Accademia dell'Arcadia: cos'è, scopo e caratteristiche

Accademia dell'Arcadia: cos'è, scopo e caratteristiche A cura di Antonello Ruberto.

Cos'è l'Accademia dell'Arcadia? Scopo e caratteristiche dell'accademia letteraria nata a Roma il 5 ottobre del 1690.

1Cos'è l'Accademia dell'Arcadia: tra Barocco e Illuminismo

Ritratto di Ludovico Antonio Muratori (1672-1750): storico e scrittore italiano
Ritratto di Ludovico Antonio Muratori (1672-1750): storico e scrittore italiano — Fonte: getty-images

La regina Maria Cristina regna sulla Svezia fino al 1654, quando la conversione al cattolicesimo la costringe ad abdicare in quanto il suo Paese era di fede protestante; vive così il resto della sua vita a Roma, dove raduna attorno a sé un gran numero di letterati. 

Nel 1690, pochi mesi dopo la morte della sovrana esiliata, alcuni di quei letterati fondano l’Accademia dell’Arcadia, un’accademia di letterati uniti dallo scopo di reagire alla deriva barocca imboccata dalla poesia italiana

A quello stile ampolloso, difficile e stravagante che aveva il suo modello in Marino, gli àrcadi vogliono contrapporre uno stile semplice, diretto e razionale che ha il suo riferimento ideale in quella poesia greca pastorale che il mito voleva fosse nata proprio nella regione greca denominata Arcadia, e per rimarcare ancora più a fondo questo legame i poeti assumono soprannomi grecizzanti. 

Al di là dei riferimenti mitici l’esperienza poetica dell’Arcadia trova i suoi riferimenti concreti in Pindaro, Anacreonte e nella corrente classicista del Seicento che ha Gabriello Chiabrera tra i suoi massimi esponenti.

Le intenzioni di rinnovamento dell’Accademia riscuotono larghi consensi nei ceti colti della società italiana, al punto che l’Arcadia si diffonde in diverse città dando vita ad una sorta di movimento culturale che, per la prima volta, mette un freno al tipico policentrismo culturale italiano facilitando la circolazione di idee e la creazione di una corrente di pensiero omogenea.

Nonostante gli entusiasmi iniziali l’Arcadia va incontro ad una fulminea crisi, poiché al suo interno convivevano due anime, una che è possibile identificare con il Gravina e che spingeva per un più serio impegno stilistico ed etico da parte dei poeti, ed una seconda, che si può identificare con il Crescimbeni, che invece vedeva nell’Arcadia un semplice luogo di esercizio intellettuale e di disimpegnati giochi poetici. Il prevalere di quest’ultima tendenza segna il rapido declino dell’Accademia, sancito dall’abbandono di Gravina e di quanti la pensavano come lui nel 1711; successivamente sia gli intellettuali illuministi che i romantici giudicarono l’esperienza dell’Arcadia con estrema severità, bollandola come priva di un reale valore letterario e lontana dall’avere un qualsiasi tipo di impatto sociale. Oggi, invece, possiamo dare un giudizio più mite e più complesso.

1.1Gian Vincenzo Gravina

Giovanni Vincenzo Gravina, tra i fondatori dell'Accademia dell'Arcadia nel 1690
Giovanni Vincenzo Gravina, tra i fondatori dell'Accademia dell'Arcadia nel 1690 — Fonte: getty-images

Nasce nel 1664 in Calabria, a Roggiano, dove apprende la letteratura e la filosofia, nel 1680 si trasferisce a Napoli dove studia il diritto e le lettere classiche ed inizia una carriera accademica che lo porta alla cattedra di diritto civile e canonico al Collegio romano della Sapienza; nel 1708 pubblica le Origini del diritto civile (l'originale titolo latino era Origines juris civilis) che lo impone come giurista di fama europea. Si trasferisce a Roma nel 1689 e nel '90 fonda, insieme ad altri, l'Accademia dell'Arcadia.

Forte della sua formazione classica, l'obiettivo del Gravina è di rinnovare la poetica italiana attraverso l'attualizzazione dei classici e dei miti greci, per dar vita ad una lirica dal profondo valore morale; un intreccio tra classicismo, filosofia, razionalità e mito che gli fa individuare i suoi punti di riferimento poetici in Omero, Dante e Ariosto.

Importante è anche la necessità che, secondo Gravina, la poesia avesse una sua profondità sia stilistica che etica, come dimostrano sia la sua attività di educatore che di teorico della letteratura.

Lo scontro con il Crescimbeni lo porta ad abbandonare l'Arcadia per fondare, nel 1714, l'Accademia dei Quirini. Muore a Roma quattro anni più tardi.

1.2Giovan Mario Crescimbeni

Ritratto di Giovan Mario Crescimbeni (1663-1728): poeta e critico letterario italiano, primo custode dell'Accademia dell'Arcadia
Ritratto di Giovan Mario Crescimbeni (1663-1728): poeta e critico letterario italiano, primo custode dell'Accademia dell'Arcadia — Fonte: getty-images

Nasce a Macerata nel 1663, si forma studiando la letteratura italiana, quella classica e la retorica. Nel 1690 fonda l'Accademia dell'Arcadia insieme ad altri intellettuali e ne viene nominato Custode generale.

Grande conoscitore della tradizione lirica italiana, è il primo a scrivere delle opere critiche sulla storia letteraria italiana come L'istoria della volgar poesia (1698) e i Comentarj intorno alla storia della volgar poesia (1702-1711), opere in cui emerge la doppia linea classicista del Crescimbeni: quella che guarda alla tradizione petrarchesca cinquecentesca e quella seicentesca definita dal Chiabrera; ma forte è anche quella greca che indica Pindaro e Anacreonte  come modelli prediletti.

All'interno dell'Accademia si fa fautore di una linea, che sarà poi maggioritaria, che vede la poesia come momento giocoso e divagazione, slegata da qualsiasi impegno sociale. Muore a Roma nel 1728.

2La linea storicista e l’eredità dell’Accademia dell’Arcadia

Ritratto di Girolamo Tiraboschi (1731-1794): studioso e storico italiano
Ritratto di Girolamo Tiraboschi (1731-1794): studioso e storico italiano — Fonte: getty-images

Il successo dell'Arcadia deriva dall'aver saputo dar voce al sentimento antibarocco senza contrapporgli, semplicemente, uno stile classicista, ma indicandolo come una forma espressiva ormai superata

La poetica arcadica, infatti, recupera alcuni aspetti della poesia marinista ma, soprattutto, si dimostra aperta alle influenze e alle novità filosofiche e culturali provenienti dalla Francia, come dimostra l'approccio razionalistico d'impronta cartesiana, l'eleganza formale delle liriche e la loro ricerca di descrizioni nitide. 

Questo nuovo gusto, unito alla profonda erudizione dei suoi fautori, sono alla base di un diverso modo di rapportarsi alla letteratura e alla sua storia e che porta alla scrittura delle prime grandi storie letterarie d'Italia

Oltre al Crescimbeni, che aveva affrontato la storia della poesia volgare, vanno ricordati Francesco Saverio Quadrio con la sua Della storia e della ragione di ogni poesia e Girolamo Tiraboschi con la sua Storia della letteratura italiana, opere la cui importanza è data dal fatto che abbandonano la tradizionale finalità di raccontare la storia della letteratura al fine di giustificare un dato orientamento letterario, per cominciare a fare opera di ricostruzione storiografica, sostenuta e supportata da un rigoroso e consapevole uso delle fonti, finalizzata alla conoscenza e alla ricostruzione del passato e della storia culturale italiana.

Sul piano stilistico e letterario l'interesse storico porta con sé, ovviamente, una rivalutazione delle soluzioni classiche e della loro imitazione: è in questo modo che l'analisi storica si lega alla polemica antibarocca.

I nuovi modelli da imitare vengono scelti tra quelli che riescono a sintetizzare tra fantasia e raziocinio, mentre il Muratori indica un altro requisito, che dev'essere quello del buon gusto, che non va inteso come opinione personale ma come criterio di valutazione universale definito con lo studio costante della letteratura.

3Ludovico Antonio Muratori

Quello di Ludovico Antonio Muratori è senz’altro uno dei nomi più importanti di questa nuova generazione di letterati eruditi. Nato a Vignola nel 1672, venne educato prima a Modena e poi a Milano, dove divenne prefetto nella Biblioteca Ambrosiana e, dal 1700, della Biblioteca Estense di Modena.

Entrato in contatto con l’immensa mole di fonti letterarie e storiografiche custodite in queste biblioteche ne ricava il materiale per le sue opere storiografiche la più importante delle quali è senz’altro la raccolta intitolata Rerum Italicarum Scriptores, in cui raduna fonti letterarie dal V al XV sec.; il risultato è imponente e sarà a lungo un punto di riferimento per le ricerche storiografiche sulla storia d’Italia, in particolar modo quella medievale.

I suoi lavori, però, mirano anche ad un rinnovamento della letteratura italiana, come si evince da I primi disegni della Repubblica letteraria, in cui espone un programma culturale che si contrappone a quello dell’Arcadia in quanto non ricerca la leggerezza e il divertimento, ma la ricerca del vero.

In Della perfetta poesia italiana e nelle Riflessioni sopra il buon gusto nelle scienze e nelle arti promuove una sintesi tra la fantasia barocca e la nuova esigenza di razionalità, proponendo che l’estro letterario tipico di quello stile fosse stemperato dal giudizio, dalla prudenza, dalla ragione e dal buon gusto. L’infaticabile impegno in campo storiografico e letterario di Muratori continua fino alla morte, nel 1750.