All'amica risanata di Ugo Foscolo: significato, parafrasi e figure retoriche

All'amica risanata di Ugo Foscolo: significato, parafrasi e figure retoriche A cura di Antonello Ruberto.

Significato, parafrasi e figure retoriche dell'ode All'amica risanata, scritta da Ugo Foscolo nel 1802 per la guarigione della contessa milanese Antonietta Fagnani Arese.

1Le odi foscoliane

Ritratto di Ugo Foscolo. Incisione di Luigi Rados, 1818
Ritratto di Ugo Foscolo. Incisione di Luigi Rados, 1818 — Fonte: getty-images

L’inizio dell’Ottocento è un periodo particolare nella vita di Foscolo, segnato dalle fortunose fughe da Venezia prima, e da Milano e Bologna poi, dalla forte polemica nei confronti delle scelte politiche di Napoleone Bonaparte, reo agli occhi del poeta di aver firmato il Trattato di Campoformio con gli austriaci, e dall’arruolamento nell’esercito della Repubblica Cisalpina che, confluito nell’esercito francese, contrasta l’avanzata delle truppe austro-russe della Seconda coalizione, l’impegno militare di Foscolo dura fino al termine dell’assedio di Genova (1800), quando torna a Milano dove conosce Antonietta Fagnani Arese, di cui s’innamora profondamente. 

Sono anni segnati anche da un forte impegno intellettuale e letterario: il primo breve periodo milanese, quello di maggior coinvolgimento nella polemica antibonapartista, lo vede come collaboratore e direttore del Monitore italiano, dalle cui colonne anima il dibattito sul ruolo e l’autonomia della Repubblica Cisalpina nei confronti della Francia.

Mentre sul fronte più strettamente letterario questi sono gli anni della prima edizione delle Ultime lettere di Iacopo Ortis (1802) che avviene nello stesso periodo della stesura di quelle odi che, nella tradizionale lettura della critica, sono esemplari dello spirito neoclassico della lirica foscoliana: A Luigia Pallavicini caduta da cavallo viene scritta nei giorni dell’assedio di Genova, mentre All’amica risanata viene composta nel 1802, durante il secondo periodo milanese, lo stesso che vede il poeta concentrarsi nella traduzione e commento di scrittori classici come Catullo, un momento di particolare rapporto con i classici che ha influenzato non poco le sue scelte stilistiche.  

Il neoclassicismo foscoliano, almeno in questa fase, s’impernia su ideali di bellezza e armonia perfetti e sviluppa la sua poetica estraendo la realtà dalla sua dimensione storica e portandola in una dimensione quasi mitica che evoca una classicità ideale, immutabile, serena. 

Nell’ode foscoliana, e All’amica risanata ne rappresenta un esempio, la descrizione di una realtà rarefatta e delicata trova il suo immediato corrispettivo nel mito: presente e mito si evocano e si giustificano a vicenda come in un gioco di specchi, componendo una tessitura descrittiva che porta il lettore in una dimensione tanto concreta quanto impalpabile. 

2All'amica risanata: un'ode neoclassica

La lirica si compone di sedici strofe, ciascuna delle quali di sei versi, i primi cinque sono settenari disposti alternativamente come versi piani e sdruccioli, mentre l’ultimo è sempre un endecasillabo. Se questa disposizione rimane costante in tutto il componimento è lo schema delle rime a mutare presentando sia lo schema ababcC che quello abacdD.  

Sul piano contenutistico, invece, l’ode si divide in due sezioni: quella iniziale, dalla prima alla nona strofa, parla direttamente della protagonista del componimento; la seconda, dalla decima alla sedicesima strofa, si concentra maggiormente sugli aspetti mitici e il ruolo della poesia.  

Antonietta Fagnani Arese (Milano, 1778 - Genova, 1847), nobile italiana moglie di Marco Arese Lucini e amica di Ugo Foscolo
Antonietta Fagnani Arese (Milano, 1778 - Genova, 1847), nobile italiana moglie di Marco Arese Lucini e amica di Ugo Foscolo — Fonte: getty-images

Nelle prime due strofe Antonietta Fagnani Arese, cui è dedicata l’ode, viene descritta nell’atto di destarsi dal letto dopo essersi ripresa dal male che l’aveva colpita ed è paragonata alla più luminosa stella della costellazione di Venere che sorge dalle acque, con un parallelismo che già dai primi versi richiama all’ambito mitologico, in un’immagine che echeggia una simile descrizione virgiliana accentuandone l’antropomorfizzazione e concentrandosi sulle caratteristiche fisiche della donna. Cosa che introduce al tema della bellezza che, inaugurato nella seconda strofa, è a ben vedere il fulcro di tutta la lirica, e che il poeta definisce come l’unico sollievo per gli affanni umani.

La terza strofa continua a descrivere la bellezza della donna: la fine della malattia allontana il pallore e il suo viso riacquista colore (vv. 13-14), gli occhi riprendono la loro normale allegria e tornano ad essere causa di quel desiderio e di quell’attrazione da parte degli uomini (vv. 15-16) che preoccupa le loro madri e rende sospettose le mogli.

Le sei strofe successive proseguono il ritratto della Fagnani Arese, tratteggiandone la bellezza in un modo che è allo stesso tempo fisico ed etereo, in cui i gesti e le azioni concrete della protagonista dipingono scene che richiamano direttamente ad un immaginario mitico, funzionale alla progressiva assimilazione tra la nobildonna milanese e Afrodite.

Le Ore, che nella mitologia greca erano le custodi dell’Olimpo, se prima somministravano farmaci alla donna ora diventano ancelle che le offrono i gioielli con cui abbigliarsi e le scarpe con cui danzare; il rimando ad un mondo classico ideale è dato dal fatto che i gioielli della donna, detti monili (v. 22), portano le figure di dei e sono scolpiti da artisti greci (vv. 23-25); nella quarta strofa, invece, i balli notturni vengono indicati dalla parola cori (v. 27), un latinismo, e le scarpe adatte al ballo sono i coturni (v.27), cioè le scarpe usate dagli attori nella tragedia greca. La donna amata, una volta guarita, torna ad essere Dea (v. 28), e il suo stesso abbigliamento contribuisce a definirla come tale.

La sesta, la settima e l’ottava strofa descrivono la donna/dea mentre suona l’arpa con gesti leggeri e i suoi vestiti morbidamente aderiscono al suo corpo, o mentre danza in maniera tanto leggiadra quanto agitata, quasi muovendosi a mezz’aria e con un ritmo capace di scompigliare i capelli e i vestiti, che lasciano così intuire le forme del petto, definendo un’immagine di bellezza e sensualità misurate ed equilibrate come prevedono gli ideali neoclassici e che contribuiscono ad arricchire l’immagine divinizzata della protagonista. 

La nona strofa introduce l’argomento delle successive sette: mentre le Ore volteggiano attorno alla donna (vv. 49-51), le Grazie, figure del pantheon romano, guardano con disappunto a chi le ricorda che la bellezza è un dono destinato a scomparire, e di riflettere sull’inevitabile morte

Dalla decima alla dodicesima strofa il poeta s’immerge totalmente in una serie di riferimenti classici e mitologici che dialogano con la quotidianità rendendosene indistinguibili. 

Centro della riflessione è la poesia e il suo ruolo nell’eternare la bellezza, esemplato dalle storie di Artemide e Bellona: la prima, cacciatrice terribile e abilissima, viene consacrata dalla poesia (v. 61) come figlia degli dèi, dea boschiva e della caccia, e guardiana dell’Ade (vv. 64-66); Bellona, da semplice amazzone, fu allo stesso modo consacrata dai poeti (v. 69) come dea della guerra e ora, dice Foscolo, ricollegandosi improvvisamente all’attualità storica, prepara la guerra contro l’Inghilterra (vv. 70-72), riferendosi ai preparativi francesi per lo sforzo bellico contro la seconda coalizione

La tredicesima e la quattordicesima strofa si rivolgono direttamente alla Fagnani Arese, di cui ora Foscolo parla come una sacerdotessa di Venere, e la descrive intenta a decorare con del mirto (vv. 73-75) quella statua che presiede alle stanze più private della sua casa (vv. 76-77); l’amata è quindi devota a quella dea dell’amore che anticamente regnava sulle isole e il mare dello Ionio (vv. 79-82). Quello stesso mare e quelle stesse isole, dice Foscolo nella quindicesima strofa, con un evidente riferimento autobiografico che apre la strada alla strofa conclusiva, in cui egli stesso nacque (v. 85) e dove visse e morì quella Saffo (vv. 86-87) di cui il vento zefiro fa ancora risuonare la lira quando soffia sul mare (vv. 88-90).  

La strofa conclusiva dichiara la missione del poeta, cioè quella di imitare gli antichi poeti greci ed eternare con la poesia (vv. 92-94) la bellezza dell’amata al punto da renderla una dea che riceverà i voti delle donne milanesi che vivranno dopo di lei (vv. 95-96).

3All'amica risanata: parafrasi

Monumento a Ugo Foscolo. Statua realizzata da Antonio Berti, Firenze, 1938
Monumento a Ugo Foscolo. Statua realizzata da Antonio Berti, Firenze, 1938 — Fonte: getty-images

Come dagli anfratti marini
la stella più cara a Venere
come una chioma brillante di rugiada
tra l'oscurità delle tenebre che fuggono
appare, e il suo percorso celeste
abbellisce con la sua luce eterna,

Così sorgono le tue divine
forme dal tuo letto malato,
e in te rivive la bellezza,
quella bellezza che diede
un unico conforto ai dolori
di quelle menti umane nate per illudersi.

Vedo il caro viso
fiorire colorandosi di rosa, ritornano
a sorridere i grandi occhi
seduttori; e restano sveglie
piangendo nuovamente a causa tua
le ansiose madri, e le sospettose amanti.

Le Ore che prima tristemente
scandivano il tempo delle cure,
oggi la veste pregiata,
i gioielli nelle cui gemme
ci sono effigi di antichi Dei,
nobile lavoro di scalpelli greci,

e i bianchi stivaletti
e gli amuleti ti portano
per i quali ai balli notturni
a te, o Dea, guardando
i giovani dimenticano le danze,
tu che causi affanni e speranze.

O quando abbellisci l'arpa
sia con nuove musiche
sia con i morbidi contorni
delle tue forme cui delicatamente
la seta delle vesti aderisce, mentre
fra i silenziosi sospiri vola il tuo canto

pericolosamente; o quando
danzando tracci volute nell’aria, e mentre l’agile
corpo volteggia nell’aria
le grazie nascoste sfuggono
dalle vesti, e da quel trascurato
velo che si è sgualcito sul petto palpitante.

In quel movimento, lentamente
si sciolgono le trecce, rese linde
dal balsamo che da poco le ha bagnate,
tenute a stento dal pettine d’oro
e da quella ghirlanda di rose
che aprìle t’ha dato insieme alla salute.

Come fossero serve d’Amore
ti svolazzano intorno
le invidiate Ore,
le Grazie intristite guardino
a chi ti ricorda la vanità della
bellezza, e il giorno della morte.

La mortale guida
delle sessanta ninfe
sulla pendice del Parrasio
stava la casta Artemide
e spargeva terrore tra i cervi
facendo vibrare la corda dell’arco di Cidonio.

La fama la proclamò
figlia degli déi; gli uomini
timorosi l’hanno chiamata dea,
consacrandole i Campi
Elisi, la freccia infallibile,
e i monti, e la Luna nel cielo.

Allo stesso modo gli altari a Bellona
un tempo amazzone invincibile,
diede la voce di Elicona;
ella ora l'elmo e lo scudo
contro la rapace Inghilterra
prepara insieme ai cavalli e alla sua furia.

E quella dea di cui con del sacro
mirto ti vedo cingere
devotamente quella statua,
che custodisce la parte più segreta della tua casa
di cui tu m'appari come sola sacerdotessa

fu regina, e su Citera
e Cipro che sempre
odorano di primavera
regnò felicemente, e sulle isole
dai monti boschivi
che spezzano i venti e lo Ionio.

Quel mare fu la mia culla,
e lì vaga il puro spirito
della fanciulla innamorata di Faone,
e se lo zefiro della notte
soffia dolcemente sulle onde
le spiagge risuonano del triste suono di una lira:

perciò io, ricolmo dell'aria
sacra della mia terra natìa, nell'italico
solenne canto trasporto
per te la lirica greca,
e tu, resa divina, avrai i voti
delle discendenti lombarde tra i miei canti.

4All'amica risanata: figure retoriche principali

  • V. 2, “l’astro più caro a Venere” – Si tratta di una perifrasi per intendere Lucifero, stella della costellazione di Venere.
  • V. 8, “egro talamo” - Si tratta di un'ipallage, cioè di una struttura sintattica che attribuisce una qualità, la malattia in questo caso, ad un oggetto diverso da quello che dovrebbe essere logicamente proprio, il letto invece della persona.
  • Vv. 13-14, “Fiorir…la rosa” - In questa similitudine il viso della donna, pallido per la malattia, riprende colore come una rosa che rifiorisce.
  • V. 27, “cori notturni” - Si tratta di un latinismo derivante dalla parola “chorus”, cioè ballo.
  • V. 31, “l’arpa adorni” e v. 38 “balli disegni” - Si tratta di una sinestesia, un particolare tipo di metafora che accosta due parole appartenenti a sfere sensoriali diverse.
  • V. 56, “oceanine vergini” – Perifrasi per indicare le sessanta ninfe che componevano la corte di Artemide. 

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    Domande & Risposte
  • Quando è stata scritta l'ode All'amica risanata?

    Nel 1802.

  • Chi è L'amica risanata di Foscolo?

    La contessa milanese Antonietta Fagnani Arese.

  • Qual è lo schema rimico dell'ode All'amica risanata?

    ABACDD.