A Zacinto: analisi e spiegazione | Video

Di Redazione Studenti.

A Zacinto: analisi e spiegazione del sonetto dedicato all'isola greca di Zante. Guarda il video a cura di Emanuele Bosi

A ZACINTO DI UGO FOSCOLO

A Zacinto di Ugo Foscolo: analisi e spiegazione. Video a cura di Emanuele Bosi
A Zacinto di Ugo Foscolo: analisi e spiegazione. Video a cura di Emanuele Bosi — Fonte: redazione

"Né più mai toccherò le sacre sponde
Ove il mio corpo fanciulletto giacque…"

Hai riconosciuto questi versi? Probabilmente sì: sono quelli con cui si apre A Zacinto, una delle poesie più famose di Ugo Foscolo.

Foscolo compone A Zacinto fra il 1802 e il 1803 e la pubblica all’interno del suo brevissimo canzoniere, che conta appena dodici sonetti e due odi. A Zacinto è inserita tra i cosiddetti sonetti “sepolcrali”, tra cui ci sono anche In morte del fratello Giovanni, Alla sera e Alla Musa. Questo sonetto è molto inquieto. 

Beh, se fossimo in un film di Hollywood, Foscolo sarebbe il protagonista. Un eroe romantico, un uomo esuberante che vive una vita perennemente in tempesta, al punto che molte sue opere resteranno incompiute.

Foscolo si ispira a due modelli illustri: Omero e Dante. Al primo dedicherà la conclusione del suo carme I sepolcri. Mentre qui, nella poesia che stiamo analizzando, ricorderà Ulisse, l’eroe omerico in esilio dalla sua patria, paragonandosi a lui. Il tema principale di questa poesia, infatti, è proprio l’esilio, la lontananza da una patria, non solo fisica ma anche spirituale.

Zacinto, ovvero Zante, è l’isola greca su cui Foscolo è nato. Isola su cui sa già che non tornerà, perché morirà in terra straniera. In quegli anni Foscolo aveva affrontato disavventure politiche, amorose, familiari. Sperimentava il nichilismo e il materialismo, entrambi tipici dell’Illuminismo.

Zacinto è la culla di tutte le sue illusioni, come se si trattasse del riparo felice della sua adolescenza e delle speranze perdute. Nella poesia, all’inizio della seconda quartina, compare la figura di Venere: è simbolo di amore, bellezza grazia. Venere sorge dal mare e col suo sorriso rende fertili le terre. Ecco, questo è un riferimento a Lucrezio, che nel De Rerum natura parla della «genitrice degli Eneadi» simbolo dell’istinto vitale che anima ogni essere vivente.

Ed ecco che arriva Ulisse. Esiliato, perennemente in viaggio, mostra però una grande differenza rispetto al poeta: lui farà ritorno alla sua Itaca, mentre Foscolo morirà esule in terra straniera.

Tiriamo le fila del senso di questo testo: in questa poesia Foscolo si sente figlio della sua terra, che diventa anche sua madre. È figlio in senso fisico e spirituale, con quell’ideale romantico che lo rende un po’ eroe, esaltandone l’interiorità e le doti personali.

Ma A Zacinto non è una poesia sulla morte o sulla disperazione, tutt’altro. La bellezza è la vera chiave di volta. Foscolo, che è ateo e materialista, crede moltissimo nella possibilità di costruire una patria e di lasciare la sua firma nel mondo: questo è il vero inno alla vita.

Prima di chiudere ti segnaliamo alcune figure retoriche presenti nel testo:

  1. Climax. In apertura, troviamo né più mai, una negazione che cresce in termini di intensità
  2. Enjambements. Un verso non si conclude ma si lega concettualmente a quello successivo. nacque / Venere, Onde/ Del greco mar, Tacque / Le tue limpide nubi.
  3. Allitterazione. La ripetizione di un suono all’interno dei versi: Sacre sponde, fea…feconde, L’inclito verso di colui che l’acque / cantò fatali
  4. Perifrasi. Omero è detto colui che l’acque / cantò fatali
  5. Sineddoche. Indica la parte per il tutto: sponde per coste, fronde per boschi

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