Polemiche contro il metodo introspettivo. Intende il comportamento come combinazione di reazioni più semplici.

Fra il 1913 e il 1930 si sviluppa il comportamentismo watsoniano.

Tutta l’opera di Watson è percorsa da una brillante vena polemica.

Egli rivolse i suoi attacchi contro il metodo introspettivo, in quanto riteneva l’introspezione non scientifica per due motivi fondamentali e cioè:
1) per il fatto che l’osservatore si identifica con l’osservato;
2) per il fatto che l’osservazione introspettiva era compiuta da una persona che parlava di cose che gli altri non potevano vedere direttamente.

Watson ha specificato differentemente l’oggetto della psicologia, il comportamento è stato esplicitato nei termini di “adattamento dell’organismo all’ambiente”, “contrazioni muscolari”, “insieme integrato di movimenti”, “azioni”.
L’unità d’ osservazione psicologica è per Watson il comportamento nel senso di azione manifestata dall’organismo, nella sua interezza.
Il suo “molecolarismo”e “riduzionismo” si specificano nell’idea che quei comportamenti non sono altro che la combinazione di reazioni più semplici, di molecole costituite da singoli movimenti fisici che in quanto tali sono studiati dalla fisiologia e dalla medicina.
I principi a cui Watson fa principale riferimento sono la frequenza, la recenza e il condizionamento.
I principi dela frequenza e delle decenza ci dicono che tanto più spesso o più recentemente un’associazione si è verificata.
Con maggiore probabilità si verificherà.
Il condizionamento comincia ad occupare un posto centrale nella teoria compotramentista,verso il 1916.
Watson appare influenzato non solo da Pavlov, ma anche dai riflessuologi russi, che già verso il 1960 avevano affermato che gli atti della vita cosciente ed inconscia non sono altro che riflessi.
Il principio del condizionamento parte dalla constatazione che nell’organismo esistono risposte incondizionate a determinate situazioni.
Ad esempio un organismo affamato che riceve del cibo sicuramente reagirà salivando.

Il cibo è chiamato stimolo incondizionato, cioè evento che si produce nell’ambiente e che provoca incondizionatamente una determinata risposta nell’organismo. Altri stimoli che siano stati associati allo stimolo incondizionato provocheranno pure essi la reazione incondizionata, pur non avendo per se stessi alcuna relazione con essa.
La ricerca sul condizionamento era di particolare importanza per il comportamentista perché, da un lato, individuava precise unità-stimolo e precise unità-risposta, dall’altro poiché offriva un principio per spiegare le risposte complesse.

Si ipotizzava, infatti, che i comportamenti complessi esibiti dall’uomo potessero essere il risultato di una lunga storia di condizionamenti.
Per questo motivo, per Watson assunse particolare importanza lo studio dell’apprendimento a cominciare dalle prime acquisizioni infantili.
Nell’analizzare le emozioni, Watson esprimeva l’idea che la paura, la rabbia, e l’amore sianole emozioni elementari e si definiscano sulla base delle stimoli ambientali che le provocano. A partire da quelle emozioni si costruirebbero le altre emozioni.

Per Watson, le stesse leggi che regolano l’apprendimento emotivo erano alla base delle altre acquisizioni e in particolare delle cosiddette abitudini. Il problema si poneva quando si trattava di spiegare complessi processi psicologici ed in particolare il pensiero e i suoi rapporti con il linguaggio. La proposta era quella di negare reale esistenza al pensiero e assimilarlo direttamente al linguaggio.
Per Watson, il linguaggio veniva acquisito per condizionamento e l’attività di pensiero era il risultato degli apprendimenti comunicativi.

Nel 1925, nel suo libro “Behaviorism”, Watson giunse ad affermare che il neonato ha un repertorio di reazioni estremamente limitato,quali riflessi ,reazioni potutali, motorie e muscolari,ma tali reazioni interessano il corpo e non sono tratti mentali; il bambino nasce enza istinto, intelligenza o altre doti innate e sarà solo l’esperienza successiva a caratterizzare la sua formazione psicologica.
Watson in questo modo assumeva una posizione egualitaristica (gli uomini nascono tutti uguali) e fiduciosa di poter influenzare lo sviluppo del soggetto controllando le esperienze cui viene sottoposto.

Secondo questa posizione l’uomo era dunque totalmente il prodotto delle sue esperienze. Conseguentemente, assumeva importanza centrale lo studio dell’apprendimento, cioè della maniera in cui l’uomo acquisisce, attraverso l’esperienza, un repertorio di comportamenti motori, verbali, sociali ecc. che verranno poi ad essere gli elementi costitutivi della sua personalità complessiva.