Il prosatore dell'età ellenistica a noi più conosciuto è lo storico Polibio.

Polibio: Indice
Vita - Contesto Storico - Opere - Approfondimenti

Tra tutti gli storici di questo periodo, egli è l'unico, di cui ci è giunta, anche se parzialmente, l'opera. Polibio nacque a Megalopoli, in Arcadia, intorno al 200 a. C., da una delle famiglie più ricche della città. Il padre Licorta fu stratego, cioè comandante della Lega Achea, alle cui vicende, Polibio partecipò direttamente insieme ad Arato e a Filopomene, al quale dedicò una Vita suddivisa in tre libri.
Polibio ricevette un'educazione aristocratica, secondo un modello tipicamente senofonteo; dopo aver ricevuto un'ottima istruzione generale e soprattutto un'accurata preparazione militare, egli seguì le orme di suo padre, raggiungendo il grado di ipparco. Nel 180 a. C., Polibio partecipò a un'ambasceria presso Tolomeo Epifane.
La sua vita e la sua opera di storico furono segnate da due importanti esperienze: la partecipazione personale alla Lega Achea e la frequentazione, a Roma, del Circolo degli Scipioni.
Della Lega Achea, egli entrò a far parte fin dalla prima giovinezza, facilitato dalla carica di stratego ricoperta da suo padre. Polibio condivise pienamente l'impostazione ideologica e il programma della Lega, come testimoniano la magistratura ricoperta, ovvero la carica di ipparco, che era la seconda per importanza dopo quella di stratego, e il quadro che molti anni dopo tracciò della sua organizzazione interna. Nella Lega Achea, perduravano le tradizionali strutture democratiche, come le magistrature annue e le assemblee che formalmente erano aperte a tutti i cittadini liberi, ma a cui partecipavano soprattutto coloro che appartenevano alle classi sociali più alte; quindi, l'atteggiamento della Lega, per quanto riguarda la politica interna, fu tipicamente conservatore.
Nei confronti di Roma, Polibio assunse, come aveva già fatto precedentemente Filopemene, un comportamento che oscillò a seconda delle situazioni, passando dalla totale diffidenza, alla prudenza e all'amicizia. Nel 169 a. C., Polibio divenne promotore di una politica di equilibrio nel conflitto fra i Macedoni e i Romani, cercando di non impegnare la cavalleria achea che comandava come ipparco. Dopo la sconfitta dei Macedoni, avvenuta a Pidna nel 168 a. C., grazie al valoroso generale romano, Lucio Emilio Paolo, Polibio fu denunciato dai gruppi filoromani, in quanto venne ritenuto ostile ai vincitori; per questo motivo, egli fu inviato a Roma, con altri mille ostaggi appartenenti alle più illustri famiglie achee, per essere processato. Il processo non avvenne mai; Polibio fu ospitato nella casa di Lucio Emilio Paolo e diventò amico e consigliere del figlio più giovane del vincitore della battaglia di Pidna, Scipione Emiliano. Con quest'ultimo, infatti, Polibio strinse una profonda amicizia, di cui si parla anche in una pagina molto commovente della sua opera.
Quando il prestigio politico di Scipione Emiliano iniziò ad affermarsi, attorno a lui si raccolsero i membri più illustri dell'aristocrazia e gli esponenti più prestigiosi della cultura, i quali fondarono il Circolo degli Scipioni, che Polibio frequentò personalmente. In questo Circolo, fu elaborata una nuova concezione dell'uomo, basata sull' humanitas, ossia su un più armonico equilibrio fra i doveri pubblici e quelli privati, fra l'antica austerità e la nuova raffinatezza, e furono delineati i principi fondamentali della missione imperiale di Roma. Polibio rimase a Roma diciassette anni e, in questa città, a contatto con la nuova realtà storica e con gli intellettuali del Circolo degli Scipioni, maturò una concezione della storia non più particolaristica, ma universale. Mentre lo storico Panezio considerò l'Impero romano come la più compiuta attuazione del logos universale, Polibio, invece, partendo dalla superiorità dell'ordinamento politico di Roma, teorizzò la necessità storica del suo dominio sulla Grecia e su tutto il mondo ellenistico.
Nel 150 a. C., egli potè tornare in patria insieme ai trecento ostaggi superstiti, ma rimase sempre legato a Scipione Emiliano, al quale fu sempre accanto nei momenti decisivi, come la distruzione di Cartagine, avvenuta nel 146 a. C., il saccheggio di Corinto, verificatosi nel medesimo anno e la conquista di Numanzia, che avvenne nel 133 a. C. Fino al 145 a. C., Polibio svolse l'attività di mediatore fra la Grecia e Roma; successivamente, compì alcuni viaggi, visitando anche Alessandria e Rodi. Egli morì nella sua patria, intorno al 120 a. C., all'età di ottantadue anni.