La vita di Lucrezio

Di Micaela Bonito.

Poche notizie biografiche su Lucrezio, ma sufficienti per capire la sua vita

Lucrezio: Indice
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La Vita di Lucrezio

Le notizie biografiche su Tito Lucrezio Caro sono scarse: sappiamo che visse nella seconda metà del II secolo a.C. e che scrisse un poema didascalico il De rerum natura, dedicato all’aristocratico Gaio Memmio.
Le fonti antiche sulla vita del poeta sono quattro:

  1. Il Chronicon di S. Girolamo, riporta una notizia di poche righe secondo la quale il poeta nacque nel 94 a.C.e che poi impazzì a causa di un filtro d’amore; nei momenti di lucidità scrisse il suo poema che poi Cicerone emendavit, pubblicò; morì nel 44 a.C. Probabilmente S. Girolamo trasse questa notizia dal De Viris Illustribus di Svetonio, un biografo che non eccelle per la sua veridicità storica.
  2. La Vita di Virgilio, attribuita al grammatico Elio Donato, afferma che Virgilio assunse la toga virile all’età di 17 anni, nel 53 a.C., nello stesso anno in cui Lucrezio morì. Questa coincidenza probabilmente è forzata, perché segue la tradizione di collegare Lucrezio al futuro compositore di un altro poema didascalico, appunto Virgilio e le sue Georgiche. Inoltre non è esatta poiché fa risalire il secondo consolato di Pompeo e Crasso nel 53, anziché al 55 a.C.
  3. Un codice di Lucrezio del X secolo d.C. , il Monacensis, riporta la notizia che il poeta Tito Lucrezio Caro nacque 27 anni prima di Virgilio, cioè nel 97 a.C., ma questa notizia non è supportata da alcuna prova.
  4. Una biografia rinascimentale di Lucrezio del 1503 scritta dall’umanista Gerolamo Borgia o Borgio(la cosiddetta Vita Borgiana), afferma che Lucrezio nacque nel 95 a.C., fu amico di Cicerone al quale fece leggere il suo poema e impazzì per un filtro d’amore e si suicidò. Questa notizia sembra ricalcare da vicino quella di San Girolamo.

In conclusione si può dire che Lucrezio visse tra il 97-93 a.C. e il 55 a.C. La notizia della pazzia del poeta non viene prese in considerazione, dal momento che non ne troviamo alcun riferimento in nessuna delle fonti più vicine ai tempi in cui visse il poeta.
Per quanto riguarda il legame con Cicerone, esso viene confermato da un accenno dell’Arpinate stesso in una lettera spedita nel 54 a.C a Quinto,che si trovava in Gallia al seguito di Cesare: “le poesie di Lucrezio sono così come scrivi: dotate di molta brillantezza di ingegno, e tuttavia di molta arte”(Ad Quint, Frat. II, 9).
Cicerone evidentemente aveva spedito al fratello il libro di Lucrezio, e ne aveva ricevuto un giudizio cui ora rispondeva; inoltre, anche se Cicerone non approvava la filosofia epicurea, non deve sembrare strano il fatto che egli fosse legato a Lucrezio, dal momento che anche il suo migliore amico Attico nutriva simpatie per l’epicureismo.
Altre notizie si possono ricavare indirettamente dal poema stesso: prima di tutto la dedica a Gaio Memmio, esponente di spicco della nobilitas romana, il nomen Lucretius, che è saldamente attestato nei Fasti dei magistrati a partire dall’età imperiale, sono elementi che fanno pensare ad un origine aristocratica del poeta.

La conoscenza della filosofia epicurea e della cultura greca, l’amicizia con personaggi illustri del panorama culturale romano, fanno capire che avesse una formazione culturale degna di un aristocratico. Esiste però una tesi secondo la quale Lucrezio fosse un liberto, per via del suo cognomen Carus, di origine celtica,molto frequente presso gli schiavi affrancati.
Non sappiamo in che modo Lucrezio si accostò alla filosofia epicurea: certo è che l’epicureismo insieme ad altre filosofie ellenistiche era già da tempo conosciuto negli ambienti culturali romani.
Nel I secolo a.C. fiorirono in Campania scuole epicuree molto attive, tra cui quella di Sirone a Napoli e quella di Filodemo di Gadara a Ercolano, frequentate da illustri esponenti della classe dirigente romana.
Epicuro, filosofo greco, nato nel 341 a.C., visse nel momento in cui, dopo la morte di Alessandro Magno e la successiva divisione del suo impero in quattro stati territoriali, viene meno l’stituto secolare della polis, sostituito da un modello di stato autoritario.
Il cittadino greco, ormai messo da parte nella gestione dello stato, ripiega verso la dimensione individuale : nascono numerose filosofie che si propongono il raggiungimento della felicità e di movimenti religiosi di tipo mistico, provenienti dal lontano oriente.
Epicuro nel 306 fonda ad Atene il kepos, il giardino, un luogo di ritiro dove istruire ed insegnare ai suoi discepoli la propria filosofia. Il giardino presentava delle particolarità: non era, infatti, un gruppo filosofico, destinato ad una ristretta cerchia di amici, ma era aperto sia a uomini che a donne di qualsiasi estrazione sociale.
Il fondamento della filosofia epicurea è la fisica, di stampo materialista: secondo Epicuro, noi percepiamo la realtà attraverso i sensi e il principio costitutivo della realtà è la materia, che è l’elemento costitutivo di ogni cosa, persino degli dei e dell’anima. Questa è la base si sviluppa la complessa teoria etica.
Il fine della ricerca di Epicuro è il raggiungimento di uno stato di felicità perenne alla cui base vi sono quattro semplici massime, il cosiddetto tetrafarmaco:

  1. il sapiente deve essere imperturbabile
  2. la morte non è un male
  3. il piacere(inteso come assenza di dolore) è il sommo bene
  4. il sapiente non deve temere il dolore.

In base a queste regole viene proclamato l’ideale della vita appartata, condensato nella massima làthe biòsas (Vivi nascosto): l’allontanamento dalla vita politica, il distacco dalle passioni e dalle cose terrene sono necessari per evitare qualsiasi turbamento dell’animo.
Proprio per questo motivo, tale filosofia non era vista di buon occhio presso i ceti conservatori, perché contraria a quella attività che connotava il civis romanus: la politica.