Vita di Demostene

Di Redazione Studenti.

Demostene è ritenuto il più grande oratore di tutti i tempi. Egli nacque ad Atene nel 384 a. C., da una famiglia molto ricca, e morì suicida a Calauria nel 322 a. C.

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La madre era figlia di una donna barbara e per questo motivo, l'oratore fu soprannominato "Scita" dai suoi rivali. Il padre, che era proprietario di una ricca azienda, morì quando Demostene aveva appena sette anni. Questa triste esperienza segnò profondamente Demostene, il quale crebbe piuttosto gracile e troppo serio per la sua età; egli era inoltre molto timido e balbuziente, ma nonostante ciò, come fanno intendere numerosi aneddoti, era fermamente deciso a diventare un grande oratore.
Sono famosi gli aneddoti in cui si racconta che Demostene, per correggere la sua pronuncia non proprio perfetta, si esercitava a parlare tenendo dei sassolini in bocca e andava a declamare sulla riva del mare, per abituarsi a vincere con la sua voce il fragore delle onde. Inoltre, Plutarco racconta anche che Demostene si fece costruire uno studio sotto terra, che si è conservato fino ai nostri tempi. Ogni giorno, Demostene si recava lì, per analizzare la sua voce ed esercitarsi nella mimica gestuale. Si tratta sicuramente di aneddoti curiosi e ridicoli, i quali, però, evidenziano la sua grande ostinazione, la sua caparbietà e la sua voglia di diventare un famoso oratore e un uomo politico.
Demostene apprese l'arte oratoria da Iseo e iniziò la sua carriera di oratore, quando aveva diciotto anni, con un processo intentato contro i suoi tutori che avevano dilapidato i beni paterni. Egli fu scolaro di Platone e di Isocrate e analizzò attentamente Tucidide, ma non lo copiò; gli si riconosce una buona cultura letteraria e storica. Per molti anni, Demostene esercitò l'attività logografica, senza farsi tanti scrupoli. Quando entrò in prima persona nel dibattito politico, lo fece sostenendo il gruppo di Eubulo, il quale appoggiava gli interessi dei ceti possidenti e dei circoli culturali conservatori; il programma politico di Eubulo, già avviato dagli interventi di Senofonte e di Isocrate, era basato sulla rinuncia ad ogni mira egemonica e sullo sviluppo dei commerci e degli affari. Successivamente, Demostene si distaccò dal gruppo di Eubulo, per dedicarsi alla politica estera, sostenendo una linea interventista contro le mire espansionistiche di Filippo di Macedonia.
I primi tentativi di Demostene in processi economico-politici si collocano fra il 355 a. C. e il 352 a. C., ma la sua grande fortuna come uomo politico e come oratore emerse dallo scontro con Filippo di Macedonia, da lui ritenuto il più acerrimo nemico dei Greci.
Le sue prime importanti orazioni sono collocate fra il 351 a. C. e il 349 a. C., anno in cui Filippo attaccò la città di Olinto, la quale, l'anno successivo, fu costretta alla resa. Nel 346 a. C., Demostene consigliò di accettare la pace di Filocrate, considerata come una tregua momentanea, e riuscì a ottenere il campo dell'agorà e la chiavi di volta del governo.
Egli continuò a perseguitare, dal punto di vista giudiziario, la fazione filomacedone, componendo diverse orazioni che avevano come bersaglio Filippo di Macedonia. Nel 341 a. C., Demostene sostenne che, per sconfiggere definitivamente le truppe di Filippo, era necessaria un'alleanza di tutte le poleis greche contro la Macedonia. La teoria di Demostene ebbe successo e, nel 340 a. C., Atene si alleò con Tebe.
Le speranze dell'oratore, però, crollarono nel 338 a. C., anno in cui si verificò, a Cheronea, lo scontro decisivo fra l'esercito greco e quello macedone; le truppe greche furono duramente sconfitte dall'esercito macedone, capeggiato dal re Filippo e dal suo giovane figlio Alessandro. Questo avvenimento, però, non fece diminuire il prestigio che aveva ottenuto Demostene; infatti, gli fu affidato l'incarico di celebrare, in un epitaffio, i caduti nella battaglia di Cheronea; mentre Iperide prendeva urgenti provvedimenti e Licurgo amministrava la pubblica finanza, Ctesifonte propose di onorare Demostene per i suoi contributi alle fortificazioni difensive e per tutta la sua politica. Demostene, dunque, si era creato dei nemici, Filippo all'esterno ed Eschine, un oratore con un'impostazione politica completamente diversa dalla sua, all'interno, ma aveva anche alcuni sostenitori, come Iperide e Ctesifonte.
La morte di Filippo, avvenuta nel 336 a. C., non fece mutare la situazione egemonica del popolo macedone. Demostene sperava che, morto Filippo, i Greci avrebbero potuto ottenere finalmente quella libertà che da tempo desideravano, ma le speranze dell'oratore furono nuovamente deluse, quando, nel 335 a. C., Alessandro, appena salito sul trono, sedò violentemente la rivolta dei Tebani e distrusse completamente la città di Tebe.
La battaglia di Cheronea ebbe per Demostene, un'appendice nel 330 a. C.: il suo amico Ctesifonte aveva proposto di assegnargli una corona per i suoi meriti patriottici, ma Eschine si oppose. Demostene difese con tenacia il suo operato e vinse il processo per la corona. Nel 324 a. C., l'oratore fu coinvolto nell'oscuro scandalo di Arpalo.
Quell'anno, Arpalo, l'infedele tesoriere di Alessandro, fuggì da Babilonia con un'enorme somma di denaro e si rifugiò ad Atene, dove il tesoro fu posto sotto sequestro e la sua custodia fu affidata a Demostene. Arpalo venne inizialmente arrestato, ma poi fu scarcerato.
Quando fu eseguito il controllo del tesoro, che comprendeva totalmente settecento talenti, ci si accorse che metà della somma era scomparsa. L'Areopago accusò Demostene di essersi appropriato indebitamente di venti talenti; l'oratore fu incriminato anche da Dinarco e dal suo stesso amico Iperide. Demostene fu condannato a pagare un'ammenda di cinquanta talenti, non solo per l'accusa di appropriazione indebita di denaro, ma anche per mancata custodia.
Non potendo pagare una somma così ingente, fu imprigionato per insolvenza, ma riuscì a fuggire come esule a Egina e Trezene. Egli ritornò trionfalmente dall'esilio, quando la Grecia, appresa la notizia della morte di Alessandro, si ribellò con le armi all'oppressione macedone. Questa riscossa ellenica conseguente alla morte di Alessandro, avvenuta nel 323 a. C., riconciliò Demostene con il suo amico Iperide, il quale capeggiava la resistenza greca, culminata con la guerra di Lamia, nel 322 a. C. Quella fu l'ultima volta che Demostene prese parte alla resistenza greca contro la potenza macedone. Poi, egli fuggì nell'isola di Calauria, al largo dell'Argolide, dove fu raggiunto, nel tempio di Posidone, dai sicari del vincitore Antipatro, il quale aveva sconfitto i Greci a Crannone. Allora, Demostene, per non cadere prigioniero dell'esercito macedone, si suicidò avvelenandosi.