Alda Merini: biografia e poesie

Biografia e opere di Alda Merini, poetessa italiana definita "poetessa maledetta", geniale e affetta da turbe psichiche che ne segneranno la vita e le opere.
Alda Merini: biografia e poesie
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1Alda Merini – la poetessa dei Navigli

«Poesia, terrore del chiaroscuro,
giorno e notte, aurora,
poesia, mia povertà
e mia aperta fortuna
mio rimorso e perdono,
fatta d’aria e montagne
di solitudini atroci
poesia sostanziale e sola
identità della vita
con lui che ti muove
esperto burattinaio».

Alda Merini. Milano, 2 aprile 1995
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Parlare di Alda Merini significa proporre un problema e la motivazione prescinde dalla validità della sua opera e si basa invece su ciò che è stato la sua vita, ciò che ha rappresentato, e il fenomeno pubblico che lei è diventata.

Perché Alda Merini è stata una delle poche star della poesia italiana e ha avuto una vita romanzesca, da poetessa maledetta, con internamento in manicomio e un rapporto così stretto con la follia da renderla invidiabile.

È una biografia molto simile a quella di Dino Campana, per certi aspetti, e sono due biografie troppo perfette per dei poeti. Non solo: Alda è nata con la primavera, suggendone la forza dirompente di un’eterna nascita ed è morta il primo novembre, nel giorno in cui si festeggiano tutti i Santi.

E in qualche modo la poesia le ha dato una sua santificazione, perché i devoti della Merini sono tantissimi. Difficile allora il bilancio perché ricostruire la vicenda autentica di un santo o di una santa, scrostandola dalla patina di aneddoti, leggende, falsità e finti-miracoli che ha compiuto.

Per questo si ha sempre l’impressione – ed è una mia personale impressione – che da qualche tempo (un tempo lungo ma non troppo) quando un poeta diventa “popular” venga accusato di alto tradimento dal consesso di tutti gli altri poeti i quali, perlopiù, gradiscono che non si faccia troppo baccano delle loro vite; preferiscono vite più anonime, dimesse. Niente manicomi, per favore, niente cliché tardo-romantici di poesia e follia.

Alda Merini è stata invece una santa folle della poesia, una specie di «orchessa che divorava se stessa» (Lamarque), libro dopo libro, parola dopo parola, che è la sede dei poeti. Alda Merini è per questo la poetessa italiana più conosciuta, ma la fama, pur cercata, non la soddisfece mai del tutto

Dà fastidio che la sua oralità da orchessa sia diventata a suo modo eterna, che la sua storia di dolore e isolamento sia stata strumentalizzata in modo eccellente, che sia diventata un personaggio della letteratura

Dà fastidio che Alda Merini non abbia avuto possibilità di controllo sulla sua opera e che le abbiano veramente pubblicato qualunque cosa: lei aveva l’abitudine di regalare manoscritti e poesie a chiunque; aveva l’abitudine di spendere ovunque parole e di dettare a voce le sue opere. 

Come dice bene la poetessa Vivian Lamarque, occorre scandagliare perché così «troveremo, le pagliuzze d’oro vero, quelle degli anni a. M. (ante Mass Media)». Proviamoci. 

"Il potere dei poeti è molto esiguo: un foglio bianco, molta solitudine, qualche strappo al cuore e forse una guerra o due".

2Biografia di Alda Merini

Murale in via Gallarate dedicato alla poetessa italiana Alda Merini il 20 marzo 2021 a Milano
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Tutta la vita di Alda Merini ha avuto come centro Milano, dove nasce il 21 marzo 1931, primo giorno di primavera e vi muore il 1° novembre 2009, nella festa di Ognissanti. Due date di cui è impossibile non notare il significato simbolico.

Scrive infatti: «Sono nata il ventuno a primavera /ma non sapevo che nascere folle, / aprire le zolle / potesse scatenar tempesta».

Alda nasce da una famiglia di origini modeste: il padre, Nemo, se la tiene vicino quando riempie i registri da assicuratore, con la sua grafia perfetta. Alda lo guarda rapita e l’esercizio della scrittura le si imprime dentro in modo decisivo. 

Alle elementari è la prima della classe e a dieci anni vince il premio Giovani Poetesse Italiane e il primo premio le fu consegnato nientemeno che dalla regina d’Italia, Maria José. L’esperienza della gloria poetica fu quindi precoce. Quando a dodici anni viene sfollata insieme alla madre Emilia a Vercelli, qui la povertà, la miseria, la paura, interrompe gli studi e questo le peserà tantissimo.

A quindici anni esordisce come autrice spinta da Giacinto Spagnoletti e intanto studia anche pianoforte.

Alda Merini e l'ex Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi. La consegna della Medaglia d'Oro alla poetessa, 14 dicembre 2004
Fonte: ansa

Nel 1947 ha una relazione molto passionale con lo scrittore Giorgio Manganelli, una storia tanto bella quanto impossibile (Manganelli era già sposato e con figlia). 

Nello stesso anno c’è il suo primo internamento psichiatrico: Alda le chiama «le prime ombre della mente». Una personalità così sopra le righe sembrava fatalmente destinata al disturbo bipolare. In questo, Alda sembra ripercorrere le orme di Torquato Tasso e Dino Campana

Comunque i suoi esordi poetici sono ben accolti da Romanò, Spagnoletti, Corti, Manganelli, Schweiller, Turoldo, Erba, Quasimodo, Pasolini e altri

Nel 1953 Alda Merini sposa Ettore Carniti, un ricco panettiere, un uomo diversissimo da lei e per nulla interessato alla poesia, cosa che creerà numerose incomprensioni e tensioni. La poesia è infatti l’amante di Alda Merini, che trascura tutte le altre incombenze quotidiane, comprese le figlie che nasceranno dal matrimonio: Emanuela, Flavia, Barbara e Simonetta

Pubblica La presenza di Orfeo, seguito pochi anni dopo da Nozze Romane e Tu sei Pietro, dedicata al medico curante di Emanuela, la prima delle sue tre figlie. 

2.1L’internamento più lungo

Alda Merini in una foto d'archivio
Fonte: ansa

Dicevamo della biografia da poetessa maledetta. Alda Merini nel 1961, a seguito di violente crisi depressive, viene internata nel manicomio Paolo Pini fino al 1972. Sono anni in cui salute e malattia mentale si avvicendano vertiginosamente, ma sono anche gli anni in cui la sua vocazione poetica viene temprata nella carne dell’anima, per usare una metafora a lei cara. 

Nel 1979, quando riprende a comporre, qualcosa è profondamente mutato in lei e quei versi saranno raccolti in La Terra Santa (1984), una sorta di terra promessa ricercata attraverso la poesia e la scrittura. È la raccolta capolavoro di Alda Merini. 

Come ha ben detto lo scrittore Giorgio Manganelli nella prefazione a L’altra verità. Diario di una diversa, stupendo commento prosastico della Merini alla propria esperienza manicomiale, non si tratta di una testimonianza, ma di «una ricognizione, per epifanie, deliri, nenie, canzoni, disvelamenti e apparizioni, di uno spazio – non un luogo – in cui, venendo meno consuetudine e accortezza quotidiana, irrompe il naturale inferno e il naturale luminoso dell’essere umano». 

Il marito da lei tanto amato muore nel 1981 e così Alda Merini sposa Michele Pierri, anch'egli poeta, e si sposta a Taranto, dove scrive La gazza ladra e L'altra verità. Diario di una diversa, il suo primo libro in prosa. 

Fa ritorno a Milano nel 1986 e attraverso l'editore Vanni Scheiwiller pubblica Fogli bianchi e Testamento

2.2La riscoperta di Alda Merini

Fu Giovanni Raboni a interrompere il silenzio sulla nuove poesie di Alda Merini, parlando delle poesie di Testamento come «crepe istantanee e terrificanti, bagliori di un altro mondo» (Crocetti 1988) e sul Corriere della sera, diceva «avvincente, perentoria, irrecusabile è la chiamata di questa voce che sembra rivoltare la pietra di un sepolcro» (21 gennaio 1990).

Da quel momento in poi, rotto il silenzio, Alda Merini diventa il personaggio ideale per un fenomeno mediatico a tratti incontrollabile tale da renderla famosissima. Naturalmente tutti cominciano a fiutare in lei occasioni di profitto economico: dagli editori che fanno a gara per scovare poesie da pubblicare a chi la invita ad eventi.

2.3Gli ultimi anni

La vita di Alda Merini scorre finalmente serena in questi anni in cui compone libri come Delirio amoroso e Il tormento delle figure

Nel 1993 le viene assegnato il Premio Librex-Guggenheim Eugenio Montale. Anche gli ultimi anni di Alda Merini sono prodighi di titoli e opere famose, da La pazza della porta accanto del 1995 a Ballate non pagate

Nonostante la notorietà e i premi e le frequentazioni televisive (Maurizio Costanzo Show), Alda Merini versa sempre in condizioni economiche difficili. Grazie a Paolo Volponi, fortunatamente, ottiene un vitalizio nel 1995 (legge Bacchelli). 

Prosegue anche il travolgente successo editoriale. Grande successo ha Reato di vita, autobiografia e poesia, mentre La vita facile del 1996 le vale prima il Premio Viareggio, poi il Premio Elsa Morante. Molti dei più celebri aforismi di Alda Merini sono invece contenuti in La Volpe e il sipario e in Aforismi e magie, non scritti ma dettati spontaneamente ad altri. 

3Poetica di Alda Merini

Descrivere la poetica di Alda Merini non è facile anche perché lei ha chiesto alla scrittura di essere una sua terapia interiore, incoraggiata dai medici. Inoltre, nei momenti di bisogno economico, Alda dettava libri e poesie che venivano così approntati alla bell’e meglio. Libri brutti, s’intende. La sua produzione è quindi di vari livelli e dovremmo concentrarci sui più alti. 

Partiamo allora da una poesia programmatica della Merini per tentare di capire qualcosa della sua poetica. 

La mia poesia è alacre come il fuoco,
trascorre tra le mie dita come un rosario.
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore

sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnanànna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
 

il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce

Andiamo adesso alle parole di Franco Loi, il quale afferma: «Sono affascinato dalle lucidità della Merini, spesso ironiche, dal suo vigore poetico e ritengo che Alda sia uno dei nostri poeti piú veri, una voce che si lascia parlare dall’ignoto, che procede dalle oscurità piuttosto che dalle troppe sapienze della mente, che sa trascorrere tra i dolori e i deliri senza cedere al compiacimento…».

Franco Loi si sofferma su questo aspetto: uno dei poeti più veri dotato di vigore espressivo, che non si compiace, semplicemente dice, canta, esprime sé stesso.

Quindi nella poesia di Alda è possibile leggere le trame oscure di un mondo che è sempre sul punto di rivelarsi, in modo tremendo, un mondo che si affaccia dalla lacerazione dell’anima. Da qui l’immagine di una poesia che sgorga inesauribile, così come era inesauribile il suo parlare, fumare, parlare, scrivere, telefonare, mangiare, bere, fumare.

Dice allora Paolo Di Stefano: «Per la Merini, i versi dovevano venir fuori di getto, come un fiotto di sangue da una ferita sempre aperta. Questa idea semplificata di poesia, che si lega intimamente a una vita maledetta (spesso messa a nudo in tv), ha favorito la popolarità di una poetessa che nei suoi testi migliori non è per nulla semplice».

4Poesie di Alda Merini

Propongo qui una scelta arbitraria di alcuni testi di Alda Merini, con un breve commento.

4.1“Sono nata il ventuno a primavera”

L’essere nata il 21 marzo, equinozio di primavera, è per la Merini il certificato di nascita della sua natura ctonia, come di un’antica divinità, e precisamente Proserpina, dea delle stagioni, sposa di Plutone, signora dell’oltretomba.

Proserpina apre le zolle della terra da cui scatena l’evocazione dell’antico mondo poetico e il suo pianto di lontananza dalla vita è un commiato perpetuo tra il mondo degli inferi e quello dei superi. 

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
(da “Vuoto d’amore”) 

4.2La Terra Santa

Nella raccolta “La Terra Santa” la Merini offre la sublimazione della sua esperienza del manicomio nell’immagine biblica della Terra Santa, protetta da Dio, luogo di pellegrinaggio, ma anche luogo diverso, separato, alienato dal mondo ordinario.

In essa la Merini ascolta il silenzio di tutte le sofferenze, canti che si innalzano sacri, inascoltati al mondo, e li ridona come una sacerdotessa laica, celebrando la disperata ricerca del divino e della follia che ne può scaturire.

La follia quindi non è da intendere nel senso più alto di chi si è bruciato nella ricerca e nel contatto con Dio.

La presenza di Cristo è quindi il segno del martirio e dell’incomprensione che il mondo dà alla follia, temendola. E come Cristo risorto, prima di salire al Cielo, c’è un’ultima tremenda discesa negli inferi da cui guardare “le mura di Gerico”.

Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch’io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c’era anche il Messia
confuso tra la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio.
Noi tutti, branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso le messe,
le messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.
Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E dopo, quando amavamo,
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.
Ma un giorno da dentro l’avello
anch’io mi sono ridestata
e anch’io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita nei cieli
sono discesa all’inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.
(da “La Terra Santa” 1984)

4.3Aforismi di Alda Merini

Una foto di Alda Merini
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L’aforisma diventa per Alda Merini il concretarsi perfetto del pensiero, ma anche un modo di fare breccia nel cuore dei lettori con la sua dirompente personalità e con la capacità di stupire e spiazzare con delle verità inspiegate e inspiegabili, che risuonano. 

In questa piccola raccolta possiamo vedere per esempio come sia l’amore a spaventare più della morte (una bella provocazione, giacché amore e morte sono sempre legati). 

Ma anche il suo orgoglio femminile nel dirsi una donna erotica, come ogni poetessa. Ma anche il senso della malattia, del peccato, dello stupro che l’amore innesca verso il mondo e verso chi si ama

Non è un caso che proprio questa forma letteraria sia quella che alla Merini è riuscita più congeniale per conquistarsi ancora più pubblico, per consolidare il suo personaggio e per esprimersi in modo diretto, senza contraddittorio, sul mondo.

D’altronde lei è “l’ape furibonda” della primavera e ama sconvolgere, operosamente. 

  • Non faccio niente per diventare bambina.
  • Non ho paura della morte ma ho paura dell'amore.
  • Non ho più notizie di me da tanto tempo.
  • Non si può descrivere un cosa che non si è mai amata.
  • Non sono bella, sono soltanto erotica.
  • Non sono una donna addomesticabile.
  • Ogni amore per me è uno stupro.
  • Ogni giorno sono costretta a peccare.
  • Ogni male ha il suo colpo di ritorno.
  • Ognuno è amico della sua patologia.
  • Passo intere giornate a pensare cos'è il dubbio.
  • Per poter scrivere devo prima lamentarmi.
  • Più mi lasciano sola più splendo.
  • Prima di parlare con gli altri addormenta la tua belva segreta.
  • Quando amo un uomo passa alla storia.
  • Quando il mondo non mi dimentica mi dimentico io.
  • Quando la bugia sembra vera nasce la calunnia.
  • Quando mi presento nuda è come se fossi morta.
  • Quando sorge il sole mi pento amaramente di non aver peccato.
  • Quando un amore ti stringe e ha occhi di fuoco è ora di morire.
  • Si può essere qualcuno semplicemente pensando.
  • Si vive sempre troppo.
  • Solo quando sto morendo sono particolarmente in forma.
  • Sono anni che non ho più erotismi focalizzati.
  • Sono volgare quanto basta.
  • Sono una piccola ape furibonda.