Vietato minacciare la bocciatura a scuola

Di Barbara Leone.

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un professore che aveva minacciato di bocciare una sua alunna: sentenza che sta facendo discutere

I professori non possono minacciare gli studenti di bocciarli. Chi lo fa commette un reato. E' quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, confermando la condatta a Marcello P., un insegnante del liceo scientifico "Paolo Lioy" di Vicenza, reo di aver detto ad una sua alunna che "non aveva più alcuna possibilità di essere promossa". La minaccia era scattata dopo che la madre della ragazza aveva chiesto all'Assemblea dei genitori di rimuovere il docente dal suo incarico, a causa delle sue scorrettezze.
Il professore era stato condannato dal Tribunale di Vicenza nel marzo del 2005. La condanna era stata poi confermata dalla Corte d'Appello di Venezia nell'ottobre del 2007. Ma gli avvocati dell'insegnante hanno continuato la loro battaglia per far assolvere l'uomo, sostenendo che il reato di minaccia non era configurabile, in quanto la bocciatura non dipendeva solo dalla volontà del docente, ma "dall'intero collegio dei docenti".

La Corte di Cassazione ha respinto l'appello, confermando la condanna, sostenendo che un professore che minaccia in questo modo un suo alunno commette il reato di minaccia aggravata. Infatti per gli studenti "la ingiusta prospettazione di una bocciatura rappresenta una delle peggiori evenienze" e un atteggiamento di questo tipo da parte di un insegnante può creare "forti timori, incidendo sulla libertà morale" degli allievi.
"L'impossibilità di realizzare il male minacciato", a cui si appellavano gli avvocati dell'uomo, "esclude il reato solo se si tratti di impossibilità assoluta, non quando la minaccia sia idonea ad ingenerare comunque un timore nel soggetto passivo".
Molte le reazioni di esponenti politici contrari a questa sentenza, che può rappresentare un preoccupante precedente. Sono in molti infatti a ritenere che minacciare la bocciatura può essere un modo per far reagire uno studente svogliato che non studia e per spingerlo ad impegnarsi di più.

Maria Pia Garavaglia, ministro ombra dell'Istruzione, ha dichiarato che "la sentenza non aiuta il rapporto della scuola con la famiglia", perchè "un professore che prospetta la bocciatura a un ragazzo che non studia, per scuoterlo e farlo reagire, fa solo il suo mestiere. Può darsi che il magistrato abbia riscontrato gli estremi del mobbing, ma in questo caso era sufficiente un richiamo da parte del preside. Non c'era alcun bisogno di arrivare in giudizio".
Per Roberto Castelli della Lega Nord "assistiamo a decine di talk show in cui sociologi, psicologi, politologi e tuttologi si domandano perché i nostri giovani siano afflitti da bullismo, perché tendano a restare bamboccioni il più a lungo possibile, perché siano restii ad assumersi delle responsabilità. Il pronunciamento della Cassazione ne dà una lampante risposta".

Anche tra i genitori e nel mondo scolastico sono molti i dubbi su questa sentenza. Maria Rita Munizzi del Movimento Italiano dei Genitori ha sottolineato il fatto che la bocciatura non può essere decisa soltanto da un professore, ma "è un atto collegiale". L'Associazione docenti italiani ritiene che minacciare la bocciatura può essere uno strumento educativo, per raddrizzare uno studente.
Invece Giorgio Rembado, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi, ritiene che un insegnante non deve mai superare il confine "tra una corretta e necessaria stimolazione al miglioramento dello studente e una minaccia che possa configurare un comportamento lesivo nei suoi confronti". Quindi è giusto stimolare uno studente e spingerlo ad impegnarsi di più, ma bisogna stare attenti al modo in cui si manifesta questo sostegno. E soprattutto non si dovrebbe minacciare di bocciare uno studente senza una giusta causa.
E voi cosa ne pensate?