Alternanza scuola-lavoro in Caritas: l'esperienza degli studenti con i malati di AIDS

Di Veronica Adriani.

La diffidenza iniziale, lo scontro con i pregiudizi. Poi, una nuova sensibilità verso l'esterno. L'alternanza scuola-lavoro di Luca, Ilaria e Fiamma

ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO: CARITAS VILLA GLORI

Incontro fra Caritas e le scuole di Roma a Villa Glori per la presentazione dell'offerta formativa sull'alternanza scuola-lavoro
Incontro fra Caritas e le scuole di Roma a Villa Glori per la presentazione dell'offerta formativa sull'alternanza scuola-lavoro — Fonte: redazione

Non tutte le esperienze di alternanza scuola-lavoro si svolgono in azienda. Un buon numero di progetti sono gestiti infatti da associazioni di volontariato e ONG, che propongono un tipo diverso, ma non meno importante, di formazione: quello alle relazioni umane. "Non succede tutti i giorni che venga proposta una cosa simile" ci ha raccontato Luca, studente del liceo Nomentano come le sue compagne Fiamma e Ilaria. "Ho scelto questa esperienza anche per mettermi un po' alla prova".

La prova di Luca consisteva nel prestare assistenza ai malati di AIDS presso la casa-famiglia di Villa Glori, gestita dalla Caritas di Roma: un piccolo rifugio nel verde di un parco dove ogni giorno trovano spazio, coordinati dagli operatori del posto, laboratori di ceramica, lavorazione della pelle, musicoterapia.

Luca, Fiamma e Ilaria arrivano a Villa Glori su suggerimento di una delle loro professoresse, sapendo solo in linea di massima cosa li aspetta: hanno sentito parlare dell'AIDS, di come si trasmette, ma non hanno mai conosciuto qualcuno che conviva con la malattia, né hanno mai ascoltato le sue storie.

Villa Glori è decisamente fuori mano per loro. Così la mattina escono molto presto di casa, arrivano verso le 9 sul posto e aspettano l'inizio delle attività. Seguono i laboratori con i residenti, fanno merenda con loro, giocano a biliardino, se ne hanno voglia si fermano a pranzo. E, soprattutto, parlano, cercando di stabilire delle relazioni, trovare un punto di contatto.

"All'inizio c'era un senso di distacco, non riuscivo ad entrare in contatto coi vari utenti. Era un'esperienza nuova con persone che avevano una malattia che non conoscevo" racconta Luca, che confessa: "i primi giorni non avevo tanta voglia di venire. È stato un inizio difficile". Una difficoltà condivisa anche da Fiamma: "La difficoltà è stata soprattutto psicologica: sai come si diffonde la malattia, sai cos'è...però almeno all'inizio hai sempre quel minimo di pregiudizio, soprattutto con persone che non conosci, specie se non sai il loro vissuto".

Con il tempo i problemi però si superano, anche grazie all'ambiente: "il clima è familiare, caldo, piacevole" racconta Ilaria. "Questo posto è l'esempio della gentilezza più assoluta" le fa eco Fiamma "non mi sono mai sentita sfruttata, anzi". 

ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO: SVILUPPARE LE SOFT SKILLS

Ilaria frequenta il liceo Nomentano. Ci ha raccontato la sua esperienza presso la casa-famiglia di Villa Glori gestita dalla Caritas
Ilaria frequenta il liceo Nomentano. Ci ha raccontato la sua esperienza presso la casa-famiglia di Villa Glori gestita dalla Caritas — Fonte: redazione

"Cosa sviluppa un ragazzo alla fine di questa esperienza? Sicuramente riesce a conoscersi meglio" spiega Gianni Pizzuti, responsabile area educazione al volontariato della Caritas. "I ragazzi qui creano delle relazioni con persone con cui altrimenti difficilmente entrarebbero in contatto, e poi imparano a lavorare in gruppo: l'intero gruppo classe alla fine ne trae un beneficio".

Si fa un gran parlare di soft skills, le capacità trasversali spendibili sul lavoro e nella vita al di là delle competenze professionali. Un'esperienza come questa, completamente immersiva sul lato emozionale e relazionale, è una fonte continua di sviluppo di quelle capacità: "Questa esperienza mi ha fatto crescere a livello umano, ha dato tante emozioni" confessa Ilaria. "A me ha lasciato una nuova sensibilità verso questa malattia" spiega Luca "adesso do molta importanza all'informazione su questa malattia, perché vedo che in tanti la prendono alla leggera".

SUPERARE I PREGIUDIZI

"Con i ragazzi non ho avuto particolari difficoltà" racconta Pizzuti a proposito dei lati critici dell'alternanza, un percorso seguito ad oggi da circa 1000 studenti sul territorio romano. "Ne ho avute semmai con i genitori di una classe di un liceo che non volevano che i figli facessero un'esperienza di volontariato: avevano paura, pregiudizi, timore dei rischi che pensavano ci fossero". Ma a volte basta un po' di perseveranza e dialogo: "Ho dovuto incontrarli e convincerli a far fare questa esperienza ai loro figli. La cosa interessante è che poi alcuni di loro hanno anche partecipato a un'attività di servizio".

Ma se l'alternanza scuola-lavoro è efficace proprio perché permette anche di sviluppare competenze professionali non acquisibili a scuola, che senso ha scegliere un percorso così lontano dal proprio indirizzo di studi?

"L'alternanza scuola lavoro dovrebbe essere inerente al percorso scolastico, ma non sempre è facile" spiega Fiamma. "Noi facciamo il liceo scientifico: non è facile trovare un progetto che sia inerente al nostro percorso di studio". La scelta a volte è forzata per mancanza di alternative, o dettata da inclinazioni personali che poco hanno a che vedere con le materie studiate: "A volte si sceglie la cosa meno peggio" spiega "ma questa è stata una bella esperienza".