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L'uomo giapponese e le sue tradizioni

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Le tradizioni giapponesi, l'educazione dei bambini, il labirinto dei nomi, il matrimonio, il funerale, le abitudini alimentari, il kimono.(formato word 5 pg)

Materia: varie

A cura di Corallo Laura e Scotti Francesca A cura di Corallo Laura e Scotti Francesca L' UOMO GIAPPONESE E LE SUE TRADIZIONI Il labirinto dei nomi Fino a non molti anni fa orientarsi nel labirinto dei nomi, che un giapponese può avere, era un' impresa quasi disperata. Ne furono elencati, addirittura, dodici tipi! Inoltre la questione è resa ancor più complicata dal fatto che i giapponesi possono cambiare abbastanza frequentemente nome: essi infatti hanno la possibilità di assumere, secondo gli avvenimenti, una nuova caratterizzazione e denominazione sociale, quando egli viene a far parte di nuovi gruppi. Anche in questo fenomeno è evidente che in Giappone viene data maggior importanza alla collettività, piuttosto che ai singoli individui. Un caso
significativo è quello del matrimonio, per mezzo del quale i due contraenti vengono a creare un «gruppo» assolutamente nuovo rispetto a quelli ai quali appartenevano e hanno, quindi, per legge, la possibilità di scegliere una denominazione diversa: in pratica viene scelto il cognome del marito (per la riconosciuta importanza del capo famiglia o per naturali questioni di eredità), ma sono frequenti i casi in cui la coppia decide di adottare il cognome della famiglia della sposa o di altra famiglia, se esistono motivi per farlo. A parte i cambiamenti e i frequentissimi pseudonimi e soprannomi, i giapponesi hanno oggi due nomi come noi. I cognomi giapponesi hanno tutti dei significati abbastanza rintracciabili e nella maggior parte dei casi indicanti le origini agresti della razza: Tanaka significa «campo di riso», Nakamura «il villaggio dell' interno», Shimizu «acqua di sorgente», Kobayashi «piccolo bosco»… I nomi personali sono di illuminata fantasia: ve ne sono di frequentissimi e di unici, perché creati, ad esempio, con ideogrammi che ricordano ai genitori qualcosa di personale come un luogo amato, un sentimento o una speranza. Anche per i nomi il significato è abbastanza rintracciabile, gentile per le ragazze, forte e virile per i ragazzi: Keiko «bambina felice», Kyoko «aurora», Satoko «bambina saggia», Fusako «bambina della spiga», Tetsuo «uomo di ferro», Hiroshi «ampio», Susumu «colui che avanza»… I primi anni di vita Il Giappone è ricchissimo di bambini: di loro formicolano i templi, i giardini, le spiagge. Non sono solo tanti, ma anche belli: grassi e bruni, con le guance rosse e gli occhi vividi sotto le frangette ben tagliate. L' infanzia dei bambini giapponesi è libera e curata: nella famiglia essi godono di tutti i privilegi e, anche nelle case più povere, sono perloppiù ben nutriti e sorvegliati attentamente; per i primi anni, nella maggior parte dei casi, vengono portati sul dorso della madre, legati con solidi nastri di velluto scuro. Fino ai dieci anni sono quasi tutti prepotenti e vivaci: hanno diritto al posto a sedere in tram, vengono circondati di vezzeggiamenti e moine, subissati di giocattoli; poi tutto cambia: la disciplina si fa, quasi improvvisamente, severa e i raga
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