Vuoi trovare lavoro? Inizia presto a darti da fare

Di Tommaso Caldarelli.

L'Italia che non è "choosy": è più facile essere assunti per chi fa stage e costruisce relazioni guardando al futuro. Ecco come trovare lavoro

VUOI TROVARE LAVORO? INIZIA PRESTO A DARTI DA FARE

Vuoi trovare lavoro in Italia? Non perdere tempo e già mentre sei all'università datti da fare, cogli tutte le occasioni anche all'infuori del tuo ateneo, coltiva relazioni: stages, tirocini formativi anche all'estero, opportunità di tutoraggio offerte dal tuo ateneo, convegni, congressi, associazioni. Non è vero che non sono utili, anzi: i dati dimostrano che la nuova Italia non è fatta né di raccomandati né di schizzinosi - i "choosy", criticati dalla ministra Elsa Fornero - ma di persone che, se si impegnano da subito e con passione in quello che amano fare, hanno ottime opportunità di trovare lavoro.

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Il Sole 24 Ore oggi dedica un'intera pagina al ponte fra università e lavoro, e pubblica i dati del Rapporto della Fondazione per la Sussidiarietà, legata al gruppo cattolico Comunione e Liberazione, che per il 2012 approfondisce proprio il mondo dei "neolaureati e mondo del lavoro". L'approccio giusto, sostiene il rapporto, è quello di essere "imprenditivi": ovvero "disposti a impegnarsi in varie direzioni». Il conisglio per gli studenti universitari è quello di "maturare «esperienze di studio all'estero, stage e tirocini», coltivare «varie specializzazioni» e «una ricca dotazione di capitale sociale relazionale". L'approccio paga, se è vero che "questo spirito d'iniziativa pro-attivo potete candidarvi a entrare nelle "élites intraprendenti", formate da giovani laureati che oggi «lavorano a tempo indeterminato», soprattutto nei settori «education, chimica/petrolchimica e manifatturiero», con un nesso tra laurea e lavoro svolto «molto alto e di elevata specializzazione".

Insomma: guardare le bacheche nelle facoltà è sempre un aiuto. Sfruttare ogni occasione che il tessuto sociale intorno a noi mette a disposizione degli studenti, cogliere opportunità di studio e formazione all'estero, provare il lavoro in azienda mentre si è all'università; chiedere, chiedere, chiedere, non arrendersi mai ed essere sempre curiosi e disposti a provare perchè la formula del mondo del lavoro potrebbe essere sintetizzata in "le tue competenze moltiplicato per le tue relazioni". Purtroppo sembra che ad oggi questo approccio "attivo e combattivo" appartenga, secondo i dati, "ad un laureato su sei" mentre gli altri vengono definiti "precari", "adattivi ma deboli" oppure "rassegnati".

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Come trovare lavoro in Italia
Come trovare lavoro in Italia — Fonte: istock

COME TROVARE LAVORO IN ITALIA

Nelle nostre università mancano forse gli strumenti per spingere i giovani laureati e laureandi a cogliere queste occasioni, piuttosto che metodi di sostegno economico e finanziario che consentano allo studente universitario, specie se fuorisede, di poter sfruttare tutte le opportunità intorno a sé senza l'ansia del dover pagare l'affitto o fare la spesa. Insomma, quello vincente è un approccio che non tutti sembrano potersi permettere, al giorno d'oggi.

In ogni caso secondo Giorgio Vittadini, che presiede la fondazione Sussidiarietà, "la prima evidenza di questa indagine è che il laureato attivo in università, adattabile, collaborativo nella ricerca del lavoro, aperto ai rapporti e inserito in un mondo associativo appare il più adatto alla sfida dei tempi". Sorprende poi, ma non troppo, che i famosi canali informali, le "raccomandazioni", in realtà non siano poi così efficaci per trovare lavoro: "A differenza di quanto si è soliti supporre le reti informali, le raccomandazioni, entrano in azione soprattutto quando si è in presenza di percorsi universitari "deboli", di fatto poco richiesti dal mercato. Nella ricerca di un lavoro, per esempio, i canali di mercato (agenzie, autopromozione, social network) risultano più efficaci nel 48,4% dei casi, percentuale doppia rispetto ai canali relazionali, cioè parenti, amici, conoscenti, che consentono di accedere a professioni che offrono un minor utilizzo delle competenze, stipendi più bassi e minore stabilità contrattuale". Insomma, chi ricorre alle raccomandazioni finisce per fare un lavoro che non gli piace e viene anche pagato di meno.

Non sorprende nemmeno che la ministra Fornero abbia avuto un po' torto nel definire i giovani italiani un po "choosy", schizzinosi: infatti i dati dimostrano che i neolaureati italiani sono più che disposti a trasferirsi in altre parti del paese o addirittura all'estero. "Il 53% dei neolaureati ha un'adattabilità elevata, con punte superiori alla media tra gli uomini (63%), gli ingegneri (60%), i residenti al Centro-Sud (60%, dieci punti in più rispetto al Nord), chi ha un lavoro autonomo oppure non standard (60%)": insomma, sono ancora una volta gli studenti meridionali ad essere i più disposti a lasciare le loro terre per trovare lavoro. Un dato che di nuovo ha ben poco.