Studente vittima del bullismo omofobico, i compagni di classe convocati dal magistrato

Di Valeria Roscioni.

La giustizia non dimentica il “ragazzo dai pantaloni rosa”. Sui suoi compagni pendono accuse ben precise

SPECIALE SCUOLA 2017/2018

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15 anni, tanta disperazione e la certezza di non poterne più. Così Andrea, studente del liceo scientifico Cavour di Roma, lo scorso 20 novembre si è impiccato perché non riusciva più a sopportare le costanti prese in giro dovute alla sua presunta omosessualità ora negata con fermezza dai suoi genitori. Un caso il suo che, purtroppo, non è affatto rimasto isolato nel corso di un anno scolastico in cui i casi di bullismo sono stati moltissimi. Fortunatamente però la giustizia si sta muovendo per non lasciare impunite le gravi azioni che hanno spinto l’adolescente a compiere l’insano gesto: l’inchiesta sta procedendo e l’ipotesi di reato è quella di istigazione al suicidio.

OMOFOBIA, GLI ULTIMI CASI

Proprio per questo sono stati convocati, in quanto persone informate sui fatti, dal pm Pantaleo Polifemo due compagni di Andrea: la ragazza che per ultima ha avuto sue notizie e lo studente che aveva raccontato che quello del 20 novembre non era il primo tentativo di togliersi la vita. Lo scopo è cercare di capire se la morte del ragazzo poteva essere in qualche modo evitata o se, come invece sostiene l’avvocato della famiglia della vittima, si tratta di “morte come conseguenza di un altro reato”. Sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati ci sono quindi ora le prese in giro, le scritte omofobe e la pagina Facebook (al momento censurata) intitolata col soprannome che era stato dato all’adolescente: “il ragazzo dai pantaloni rosa”.