Con il termine “Grande crisi” si indica un periodo della storia
economica durante il quale si ridussero su scala mondiale e in maniera
considerevole tutte le grandezze economiche il cui andamento segna lo
stato di progresso o regresso dell’economia di un paese: produzione,
occupazione, redditi, salari, investimenti e risparmi
Una delle caratteristiche che rese unica questa crisi fu la rapidità
della riduzione dell’attività economica.
La crisi era scaturita
dallo sconvolgimento delle relazioni economiche,
finanziarie e monetarie internazionali prodotte dalla prima guerra
mondiale. Alle gravi perdite di vite umane e di ricchezza causate dal
conflitto si erano aggiunti il collasso politico dell’impero asburgico,
la rivoluzione russa, il collasso economico della Germania ma,
sopratutto, la particolare situazione in cui si trovavano gli Stati
Uniti.
Questi fino al 1929
registrarono un boom ininterrotto ed i fattori che
stimolarono l’economia furono diversi: l’espansione dell’industria
edilizia, le innovazioni basate sullo sfruttamento di nuovi prodotti,
lo sviluppo dell’industria elettrica e la razionalizzazione dei
processi produttivi. Il reddito nazionale aumentò e questa maggiore
disponibilità di capitali permise agli Stati Uniti di concedere
cospicui prestiti a molti paesi stranieri.
Poco a poco gran parte dell'oro del mondo si andò concentrando a Fort
Knox e questo fece aumentare le quotazioni della borsa di New York.
L'aumento delle quotazioni non era però
legato ad un reale aumento dei profitti delle società: si trattava di
un puro gioco speculativo.
L'eccessiva speculazione
ed il richiamo dei capitali investiti causarono il crollo della borsa
di Wall Street
che, a sua volta, provocò la caduta dei
prezzi agricoli, delle materie prime, dei prodotti industriali e la
rapida contrazione del commercio in tutto il mondo.
Questo non poteva che riflettersi negativamente sul potere di acquisto
degli strati produttivi di tutti i paesi. Ovunque diminuirono i salari
e i profitti industriali si contennero.
La crisi fu presto anche
bancaria. Sia l’industria che l’agricoltura nel periodo
del boom economico si erano fortemente indebitate con le banche. In
seguito alla caduta delle vendite e dei prezzi, un numero crescente di
imprese non fu più in grado di pagare. A loro volta i risparmiatori che
avevano bisogno di liquidità pressavano le banche che furono costrette
a chiudere i battenti. Nel1930 fallì la Bank of the United States che
contava oltre 400.000 depositanti.
Sul piano internazionale la crisi si manifestò con la contrazione del commercio che
comportò l’adozione di dazi doganali nei confronti dei prodotti esteri
ed in generale un crescente isolazionismo.
A stabilizzare i mercati
mondiali fu una politica economica nuova. Franklin Delano Roosvelt,
presidente repubblicano eletto nel '33, promosse la politica del New
Deal che si proponeva di dare nuovo vigore all'economia attraverso il
rilancio di consumi ed investimenti.
La produzione industriale segnò valori più alti e l’occupazione accennò
ad aumentare. La Conferenza economica e monetaria mondiale del 1933 a
Londra, sanzionò la frantumazione del mercato mondiale. La conferenza
si concluse con la deliberata svalutazione del dollaro, fermamente
perseguita da Roosevelt.
Si adottò una politica
monetaria espansiva, con l’obiettivo principale di far rialzare i
prezzi così da incentivare gli investimenti. Roosevelt
impose agli istituti bancari la sospensione dei pagamenti in oro, ne
proibì l’esportazione e la sua tesaurizzazione. Si tornò al
bimetallismo nell’interesse dei produttori di argento americani,
iniziativa che contribuì all’ampliamento della circolazione monetaria.
Con il Banking Act del
1933 fu apportata una vera e propria riforma della struttura bancaria,
distinguendo tra National Banks - banche d’investimento- e State Banks,
banche commerciali. Inoltre vennero intraprese grandi opere pubbliche,
conferendo allo Stato una funzione d'intervento nell'economia.
Negli anni che seguirono il 1934 la produzione continuò a crescere, e
con essa anche l’occupazione e gli investimenti. Questa ripresa culminò
nel 1937, anno in cui si pote' rilevare qualche nuovo segno di
recessione. Se questa non divenne una nuova crisi fu perchè il mondo
aveva imboccato la strada del riarmo. Nell’estate del 1939 scoppiava la
seconda guerra mondiale.