L'accidia nel Secretum di Petrarca: tema svolto

Di Redazione Studenti.

Un tema svolto sul modo in cui Francesco Petrarca descrive l'accidia in una delle sue opere, Il Secretum

Il Secretum di Francesco Petrarca

L'accidia nel Secretum di Petrarca: tema svolto
L'accidia nel Secretum di Petrarca: tema svolto — Fonte: ansa

Il Secretum, conosciuto anche come De secreto conflictu curarum mearum è un'opera di Francesco Petrarca, precursore dell'Umanesimo e fondamento di tutta letteratura italiana. Una delle pagine più significative del Secretum è quella dell’Accidia, in cui Petrarca non analizza un male singolo ma uno stato più generale e profondo dell’insoddisfazione, dell’abbattimento, della prostrazione e del timore che erano insiti nella natura del suo spirito e che riprendono il concetto di contemptus mundi.
In questo però non c’era speranza di via d’uscita, la soluzione a tutti i problemi era introvabile perché non esisteva. Petrarca vorrebbe invece la redenzione e spera in un miglioramento, prova ad uscire dalla morsa di un estenuante circolo vizioso, costituito da contraddizioni, soluzioni contrastanti e negazioni. Quel gusto acre del soffrire, di rinvenire in se stesso una psicologia tormentata ed insoluta, fa del Petrarca una delle prime anime moderne.

L'accidia nel Secretum di Petrarca

Petrarca descrive l’accidia come una condizione in cui l’individuo, pur rendendosi conto della propria negligenza e provandone senso di colpa, al tempo stesso non si sforza concretamente di mutare il proprio atteggiamento. Nel Secretum l’accidia è il peccato che egli riconosce come suo proprio: è infatti intorno a questa indolenza, descritta anche come mancanza di volontà, che si concentra il rimprovero di Agostino alla fine del dialogo.
“Dimmi, qual è per te la cosa peggiore?”, chiede Agostino.

“Tutto quello che vedo attorno, e quello che ascolto e quello che tocco”, risponde Francesco.

“Perbacco! Non ti piace nulla di nulla?”, insiste stupito, Agostino. “Niente, o poche cose davvero”, afferma Francesco. “Tutto questo-conclude Agostino-è tipico di quella cosa che ho chiamato accidia: le cose tue ti affliggono tutte”.


Leggendo questo passo del Secretum scopriamo che il vizio maggiore del Petrarca è l’accidia.
Il termine deriva dal latino “acedia” e significa “avversione all’operare associata a sentimenti di noia e indifferenza”. Nel medioevo, l’accidia indicava lo stato di inerzia di chi conduce una vita eccessivamente solitaria e contemplativa.
Nella morale cattolica, l’accidia- intesa come pigrizia nel praticare il bene e scarso amore verso Dio- è uno dei sette peccati capitali. Usando categorie dell’analisi psicologica, potremmo quasi parlare di “depressione”.

L'accidia nel Secretum di Petrarca: le cause

Tuttavia, “Petrarca usava categorie filosofico, morali - come osserva Marco Santagata - e, pertanto, riteneva che quello stato malinconico della coscienza, quell’incapacità di operare e di guardare alla vita con fiducia del credente, sì, un male, un morbo, ma un morbo moralmente peccaminoso”.
Se non fosse per questo forte senso del peccato, si potrebbe dire che, oltre alla depressione, l’accidia petrarchesca somigli anche al tedio, cioè a una sensazione di tormentosa stanchezza interiore e disinteresse nei confronti della vita.
Sia l’accidia che la depressione e il tedio rappresentano infatti una condizione di malessere psicologico che porta l’individuo alla malinconia e alla solitudine; se sottovalutata, tale condizione può diventare una vera e propria patologia.
In una delle sue lettere, Petrarca dice di essere “incapace di star fermo”.
L’unico modo di porre rimedio al proprio disagio esistenziale, alla sua “accidia”, era infatti quello di spostarsi continuamente.

Questa smania di vedere nuovi paesaggi, che poi non è altro che una profonda ansia di conoscere e, insieme, la conseguenza di una perenne insoddisfazione personale, è senz'altro uno dei tratti più moderni e affascinanti di Petrarca. Egli, poi, come molti scrittori novecenteschi l'inquietudine nasce dalla curiosità intellettuale, da un'infinita insoddisfazione, da un'inesauribile sete di sapere, dalla sensazione di non appartenere alla propria epoca e, di conseguenza, di non essere compreso. Infine l'accidia petrarchesca, come il tedio di poeti moderni, è causata dal sentimento della vanità di tutte le cose.