Alla ricerca del tempo perduto

Di Redazione Studenti.

Trama, analisi e recensione de Alla ricerca del tempo perduto, il romanzo a sfondo sociale di Proust pubblicata in sette volumi

ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO, DESCRIZIONE

Alla ricerca del tempo perduto di Proust: trama e analisi
Alla ricerca del tempo perduto di Proust: trama e analisi — Fonte: ansa

Alla ricerca del tempo perduto (À la recherche du temps perdu) è probabilmente l’opera più nota e importante dello scrittore francese Marcel Proust, definita L'oeuvre cathédrale. Il romanzo più lungo del mondo secondo il Guinness dei primati - 9.609.000 caratteri, scritti in 3724 pagine - è stato pubblicato in sette volumi tra il 1913 e il 1927.

La Recherche è un’opera imponente che sottende però soprattutto uno scopo filosofico molto complesso: capire di cosa il tempo sia composto per cercare di sfuggirgli.

Tre dei sette volumi vennero pubblicati postumi attraverso note che l’autore stesso aveva lasciato all’interno dei suoi scritti.

ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO, STRUTTURA

Il romanzo consta di sette volumi, così suddivisi:

  1. Dalla parte di Swann. Il primo libro narra l'infanzia di Proust a Combray, descrivendo i rapporti psicologici con la madre, con le sue prime letture intellettuali e con gli abitanti del paese. Si apre poi la seconda sezione, dove entrano in scena i membri della famiglia Swann. Qui viene introdotto il tema della recherche interiore dell'autore e dell'attenzione per i dettagli del proprio passato. La seconda sezione è dedicata a Charles Swann e al suo amore per Odette de Crècy.
  2. All'ombra delle fanciulle in fiore. Questo volume parla del trasferimento di Marcel da Combray a Parigi. Qui frequenta l'amico Charles Swann e la moglie Odette. Il libro parla anche del suo innamoramento per Gilberte, figlia della signora Swann, e, successivamente, a seguito di un soggiorno con la nonna in Normandia, di quello verso Albertine, adolescente tra altre fanciulle "in fiore".
  3. I Guermantes. Marcel va a vedere Berma, un’attrice di cui è invaghito, a uno spettacolo teatrale. Tuttavia, mentre l’amore per lei viene progressivamente meno, si accende invece quello verso la duchessa Madame Guermantes. Marcel inizia a frequentare la nobile famiglia nel circolo del barone Charlus, mentre la malattia della nonna peggiora. Alla morte di quest’ultima, Marcel incontra nuovamente Albertine e si innamora di lei, mentre scopre che il barone Charlus è omossessuale.
  4. Sodoma e Gomorra. Nel romanzo si snodano due rapporti binari: quello tra Marcel e Albertine e l’altro tra il barone Charlus e un giovane violinista. Parla anche del sospetto che Marcel ha rispetto ad un tradimento di Albertine e alla certezza che questo sia avvenuto con una donna nobile.
  5. La prigioniera. Marcel vuol perdonare Albertine e vanno a vivere insieme. Ma la gelosia torna, al punto che Marcel chiuderà la sua amante in casa impedendole di uscire. Albertine riuscirà a fuggire, lasciando una lettera a Marcel.
  6. La fuggitiva. Se inizialmente Marcel non manifesta dispiacere per quanto accaduto, in seguito ne soffre infinitamente. Marcel cadrà in una profonda depressione quando scoprirà che la sua antica innamorata ha avuto un incidente ed è morta cadendo da cavallo. Successivamente incontrerà per caso Gilberte Swann, di cui si innamora nuovamente, ma che è promessa sposa al nipote del barone Charlus. Al termine del racconto Marcel scoprirà però che anche quest’ultimo è omosessuale.
  7. Il tempo ritrovato. Durante la Prima guerra mondiale, Marcel si accorge che il tempo trascorre inesorabilmente e torna a Parigi, trovandola diversa da come l’aveva conosciuta durante la Belle Époque. Diventa un assiduo frequentatore della casa di Gilberte e per un'ultima volta decide di andare a un incontro nel salotto della famiglia Guermantes. Qui espone importanti riflessioni sul trascorrere del tempo, dichiarando l’intenzione di scriverli in un libro.

ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO: COMMENTO E STILE

Nella Ricerca il protagonista si esprime in prima persona e si identifica con l'autore; altri personaggi sono generalmente soltanto trasfigurazioni di personaggi reali che Proust ha conosciuto davvero. Il romanzo ha la struttura di una grande cattedrale gotica. La scoperta del significato della realtà può arrivare in modo del tutto inaspettato, attraverso la memoria, a partire da un evento minimale e casuale. L’esempio forse più noto di sempre è quello della madeleine, il dolce che il protagonista assapora per la prima volta dopo la sua infanzia e che gli riporta alla mente, insieme a uno spettro estremo di sensazioni, un intero periodo della sua vita.

Proust è convinto, così come Baudelaire e i simbolisti, che lo scrittore debba liberare l'essenza delle sensazioni componendole in una metafora. L'artista, in sostanza, non inventa ma scopre. Le sensazioni e le cose sono immerse nel flusso del transitorio e dell'effimero, entrambi soggetti al tempo che le disintegra e le porta via. L’uomo non fa che impegnarsi in una lotta continua contro il tempo. Solo nella sua memoria, secondo Proust, l'uomo nel suo insieme può cogliere le incessanti trasformazioni alle quali il tempo sottopone fatti, persone e sentimenti. Questa concezione si rifà alla teoria del "tempo creativo" di Henri Bergson che Proust tiene a mente nella formulazione della sua teoria filosofica. Bergson aveva già parlato di coscienza interiore, e di coesistenza di passato e presente nel flusso della coscienza.

Per Proust, il recupero del passato non è sempre possibile. Per farlo distingue due tecniche: memoria volontaria e memoria spontanea.

  • La memoria volontaria ricorda alla nostra intelligenza tutti i dati del passato, ma in termini logici, senza darci l'insieme di sensazioni e sentimenti che segnano questo momento come unico.
  • La memoria spontanea è la memoria sollecitata da una sensazione casuale e che ci immerge nel passato con un processo non logico.

Proust rappresenta sfondi, circostanze e personaggi in modo soggettivo e dinamico. Lo stile è complesso: i suoi periodi sono quasi sempre lunghi, lenti, complessi, ricchi di incisi e subordinate. Il ritmo ha una funzione espressiva, perché corrisponde al flusso continuo del ricordo.

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