Alessandro Manzoni, pensiero politico: approfondimento

Di Redazione Studenti.

Il pensiero politico di Alessandro Manzoni manifestato attraverso le sue opere più famose: approfondimento sul punto di vista dello scrittore

Alessandro Manzoni

Alessandro Manzoni e Giuseppe Garibaldi
Alessandro Manzoni e Giuseppe Garibaldi — Fonte: getty-images

Studiando Alessandro Manzoni, è possibile constatare come il suo pensiero politico sia enormemente influenzato dal periodo storico in cui si estende la sua vita, un periodo caratterizzato dalla Rivoluzione francese, che diffonde principi oggi universalmente riconosciuti quali la libertà, la fratellanza e l’uguaglianza (libertè, egalitè,fraternitè), che da subito fecero proseliti dapprima nella società francese, poi in tutta quella europea.

La lunga vita di Manzoni è dunque influenzata da avvenimenti storici che segneranno profondamente il volto stesso della propria patria, l’Italia, fino all’unificazione della stessa. Egli è così riconoscibile come il principale testimone dei cambiamenti più significativi sotto il profilo politico, che ancora oggi caratterizzano la storia e la quotidianità della penisola.

L’interesse di Manzoni per la politica

L’interesse del Manzoni per la politica si manifesta tra il 1801 e il 1805 (con la poesia Il trionfo della libertà), anche se non prenderà mai direttamente parte ai suoi avvenimenti: nel 1849 viene eletto deputato del collegio di Arona in Piemonte, ma rifiuta tale nomina poiché non si considera adatto per la politica; nel 1861 viene poi nominato senatore da Vittorio Emanuele II, incarico che lo porterà in giro per l’Italia alla ricerca del consenso popolare. Nel 1872 viene infine nominato cittadino onorario di Roma.

Manzoni rivolge attenzione particolare agli avvenimenti della rivoluzione francese, poiché sostiene come questo grande evento storico possa influire sulla situazione italiana, diffondendo l’idea della necessità d’unificazione e d’indipendenza. Ecco dunque emergere la figura del grande pensatore, difensore del “liberalismo”, animato da un grande senso di patria.

E proprio l’aspirazione verso un’Italia unita libera e indipendente collocano il Poeta nel filone del liberalismo, ideale espandibile anche all’ambito religioso. Lo stesso Benedetto Croce lo riconosce come il “capo della scuola cattolico-liberale”, espressione che individua “l’orientamento politico dei cattolici che avevano condiviso il programma di unità e di indipendenza del risorgimento italiano sulla base di una mera “ricezione”dei principi politici del liberalismo” .

Manzoni stesso si dichiarerà poi un liberale.

L’unità d’Italia

D'altronde fu proprio la rivoluzione francese a diffondere gli ideali d’egalité, fraternité e liberté, rifiutando così ogni forma di violenza perché considerata un ostacolo alla concretizzazione di tali principi; e i principi cristiani sono d’aiuto a tale obiettivo, poiché solo con la loro applicazione è possibile creare una società giusta e libera, con particolare riguardo ai più deboli.

Quella dell’unità politica della penisola è però, come definita dal Manzoni stesso, una “bella utopia”: il poeta afferma che lo stato rappresenta l’unione territoriale e politica di un paese, la cui “forza” si evidenzia nella sua organizzazione militare e civile; unione che viene però ostacolata dalla presenza dello “straniero”, termine con il quale viene classificata la presenza asburgica in territorio italiano.

Il Manzoni politico avverte come il suo ideale di governo trovi spunti nella morale cattolica, affermando che il vero concetto di libertà possa essere compreso solo grazie a tale etica.

Se ne deduce che, nella visione manzoniana, la religione e la politica sono due elementi inscindibili tra loro, necessari per la realizzazione di un ideale d’Italia unita: il suo è, come affermato da studiosi letterati, un “cattolicesimo moderno” che considera fondamentali quei diritti umani naturali come la libertà.

Egli sostiene infatti che la religione è in grado di influenzare enormemente il sentimento d’orgoglio nazionale, che può essere raggiunto solo se i concetti di patria e nazione vengono considerati valori esenti dal concetto nazionalistico.

Alessandro Manzoni: biografia

La vita di Manzoni è interamente centrata alla scrittura di opere ispirate alla rivoluzione francese quale avvenimento cardine del suo ideale politico; assumono un rilievo particolare “La Rivoluzione Francese” del 1789 e “La Rivoluzione Italiana” del 1859, scritte all’età di ottant’anni, quando gli avvenimenti politici italiani del periodo tra il 1859 ed il 1862 lo spingono ad operare un confronto tra le due rivoluzioni.

Egli evidenzia come l’instabilità prodotta dalla nuova politica francese, che aveva conferito maggior potere politico alle masse popolari (ancora non in grado di saper distinguere le false idee dalla realtà), si contrapponga alla stabilità prodotta dalla rivoluzione italiana, che aveva condotto alla formazione di uno Stato Unitario, “il cui potere non era in mano a colui che sapeva esercitare maggior “potenza”, ma si esprimeva attraverso la “superiorità del diritto, che trovava nel principio oggettivo ed universale della giustizia la sua legittimazione”.

Il pensiero filosofico risulta influenzato dalle correnti illuminista e romantica; è proprio in seguito all’adesione a quest’ultima teoria filosofica e letteraria che il suo pensiero politico avrà una svolta ed una formazione definitiva.

La formazione illuminista

Illuminista è la sua prima formazione, condizionata soprattutto dalle idee introdotte dall’impresa napoleonica. La corrente illuminista segnerà profondamente il pensiero e la cultura manzoniana, classificandolo principalmente come razionalista, , a tratti paragonabile a quello leopardiano riguardo la vita e il destino dell’uomo; a differenza di Leopardi, Manzoni  crede fermamente che il mondo sia gestito da Dio e dalla provvidenza divina. Dunque una visione maggiormente positiva.

Significativo è notare come, nonostante gli illuministi rifiutassero qualsiasi forma di religione, compreso il cristianesimo, Manzoni, in seguito alla sua conversione, non tradsce mai gli ideali di democrazia e giustizia acquisiti da tale corrente filosofica. Il poeta infatti considera fondamentale per ogni uomo l’uso della ragione, esercitata attraverso l’acquisizione di una cultura sempre più vasta, con lo scopo non solo di “formare “ l’individuo, ma soprattutto di liberarlo dalla superstizione e dall’oscurantismo che lo attanaglia.

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È Manzoni ad affermare che “ogni singolo uomo è, dalla nascita, come una lavagna pulita sulla quale poi si vanno a segnare poco a poco le esperienze che vengono dall’esterno”.

L’ideale di vittoria sulla superstizione umana si celebra nel poemetto Il trionfo della libertà scritto da un Manzoni appena quindicenne, nel quale si celebra la sconfitta del dispotismo e dell’oscurantismo razionale per opera di Napoleone. In esso il poeta esalta la rivoluzione francese e l’amor di patria; non c’è solo la celebrazione dei successi e dei valori francesi, ma anche e soprattutto la delusione provocata dall’ostacolo, la dominazione asburgica, che impedisce l’unificazione territoriale e politica dell’italia.

. . . . . . I tuoi figli abbietti e ligi
Strisciangli intorno in atto umile e chino;
E tal, di risse amante e di litigi,
D'invido morso addenta il suo vicino,
Contra il nemico timido e vigliacco,
Ma coraggioso incontro al cittadino.
Tal ne' vizii s'avvolge, come Ciacco
Nel lordo loto fa; soldato esperto
Ne' conflitti di Venere e di Bacco.
E tal di mirto al vergognoso serto
Il lauro sanguinoso aggiunger vuole,
Ricco d'audacia e povero di merto.
Tal pasce il volgo di sonanti fole,
Vile, di patrio amor par tutto accenso,
E liberal non è che di parole.

In questo passo Manzoni evidenzia la sua totale contrarietà all’atteggiamento dei lombardi che trattano lo “straniero” come liberatore e padrone contemporaneamente, e non comprendono come la sua presenza possa essere d’ostacolo all’unificazione della penisola (lo straniero è considerato nemico e freno all’affermazione del concetto di “libertà italiana”, intesa come indipendenza da esso, raggiungibile solo con la unificazione territoriale e politica. )

La riflessione sul problema italiano avrà una miglior trattazione in seguito alla frequentazione di Vincenzo Cuoco, considerato dal poeta stesso “il suo primo maestro di politica” dal quale apprende il vero senso d’amor di patria e di libertà: è infatti da Cuoco che deriva il rifiuto per uno stato dispotico e accentratore, ostacolo delle libertà collettive ed individuali.

Alessandro Manzoni
Alessandro Manzoni — Fonte: getty-images

Trattando del romanticismo, Manzoni vi aderisce durante il suo soggiorno milanese ( con lo scopo di passare un po’ di tempo insieme alla madre Giulia Beccaria), grazie all’influsso dato dal letterato francese Claude Fauriel. Inizialmente Manzoni è indirizzato da Fauriel nel gruppo politico degli ideologi, aperti oppositori del regime napoleonico. In seguito non esiterà a porsi nettamente in contrasto con tale ideologia, appoggiando e sostenendo al contrario le imprese della rivoluzione, mantenendo però sempre un buon rapporto con l’amico francese, con il quale intrattiene anche una corrispondenza epistolare: Fauriel e Manzoni, infatti, coltiveranno una forte amicizia basata sulla condivisione di quei ideali romantici che, come già ribadito, segneranno la formazione politica del Manzoni.

È evidente dunque come il poeta dimostri apertamente la sua adesione al romanticismo, senza rinunciare alla razionalità propria dell’illuminismo.

Ed è evidente, altresì, la concezione provvidenzialistica della storia, già contenuta nella visione filosofica del letterato francese e riconoscibile nel capolavoro manzoniano de “I promessi sposi”.

La raccolta politica del Manzoni comprende anche tragedie, odi e altre opere minori, quali il poemetto “Trionfo della libertà” (già richiamato precedentemente) che si compone di quattro canti e il “proclama di Rimini”, che ribadisce la sua intolleranza verso il regime asburgico.

Alessandro Manzoni, opere

Manzoni ha prodotto moltissimo in termini di letteratura: tragedie, odi, e il suo romanzo più famoso, I promessi sposi, un classico della letteratura italiana che racchiude molto del suo pensiero.

Vediamo ciascuna opera più nel dettaglio.

Adelchi

Ispirato ad un momento storico reale, quello dell’ultimo periodo della dominazione longobarda in Italia, Manzoni riprende la figura di Ermengarda (moglie di Carlo Magno e ferocemente ripudiata da questo) e quella di Adelchi (fratello di Ermergarda rifugiatosi a Verona durante la resa longobarda).

Nella tragedia Ermengarda rimane vittima di manovre politiche ed e costretta a firmare il divorzio dal marito, pur essendo ancora innamorata di questo.

La morte di Ermengarda nell'Adelchi di Manzoni
La morte di Ermengarda nell'Adelchi di Manzoni — Fonte: getty-images

Di Adelchi invece viene messo in luce il suo fittizio dramma interiore dovuto alle proprie ispirazioni di giustizia (non tollera l’offesa arrecata alla sorella), pace e religione (è cristiano, dunque nella tragedia non vuole combattere contro i franchi, poiché anch’essi cristiani). I due protagonisti decederanno entrambi.

Attraverso tale tragedia, il poeta esprime la sua posizione contrastante nei confronti di coloro che accettano passivamente la dominazione straniera (in questo caso austriaca) senza contrastare la stabilizzazione di questa, ma confidando invece su forze ulteriormente esterne.

Il conte di Carmagnola

Protagonista della vicenda è Francesco Bussone, conte di Carmagnola, che per motivi economici, passò dal servizio del signore di Milano a quello di Venezia. Egli sconfisse il duca Filippo Visconti in una battaglia, ma la generosità con cui il Carmagnola trattava i vinti fecero nascere sospetti tra la corte del signore veneziano, che lo accusarono di tradimento e lo condannarono. Manzoni basa la scrittura di tale vicenda sulla convinzione dell’innocenza del conte di Carmagnola, attraverso il quale può esprimere un giudizio negativo su una politica che trascura la morale e l’etica e che va a discapito della possibilità di creazione di un’entità nazionale.

Marzo 1821

Si ispira ai moti piemontesi del 1821 che sembravano dover liberare l’Italia dallo straniero, ovvero dal dominio austriaco in Lombardia. In questa ode si riafferma il diritto all’autodeterminazione dei popoli e alla libertà politica.

All’interno di questa ode è possibile trovare la frase una d’arme, di lingua, d’altare, di memoria, di sangue, di cor che ben sintetizza il concetto nazionalistico manzoniano, racchiudendo quelli che secondo il poeta dovevano essere gli emblemi di un paese unito: vi si ribadisce infatti l’importanza:

  • dell’ “arme”, poiché la formazione di una compagine militare è stata d’impulso per la crescita dell’ideale d’unione da creare per combattere lo straniero; 
  • di una lingua unitaria come simbolo di un’unione culturale nazionale; 
  • di un credo unitario, una “memoria” unitaria, intesa come storia nazionale, ma soprattutto di una coscienza unitaria del popolo italiano, un popolo che combatte e affronta unito i problemi nazionali, appellandosi al senso di “amor di patria” che tutti unisce e conferisce forza al popolo per la realizzazione di un progresso nazionale.

Il 5 maggio

Vi si rievoca la figura di Napoleone Bonaparte, di cui Manzoni ne ricorda le gesta e i trionfi in seguito alla morte improvvisa. La condanna alle gesta tiranniche del condottiero si unisce alla celebrazione morale del medesimo che comprende con audacia i limiti della vita terrena, trovando consolazione nella fede.

I promessi sposi

Di grande rilievo è da considerare la più grande opera manzoniana, I Promessi sposi, valutati come la sintesi migliore del pensiero politico del suo autore.

Con quest’opera, Manzoni si considera il primo scrittore in assoluto che abbia trattato gli umili e gli oppressi, con la speranza che un giorno i loro sentimenti di uguaglianza e giustizia possano affermarsi nella società.

Ne “I promessi sposi” viene descritta la società seicentesca, con un’indignazione verso quei potenti che agiscono secondo esigenze di prestigio e autorità e non secondo libertà, giustizia e indipendenza nazionale. Manzoni esprime il suo rifiuto verso le guerre, in particolari nei confronti di quei conflitti sfociati per futili motivi, come quelli per mantenere in equilibrio la propria potenza. L’autore dimostra il proprio ripudio nei confronti della classe nobiliare ed aristocratica che a causa della loro brama di potere hanno perso i veri ideali sociali di cui la stessa politica si propone fautrice.

È inoltre evidente il rifiuto di Manzoni nei confronti della violenza, ritenendo che la massa debba essere guidata da un gruppo di persone che sappia comprenderne le esigenze e sappia indirizzarla verso gli obiettivi più giusti. Manzoni sostiene inoltre l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge ed è consapevole che le azioni umane si intrecciano e si influenzano tra loro, fornendo un grande contributo alla creazione di una società migliore.

Da un punto di vista cattolico, questo concetto viene ben rappresentato dalla provvidenza; è infatti questa che consente a napoleone di diffondere in tutta Europa i principi della rivoluzione francese e di quelli che rifiutano l’intervento dello straniero, rivendicando gli ideali di indipendenza e libertà di cui tutte le nazioni dovrebbero godere.

I “promessi Sposi” sono dunque un’opera che ha influenzato notevolmente la cultura italiana e il pensiero della penisola, affermandosi inoltre come una delle opere che è riuscita a creare un’identità unitaria dei concetti di giustizia e libertà che più stavano a cuore all’ideatore del romanzo.

È allora possibile valutare quanto giusto sia il pensiero di tutti i letterati moderni, che considerano Manzoni “uno dei rappresentanti fondamentali della cultura italiana; una sorta di punto d’incontro tra la morale cattolica, democratica e liberale. E forse è proprio in questa unione di pensiero ce risiede il successo dei Promessi sposi, opera in cui si sono riconosciuti i diversi filoni del pensiero politico nazionale”.

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