzato se non sono correlati ricavi all’impianto stesso. Correlazione diretta e indiretta. L’OIC infine dice che eventuali spese di rimozione vanno dedotte dal valore di realizzo a meno che il loro ammontare sia così esiguo da consigliare di non tenerne conto. Il bene di prima valeva 2550 ed aveva un valore residuo di 50, significa che vendiamo il bene ad un terzo per 50. Se però per poterlo vendere il bene deve essere smontato spendendo così una cifra di 70, queste spese vanno dedotte al valore di realizzo (secondo l’OIC).

Se invece il costo di rimozione supera il prezzo di realizzo, l’eccedenza va accantonata lungo la vita utile del cespite, questo perché nel nostro caso dell’esempio precedente potremmo fare 2550 – 50 + 70 il che è assurdo perché va a maggiorare il costo storico e allora il PC ci dice che la parte che eccede (20) non si deve espletare l’ultimo esercizio perché abbiamo fatto saltare il principio di competenza e quindi ne dobbiamo tener conto e bisogna spalmarlo dall’inizio dell’esercizio per cui quel 20 va rapportato sui 5 anni della vita utile del bene. Quindi bisogna dividere il 20/5 = 4 e creando un fondo di rimozione impianti in cui ogni anno accantoniamo 4. L’OIC 16, sempre integrando il 2426 ci dice che la residua possibilità di utilizzazione alla quale fa riferimento l’art 2426, consente di definire l’estensione del periodo di ammortamento. Tale periodo dipende dalla durata fisica delle immobilizzazioni materiali oppure dalla durata economica (la correlazione con i ricavi, ossia per quanto tempo il bene sarà capace di produrre ricavi).

Come l’OIC 16 commenta l’avverbio sistematicamente: lo interpreta che non significa ammortamento a quote costanti mentre i primi commentatori ritenevano che l’unico ammortamento consentito fosse quello a quote costanti perché era l’unico sistematico. L’OIC continua dicendo che dal fatto che non sia costante non significa che sia arbitrariamente variabile. È sempre necessario quindi inserire la formula che consenta di ricostruire come facciamo a trattenere ricchezza perché l’OIC sta cercando di non gonfiare i valori in bilancio e danneggiando così gli azionisti nella riscossione dell’utile. L’OIC quindi cerca così di tutelare il socio di minoranza.

L’OIC prosegue poi dicendo che è possibile effettuare un rallentamento o un’accelerazione del piano di ammortamento e l’eliminazione di errori di computo effettuati in esercizi precedenti o l’annullamento dell’aliquota di ammortamento in determinati esercizi se sussistono particolari condizioni e circostanze, dando informazione nella nota integrativa (se non si fa ammortamento si devono iscrivere i motivi nella nota integrativa).

APPLICAZIONE DEL COMPONENT APPROACH

Il problema di un cespite è che comprende delle componenti che hanno una vita utile di durata inferiore al cespite principale. Immaginiamo l’aula 1, non possiamo trattare l’aula come un unico bene perché nel suo interno ci sono una serie di immobilizzazioni che hanno una vita utile differente per cui se li valuto insieme non rispettiamo il Component Approach. L’unica eccezione è quando ciò non sia tecnicamente possibile, cioè non si riesce a stimare la vita utile della parte o il suo costo storico. Nella pratica l’errore avviene nei cespiti a corpo, ossia i beni acquistati da un fallimento. Il curatore fallimentare vende quindi tutta l’aula 1 insieme. L’azienda che l’acquista non può caricarsi i singoli beni ma deve caricare un unico bene che è l’acquisto a corpo (non possiamo avere il Component Approach).

Il codice prevede come unica possibilità di modifica del piano il cambiamento della durata di vita residua oppure della stima del valore residuo. Le modifiche devono essere motivate in nota integrativa. Si tratta di variazioni di stime che rientrano nel processo tipico e ordinario di valutazione annuale delle immobilizzazioni e che non configurano deroghe al principio della costanza (OIC 29).

Effetto sul bilancio: presi due SP e due CE, il fondo di ammortamento iniziale maggiorato della quota di ammortamento del CE, deve essere proprio pari al fondo di ammortamento finale. Le immobilizzazioni vanno al netto del fondo.

    Domande & Risposte
  • Come si ammortizza un bene strumentale?

    Si distribuisce su più anni il costo di acquisto di un bene, in questo modo chi acquista un bene strumentale non deduce immediatamente l’intero costo sostenuto ma solo la quota relativa all’anno di utilizzo.

  • Perché si fa l’ammortamento?

    La procedura di ammortamento viene fatta perché le aziende dovrebbero trattenere risorse in quanto l’ammortamento nel Conto Economico (CE) a parità di ricavi e di altri costi abbassa l’utile di esercizio.

  • Cosa significa ammortamento in finanza?

    E’ il processo attraverso il quale il debitore restituisce il capitale e gli interessi maturati sul debito.