Guido Guinizelli: Al cor gentil rempaira sempre amore. Aalisi e parafrasi del testo

Guido Guinizelli: Al cor gentil rempaira sempre amore. Aalisi e parafrasi del testo A cura di Antonello Ruberto.

Significato e analisi della poesia di Guido Guinizelli "Al cor gentil rempaira sempre amore". Parafrasi del poema considerato il manifesto del dolce stil novo

1Guinizzelli e il Dolce stil novo

Canzone di Guido Guinizzelli
Canzone di Guido Guinizzelli — Fonte: ansa

Il movimento stilnovista, che si diffonde in Italia tra gli ultimi decenni del XIII secolo e i primi del XIV, pur avendo certamente i suoi esponenti più famosi nella scuola toscana ha la sua prima diffusione a Bologna per opera di Guido Guinizzelli.

Le notizie biografiche su questo autore sono assai incerte, e si tende ad identificarlo con un giureconsulto attivo nel capoluogo emiliano e di fazione ghibellina; quello che è certo, e di assoluta importanza, è che il primo esponente di questa nuova corrente poetica vive e si muove nell'ambiente bolognese, sede di una delle università più importanti d'Europa dove la filosofia, la giurisprudenza e la medicina stavano conoscendo un periodo di profonda revisione e felice avanzamento.

I primi esperimenti poetici del Guinizzelli si muovono nei solchi tracciati dalla Scuola siciliana e da Guittone d'Arezzo, da cui si distacca per inaugurare un percorso di rinnovamento poetico in cui i vecchi tòpoi della tradizione lirica passano attraverso il maglio di una pesante rivisitazione nell’ottica della filosofia aristotelica, che proprio in quegli anni veniva riscoperta e discussa, e di quella Scolastica che, basandosi sull'unione tra la filosofia antica (in particolare quella greca) e la rivelazione cristiana, si stava affermando come nuovo, rigoroso, strumento dottrinale. 

In questo modo i temi dell’Amore inteso come passione capace di superare la razionalità, i discorsi sull’innamoramento e sul suo modo di manifestarsi, la relazione tra Amore e “gentilezza” e la figura della donna-angelo, pur rimanendo legati ancora per molti aspetti alla tradizione vanno incontro ad una riedizione in chiave fortemente intellettuale e aulica: ne sono esempi i temi della “gentilezza” legata all’Amore e quello della donna-angelo. 

Opera del Vasari che rappresenta i grandi poeti del 200 e 300 tra cui Guittone D'Arezzo
Opera del Vasari che rappresenta i grandi poeti del 200 e 300 tra cui Guittone D'Arezzo — Fonte: getty-images

Il concetto di donna-angelo, basato fino ad allora sulla semplice similitudine tra la donna e la figura angelica sulla base della bellezza, viene rielaborata sulla base delle nuove concezioni filosofiche sull'angelologia che metteva in relazione queste figure con la volontà divina che, nel pensiero medievale, mediavano tra l'Empireo di Dio e gli altri cieli imprimendo a questi ultimi il movimento rotatorio; allo stesso modo gli stilnovisti individuano nelle donne una specie di decimo coro angelico con una funzione di mediazione divina che agisce, opera e 'muove' il cuore degli uomini.  

Il concetto di Amore come passione affonda le radici nel De Amore di Andrea Cappellano, un trattato del XII secolo che conobbe larga diffusione nelle corti europee; con gli stilnovisti questo concetto viene arricchito con il collegamento al concetto di “gentilezza”, diventando così un veicolo di perfezionamento interiore poiché, grazie alla mediazione della donna-angelo, consente all’uomo di arrivare ad una piena maturazione spirituale: l’uomo, come la donna è strumento di Dio in quanto angelo, diventa strumento di un Amore dai caratteri quasi mistici che porta il suo animo a diventare “gentile”, cioè nobile.

2Al cor gentile rempaira sempre amore: il manifesto stilnovista

La “gentilezza” intesa come nobiltà d’animo e la donna-angelo come veicolo d’amore sono le colonne principali sulle quali poggia il sonetto guinizzelliano “Al cor gentile rempaira sempre amore”, opera fortemente innovativa che perciò viene spesso indicato dalla critica letteraria come il manifesto del movimento stilnovista e che, in effetti, rende Guinizzelli un caposcuola per tutti gli stilnovisti.

Dal punto di vista della struttura metrica si tratta di un sonetto in sei strofe, di cui l’ultima serve da congedo, composta di versi endecasillabi e settenari con rime alternate e sirma.

Per tutta la sua durata il sonetto si propone come una sorta di trattato che affronta i temi dell’Amore, della nobiltà d’animo e della donna-angelo con il tono del trattato;

riferimenti alle scienze naturali, alla filosofia religiosa e concatenazioni logiche che si fanno particolarmente evidenti nel fatto che, cominciando dalla seconda fino alla quinta strofa, ognuna di esse si ricolleghi alla precedente ripetendone l’ultima parola o usandone una con lo stesso tema: succede per foco/Foco dei vv. 10-11; ai vv. 20-21 con ‘nnamora/Amor, e con l’abbinamento splendore/Splende dei vv. 40-41: questo espediente letterario si chiama coblas capfinidas (o più semplicemente capfinida) ed è tipico della poesia provenzale, altra fonte di ispirazione per Guinizzelli; a questo discorso generale fanno eccezione l’incipit della quarta strofa che, con il suo Fere al v. 30, si ricollega solo debolmente al ferro del v. 29, e la sesta ed ultima strofa che per la sua funzione di congedo si distacca completamente dal resto del sonetto.

3Al cor gentil...: significato di un trattato in versi

La prima strofa si apre con la frase che dà il titolo al sonetto stesso e che suona come una sorta di teorema matematico che vuole dimostrare il rapporto quasi identitario tra Amore ed il “cor gentil”, un’altra affermazione dal tono simile si trova ai vv. 3-4, dove si afferma che la natura creò le due entità insieme come fossero una cosa sola. Guinizzelli passa poi a dimostrare con l’uso di tre similitudini di stampo naturalistico queste affermazioni: Amore ritorna sempre al cuore “gentile” come un passero ritorna a riposare nel verde degli alberi, e queste due entità sono talmente unite da non essere distinguibili, come non lo sono il sole e il suo chiarore (vv. 5-7) o il fuoco e il suo calore (v.10).

La seconda stanza insiste sullo stretto rapporto tra Amore e il “cor gentile illustrandolo con una similitudine di stampo scientifico e spiegandone meglio la relazione ricorrendo alla filosofia aristotelica. Secondo la scienza medievale le stelle potevano infondere particolari capacità nelle pietre, ma questo accadeva solo dopo che il sole le aveva ripulite delle impurità (vv. 11-17), allo stesso modo è solo il cuore che la natura ha reso eletto, puro e gentile (v. 19) può essere pronto ad accogliere l’amore della donna. Gli ultimi versi, densissimi, fanno riferimento alla dottrina aristotelica di potenza e atto, per la quale ogni realtà è la concretizzazione di una sua potenzialità: in questo caso l’amore di donna rende nobili in atto quei cuori che lo sono già in potenza per disposizione naturale.  

La terza strofa sviluppa meglio questa riflessione di stampo aristotelico partendo da una similitudine e rafforzandola, poi, per negazione. Riprendendo la metafora del fuoco, Guinizzelli dice che Amore si colloca naturalmente nel “cor gentile” come la fiamma sta naturalmente in cima al cero, risplendendo lì perché non potrebbe essere altrove (vv. 22-24); allo stesso modo il cuore vile, di natura maligna, rifugge l’amore come l’acqua fredda si sottrae al fuoco caldo (vv. 25-27). La strofa si chiude con un’altra similitudine mineraria in cui si dice che Amore prende dimora nel “gentil cor” così come il diamante si racchiude nel ferro, perché lo reputa un luogo a sé simile (vv. 28-30).

La quarta stanza interrompe il gioco della coblas capfinidas, o per lo meno lo riproduce in maniera assai attenuata, e cambia oggetto del discorso concentrandosi sul paragone tra viltà e virtù. Il collegamento alla stanza precedente si ha, piuttosto, con il tema dei versi d’apertura che riprendono il paragone con il sole e il calore, aprendo però un discorso completamente nuovo: l’immagine del sole che colpisce il fango senza provocare alcun effetto, poiché il fango rimane vile mentre il sole non perde calore, riprende per contrasto l’ultima analogia della terza stanza. I versi seguenti, dal 35 al 38, sono quelli in cui il Guinizzelli chiarisce che il “cor gentil” è un cuore nobile, ma di una nobiltà che non deriva dall'appartenere ad una particolare casata, non deriva dal sangue, ma è una nobiltà dell'animo, che risiede nel comportamento virtuoso, poiché è solo nella virtù che può esserci la nobiltà.

La stanza poi si chiude con un'altra similitudine naturalistica (vv. 39-40) che paragona l'animo virtuoso, e perciò nobile, al cielo che ospita la luce delle stelle e brilla grazie ad esse, mentre l'animo vile è paragonato all'acqua che, pur lasciandosi attraversare dalla luce non è in grado di trattenerla.

Se le prime due strofe si erano poggiate su deduzioni e ragionamenti aristotelici la quinta si richiama direttamente a concetti di natura dottrinale la cui conoscenza è necessaria alla comprensione della strofa. Bisogna partire dall'idea tolemaica della Terra come centro dell'universo attorno a cui ruotano i nove cieli, ciascuno dei quali preceduto da un'intelligenza angelica che media la volontà divina provocando la rotazione della sfera celeste. Questo complesso concetto, riassunto nei vv. 41-46, è il primo polo di una similitudine che si sviluppa poi nei versi seguenti e che illustra la funzione e l'azione della donna. Nel momento in cui questa inizia a splendere negli occhi dell'amante dovrebbe far nascere in lui il desiderio di servire l'amata senza smettere di obbedirle. In questa strofa si disvela inoltre, in tutta la sua evidenza, il movimento ascensionale della poesia che, partita da paragoni terreni e passata per quelli celesti, è infine arrivata alla donna-angelo con la sua azione beatificante.

La sesta stanza, conclusiva, si distacca dalle precedenti sia sul piano stilistico che narrativo. Si apre con un vocativo, “Donna” (v. 51), con cui si rivolge finalmente ad un interlocutore finora rimasto occulto e riporta un immaginario dialogo con Dio che rimprovera l'autore per aver usato la sua immagine divina per descrivere e giustificare un amore terreno, e il poeta si giustifica dicendo che la donna amata era talmente simile ad un angelo che era impossibile non amarla in maniera assoluta; una drammatizzazione che chiude il sonetto spezzando l'impostazione razionale e filosofica che l'aveva retto fino a quel momento.

4Al cor gentil rempaira sempre amor: parafrasi e figure retoriche

Al cuor gentile ritorna sempre Amore
come l'uccello al verde delle foglie nel bosco,
e la natura non creò il cuore nobile prima dell'amore,
né il cuore nobile prima dell'amore:
come non appena fu creato il sole,
immediatamente si diffuse la luce,
che non c'era prima del sole;
e l'amore prende posto nella nobiltà d'animo
con la naturalezza
con cui il calore sta nella luce del fuoco.

Il fuoco d'amore si accende nel cuor gentilezza
come la virtù in una pietra preziosa,
che non riceve qualità dalla stella
prima che il sole l'abbia resa pura;
dopo che il sole ne ha tirato fuori,
con la sua forza, ciò che la pietra è ignobile,
la stella le dà valore:
così il cuore naturalmente
eletto, puro, nobile,
lo fa innamorare di una donna come d'una stella.

L'amore sta nel cuor gentile
per lo stesso motivo per cui il fuoco sta sul cero:
lì risplende a suo piacimento, chiaro, sottile;
lì non potrebbe stare in altro modo, tant'è altero.
Così la natura malvagia
resiste all'amore come fa l'acqua col fuoco
caldo, per quant'è fredda.
L'amore prende dimora nel cuor gentile
perché luogo che gli rassomiglia
come il diamante al ferro.

Il sole colpisce il fango tutto il giorno:
ma quello rimane ignobile, né il sole perde calore;
l'uomo altero dice:- Sono nobile per nascita -;
io lo paragono al fango, la nobiltà al sole:
ché non si deve credere
che la nobiltà stia al di fuori del cuore
nella dignità ereditaria
se il cuore nobile non è incline alla virtù,
come l'acqua che si fa attraversare dal sole
mentre il cielo contiene le stelle e la loro luce.

All'intelligenza angelica risplende la luce di
Iddio Creatore più che il sole faccia ai nostri occhi:
ella sente il suo fattore che sta nel Cielo superiore,
e la rotazione del cielo, a lui obbedisce;
e come segue, all'intuizione del Suo volere,
l'immediato compimento di esso,
così dovrebbe, in verità, ispirare
la donna soave, che risplende negli occhi
del suo innamorato, un desiderio tale
che lui mai smetterebbe di obbedirle.

Donna, mi dirà Dio:- Cos'hai presunto?-
quando la mia anima sarà davanti a Lui.
- Hai attraversato il cielo per arrivare fino a Me
e Mi hai usato come paragone per un amore terreno:
a Me spettano le lodi
e alla regina del regno dei Cieli,
per cui grazia finisce ogni male. -
A Lui risponderò:- Aveva l'aspetto di un angelo
venuto dal tuo Regno;
Non fu mia colpa, se in lei riposi il mio amore.

Nel testo sono presenti diverse allitterazioni, cioè ripetizioni di specifici suoni per necessità ritmiche: al v.1 l'allitterazione poggia sulla consonante 'r'; mentre in altri casi poggia sulla 'l'; al v. 10 si poggia sulla 'c' nella coppia “caloreclarità”. I vv. 3-4, 30 e 58 sono costruiti in modo da formare delle anastrofi, particolari figure retoriche basate sull'inversione dell'ordine abituale delle parole.

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    Domande & Risposte
  • Cosa significa Al cor gentil rempaira sempre amore?

    L’Amore ritorna sempre al cuore “gentile”, cioè in un cuore nobile, come un passero ritorna a riposare nel verde degli alberi.

  • Che relazione esiste tra amore e cor gentil?

    Un rapporto quasi identitario.

  • Cos'è il cor gentil?

    E’ un cuore nobile che non deriva dal sangue, ma è una nobiltà dell'animo, che risiede nel comportamento virtuoso, poiché è solo nella virtù che può esserci la nobiltà.