A mia moglie: testo e analisi del componimento di Umberto Saba

A mia moglie: testo e analisi del componimento di Umberto Saba A cura di Antonello Ruberto.

A mia moglie: testo e analisi alla poesia d'amore di Saba dedicata alla moglie Carolina - detta Lina - e presente all'interno della raccolta Canzoniere.

1Il Canzoniere: l'opera di una vita

Ritratto di Umberto Saba (1883-1957)
Ritratto di Umberto Saba (1883-1957) — Fonte: getty-images

Il Canzoniere è l'opera cui Umberto Saba dedica la sua intera vita e come per la celebre, omonima opera di Petrarca, anche questo Canzoniere è inteso dal suo autore come una sorta di diario, una cronaca della sua vita e della sua ricerca letteraria

Già il titolo, tutt'altro che casuale, è un esplicito riferimento al classicismo che impronta lo stile poetico del triestino, che si distanzia fortemente dallo sperimentalismo novecentesco e dalle ipotesi avanguardiste e di critica della tradizione poetica e linguistica. 

Come si evidenzia anche in una poesia come A mia moglie, che lo stesso Saba definisce come una delle più importanti di tutta la raccolta, lo stile poetico del triestino è segnato da una forte adesione alla lingua tradizionale e dall'uso di un tono quotidiano, piano, facile, povero di figure retoriche e che lascia invece spazio al realismo delle immagini.

Tutto questo non finisce tuttavia con il produrre testi banali o monotoni, al contrario è presente una costruzione d'una complessità evidente, fatta di richiami e corrispondenze, ripetizioni che sottolineano l'intenzione del poeta di creare un testo capace di produrre una serie di dialoghi interni, in cui determinati temi si riprendono senza ripetersi in maniera automatica, ma anzi arricchendosi di significati ulteriori.

Questa impostazione si ritrova anche nell’impianto generale dell’opera, costituita in progressione di raccolte di componimenti, ciascuna delle quali ruota attorno a specifici argomenti ma capaci anche di costruire relazioni e rimandi con altre parti e altri nuclei della stessa opera.

La prima raccolta, messa insieme tra il 1909 e il 1910, è anche la più breve e s’intitola Casa e campagna e affronta il tema dell’amore per la casa e la famiglia segnando, a livello stilistico, la definitiva maturazione di Saba come poeta; a questa parte dell’opera appartiene la poesia A mia moglie.

La parte intitolata Trieste e una donna, composta tra il 1910 e il 1912, è fortemente autobiografica ed è segnata dal profondo legame e dalla corrispondenza tra l’amore dell’autore per la città di Trieste e la moglie.

La terza sezione, dal titolo Cose leggere e vaganti, viene realizzata quasi dieci anni più tardi, tra il 1919 e il 1920, e sembra riflettere quella voglia di leggerezza e la felicità derivanti dalla fine della guerra.

Del 1921 è la raccolta L’amorosa spina che, rispetto ai toni di Cose leggere e vaganti, appare più cupa nei toni, coniugando in sé sia i temi dell’amore e della sensualità che quelli del dolore e della morte: quest’ultima sezione chiude la prima edizione del Canzoniere, pubblicata nel 1921.

Una nuova raccolta, dal titolo Cuor morituro, viene composta tra il 1925 e il 1930, ed è caratterizzata sul piano del contenuto dal metodo psicoanalitico con cui Saba si approccia alla propria autobiografia letteraria, mentre sul piano stilistico dalla pulizia che della lingua, che viene liberata dagli arcaismi.

Preludio e fughe viene composta alla fine degli anni Venti e si caratterizza per il parziale abbandono dell’autobiografismo e per un notevole livello di complessità interna.

Tra il ‘33 e il ‘34 compone Parole, in cui il distacco dal tema autobiografico si fa più forte, come anche la ricerca di una lingua più ricca e composita sul piano simbolico: in questa raccolta, con la quale inizia il terzo volume del Canzoniere, lascia trapelare l’influenza dello sperimentalismo di Ungaretti e Montale.

Umberto Saba, 1956
Umberto Saba, 1956 — Fonte: getty-images

Il discorso intrapreso in questa raccolta prosegue idealmente in quella successiva dal titolo Ultime cose che, composta tra il 1935 e il 1943, rispecchia la cupezza e l’angoscia di quegli anni, segnati dalla fine del fascismo e dalla guerra.

Le ultime due raccolte di poesie che sarebbero poi andate a confluire e ad arricchire il Canzoniere sono entrambe scritte negli anni Quaranta; del 1946 è Mediterranee, in cui Saba riflette sul significato e sul valore della sua intera produzione poetica.

Uccelli è del 1948, ed in essa le vicende personali dell’autore vengono trasposte e raccontate attraverso simbolismi dal sapore mitologico.

2A mia moglie: un'analisi

Dal punto di vista della struttura il componimento non è costruito secondo schemi precisi e definiti.  

È suddiviso in sei strofe di lunghezza variabile, dal punto di vista metrico il verso usato prevalentemente è il settenario; anche il piano ritmico è fortemente irregolare, ma vanno segnalate le numerose assonanze.  

I primi due versi della poesia sono di particolare importanza poiché lo schema dell’apostrofe seguita dal paragone animalesco che continua, con un enjambement, al verso successivo dove sono elencate alcune caratteristiche o un aggettivo inerente all’animale. Questa modalità viene ripetuta per tutta la poesia all’inizio di ogni strofa ed è uno di quegli elementi che crea una circolarità interna a tutto il componimento. 

Altro elemento di particolare importanza emerge ai vv. 10-14 dove la donna, e in senso ampio il femminile, viene dipinta come un qualcosa d’immacolato che avvicina a Dio con la sua purezza; ai versi successivi (vv. 15-17) Saba riconosce queste caratteristiche in maniera peculiare nella donna amata.

Tutto il componimento ruota attorno a una serie di paragoni con animalibassi”, cioè non tradizionalmente associati a particolari qualità o virtù anzi, in casi come quello della pollastra (v. 2) o della cagna (v. 39) il parallelismo può addirittura sembrare di avere un sapore dileggiativo.

In realtà questa scelta non è solo dettata dalla volontà di ricondurre il componimento a un tono umile e quotidiano ma, anche sul piano simbolico funziona come una sorta di moderno bestiario medievale: in A mia moglie gli animali vengono scelti e rappresentati in base a delle loro qualità, a delle caratteristiche emotive che li connotano in maniera virtuosa e per le quali possono essere associati alla figura della donna amata.

Nella prima strofa la moglie è paragonata a una gallina, sia per modo in cui incede (v. 8) che per il suo aspetto, pettoruta e superba (v. 9). Dopo la parentesi di sapore religioso dei vv. 10-17, la strofa si chiude con un’ulteriore serie di paragoni, questa volta dal sapore molto più domestico, in cui il vociare dei pollai nella notte viene paragonato dal poeta alla voce della donna quando si lamenta di qualcosa.

Nella seconda strofa, che si distende dal v. 25 al v. 37, la solita apostrofe con il pronome Tu (v. 25) introduce l’analogia tra la moglie e una giovane vacca gravida (v. 25); l’aggettivo con cui l’autore decide di esprimere lo stato dell’animale crea un gioco semantico con la gravezza (del v. 28): la mucca è si gravida, ma non è ancora gravata dal peso del vitello. Se nella prima strofa il poeta si era rivolto in maniera generica e alternativa alla moglie e alla gallina, in questa il paragone si pone in una sorta di assimilazione, in cui è impossibile distinguere tra la donna e l’animale.

Nella terza strofa (vv. 38 – 52) la figura della donna scompare del tutto, se si esclude l’usuale Tu iniziale, e il poeta si rivolge sempre alla cagna che compare in enjambement al v. 39. In questo caso il parallelismo si basa sulla gelosia e la fedeltà dell’animale, caratteristiche emotive che la spingono, esattamente come l’animale a essere tanto affettuosa verso la persona amata quanto violenta, rabbiosa e sospettosa verso gli estranei.

Umberto Saba
Umberto Saba — Fonte: getty-images

La quarta strofa (vv. 53 – 68) poggia sul paragone tra la donna e una coniglia (v. 54). Come nella strofa precedente, anche in questa la figura della donna scompare per essere assorbita nella metafora animalesca. 

Dal punto di vista stilistico e contenutistico la novità in questa strofa è costituita dal finale, i vv. 63 – 68, dove il poeta pone una serie di domande, le prime due (vv. 63 – 64 e vv. 64 – 67) dal forte sapore retorico, mentre con la terza (v. 68) si rivolge direttamente alla figura della coniglia/donna.

Questi versi finali acquisiscono una valenza particolare anche per il ritorno, dopo quelle della gravida giovenca (vv. 25 – 26), delle figure legate alla maternità e alla famiglia che si palesano ai vv. 64 – 67 con l’immagine dell’animale che si sacrifica per costruire un nido sicuro; l’idea del legame profondo tra vita e dolore è rafforzata dalla rima baciata in fine di strofa partorire / morire (vv. 67 – 68).

La quinta strofa (vv. 69 – 76) propone, attraverso il simbolismo della rondine, immagini legate alla casa e alla famiglia, giacché la donna amata torna a casa proprio come fanno le rondini n primavera ma, a differenze di queste, non ha l’abitudine, l’arte (v. 72), di ripartire in autunno. Si tratta della strofa dalle connotazioni maggiormente autobiografiche, che si evincono in particolare dagli ultimi versi in cui l’autore ammette di essere e sentirsi vecchio (vv. 75 – 76). 

Per quanto riguarda l’uso delle figure retoriche va sottolineato l’uso dell’anadiplosi ai vv. 72-73: la ripetizione, anche se in forma prima affermativa e poi negativa di tu non hai / Tu questo hai ha la funzione di porre l’accento proprio sulle caratteristiche della donna.

L’ultima strofa, la sesta (vv. 77 – 87), si apre con un paragone tra la donna e due insetti: la formica (v. 78) e la pecchia (v. 82), cioè l’ape. Se la prima similitudine ha la funzione di aprire a un’altra immagine famigliare, quella della nonna con il bimbo (v. 80), la seconda introduce invece ai versi finali del componimento, dove si ribadisce l’unicità della donna e si chiude la poesia con la ripresa dei vv. 11 – 14: in questo modo si chiude, con un esplicito richiamo interno, la circolarità del discorso poetico.

3A mia moglie: testo e parafrasi a fronte

Testo

Tu sei come una giovane
una bianca pollastra.
Le si arruffano al vento
le piume, il collo china
per bere, e in terra raspa;
ma, nell'andare, ha il lento
tuo passo di regina,
ed incede sull'erba
pettoruta e superba.
È migliore del maschio.
È come sono tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio,
Così, se l'occhio, se il giudizio mio
non m'inganna, fra queste hai le tue uguali,
e in nessun'altra donna.
Quando la sera assonna
le gallinelle,
mettono voci che ricordan quelle,
dolcissime, onde a volte dei tuoi mali
ti quereli, e non sai
che la tua voce ha la soave e triste
musica dei pollai.

Tu sei come una gravida
giovenca;
libera ancora e senza
gravezza, anzi festosa;
che, se la lisci, il collo
volge, ove tinge un rosa
tenero la tua carne.
se l'incontri e muggire
l'odi, tanto è quel suono
lamentoso, che l'erba
strappi, per farle un dono.
È così che il mio dono
t'offro quando sei triste.

Tu sei come una lunga
cagna, che sempre tanta
dolcezza ha negli occhi,
e ferocia nel cuore.
Ai tuoi piedi una santa
sembra, che d'un fervore
indomabile arda,
e così ti riguarda
come il suo Dio e Signore.
Quando in casa o per via
segue, a chi solo tenti
avvicinarsi, i denti
candidissimi scopre.
Ed il suo amore soffre
di gelosia.

Tu sei come la pavida
coniglia. Entro l'angusta
gabbia ritta al vederti
s'alza,
e verso te gli orecchi
alti protende e fermi;
che la crusca e i radicchi
tu le porti, di cui
priva in sé si rannicchia,
cerca gli angoli bui.
Chi potrebbe quel cibo
ritoglierle? chi il pelo
che si strappa di dosso,
per aggiungerlo al nido
dove poi partorire?
Chi mai farti soffrire?

Tu sei come la rondine
che torna in primavera.
Ma in autunno riparte;
e tu non hai quest'arte.
Tu questo hai della rondine:
le movenze leggere:
questo che a me, che mi sentiva ed era
vecchio, annunciavi un'altra primavera.

Tu sei come la provvida
formica. Di lei, quando
escono alla campagna,
parla al bimbo la nonna
che l'accompagna.
E così nella pecchia
ti ritrovo, ed in tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio;
e in nessun'altra donna.

Parafrasi

Tu sei come una giovane,
bianca gallinella.
Il vento le scompiglia
le piume, china il collo
per bere, e raspa con la zampa in terra;
ma, quando cammina, ha il tuo stesso lento
modo regale di camminare,
e incede sul prato
impettita e superba.
È migliore del gallo.
È identica a tutte
le femmine di tutti
i pacifici animali che esistono
e che avvicinano a Dio.
E così se i miei occhi, e il mio giudizio
non m'inganna, le tue pari sono tra queste animali,
e non in altre donne.
Quando la sera porta stanchezza
alle gallinelle,
queste fanno dei versi che ricordano quelli,
dolcissimi, con i quali a volte dei tuo mali
ti lamenti, senza sapere
che la tua voce ha la stessa dolce e triste
musicalità dei pollai.

Tu sei come una gravida
e giovane mucca;
ancora leggera e senza la
pesantezza della gravidanza, anzi piena di gioia;
che, se l'accarezzi, mostra
il collo, lì dove un tenue rosato
tinge la sua pelle.
Se la incontri e la senti
muggire, quel verso è lamentoso
al punto, da spingerti a strappare
un po' d'erba, per farle un regalo.
Allo stesso modo i miei doni
ti offro quando ti vedo triste.

Tu sei come una cagnolina
dal corpo allungato, che ha sempre tanta
dolcezza negli occhi,
e ferocia nel cuore.
Sembra una santa ai
tuoi piedi, che brucia di
un fervore inestinguibile,
e in quel modo ti guarda
come se fossi il suo Dio e Signore.
Quando in casa o per strada
ti segue, a quanti che solo provino
ad avvicinarsi, mostra i
denti bianchissimi.
E il suo amore soffre
di gelosia.

Tu sei come la paurosa
coniglietta. Rinchiusa in una piccola
gabbia quando ti vede si alza
dritta sulle zampe,
e verso di te le orecchie
lunghe e ferme protende;
perché il suo cibo di crusca e radicchio
tu le porti, e senza
di quelli si chiude in sé stessa,
in cerca di angoli bui.
Chi mai potrebbe quel cibo
portarle via? Chi le porterebbe via il
che si strappa di dosso,
per ammorbidire il nido
in cui partorirà?
Chi mai potrebbe fati soffrire?

Tu sei come la rondine
che ritorna in primavera.
Ma in autunno riparte;
e tu non hai quest'abitudine.
Ma tu hai questo della rondine:
le movenze leggiadre;
delle movenze con cui a me, che mi sentivo ed ero
vecchio, annunciavi una nuova primavera.

Tu se come la formica
previdente, Di lei, quando
passeggiano in campagna,
parla al bambino la nonna
che lo accompagna.
E allo stesso modo nell'ape
ti ritrovo, e in tutte
le femmine di tutti
i pacifici animali che esistono
e che avvicinano a Dio;
e in nessun'altra donna.