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Il Nazismo

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Dopo la Prima Guerra Mondiale, la crisi economica che dovette affrontare la Germania con le pesanti riparazioni di guerra ai paesi vincitori e le nuove difficoltà che arrivarono con il crollo delle borse americane del '29 favorirono l'ascesa del Partito Nazionalsocialista che raccoglieva il malessere e l'insoddisfazione di coloro che si sentivano umiliati dai trattati di pace

Materia: storia Tipologia: Superiori-Università

Alla fine degli anni ’20 i traumi prodotti dalla prima guerra mondiale sembravano essere superati: l’indebitamento pubblico e l’inflazione andavano riassorbendosi, la distensione franco-tedesca apriva una prospettiva di pace e di relazioni stabili, e il sistema produttivo statunitense continuava ad espandersi in modo sostenuto.

La Germania, grazie alla sua capacità produttiva e alle garanzie fornite dai governi conservatori che si erano succeduti, attira ingenti capitali americani. Il Trattato di Locarno del 1925 con il quale il ministro degli esteri Stresemann ottiene la rateizzazione del debito di guerra da' un'ulteriore impulso alla ripresa.

Tuttavia, la forte dipendenza dell'economia tedesca dagli investitori e dalle banche americane fece si che, nel 1929 quando l'economia statunitense fu
travolta dal crollo delle borse causato dall'eccesiva speculazione, la crisi economica che ne derivò si ripercuotesse anche sull'economia tedesca travolgendo le banche e facendo fallire le imprese più deboli. La diminuzione dell'occupazione risveglia le agitazioni sociali ed in questo nuovo clima di malessere pone le sue basi il partito nazionalsocialista di Hitler.

La sconfitta della Germania nel primo conflitto mondiale creò anche le basi per il crollo della monarchia che fu definitivamente sostituita da una democrazia liberale con la nascita della Repubblica di Weimar, che durò dal 1919 al 1933.

La crisi economica che dovette affrontare la Germania con le pesanti riparazioni di guerra ai paesi vincitori e le nuove difficoltà che arrivarono con il crollo delle borse americane del '29 favorirono l'ascesa del Partito Nazionalsocialista che raccoglieva il malessere e l'insoddisfazione di coloro che si sentivano umiliati dai trattati di pace.

Nel 1923 Hitler tenta un colpo di Stato, il cosiddetto Putsch di Monaco. I nazisti marciarono verso il Ministero della Guerra bavarese, intendendo rovesciare il governo separatista di destra della Baviera e da lì marciare su Berlino. Hitler fece affidamento principalmente sull'aiuto degli ex combattenti delusi dalla Repubblica di Weimar riuniti nelle organizzazioni paramilitari dei "Corpi Franchi", ma il colpo di mano fallì ed egli fu condannato per alto tradimento. Nei 9 mesi di carcere che scontò elaborò il Mein Kampf, la cosiddetta bibbia del Nazismo.

Quest'opera ruotava attorno a tre semplici concetti:
- la lotta al liberalismo con conseguente disprezzo al parlamentarismo e alla democrazia.
- lotta al marxismo materialista, alla lotta di classe e alla rivoluzione sociale.
- lotta contro gli ebrei accusati di manipolare l’economia e il mondo finanziario tedesco: scopo della razza ariana, infatti, era quello di sottomettere le altre razze e di creare una nuova società “purificata”.

Durante la Repubblica di Weimar si radicalizzarono le opposizioni sia a destra che a sinistra: i nazionalisti volevano un potere conservatore mentre i comunisti sostenevano la rivoluzione socialista; entrambe le forze si stavano coalizzando in funzione anti-repubblicana.

Il primo ministro Bruning fu la causa del disfacimento della repubblica poiché emanò una serie di decreti legge per aggirare la prassi parlamentare e rafforzare così il potere esecutivo. Proprio in seguito alla bocciatura di un decreto presidenziale rassegnò le dimissioni e vennero indette delle nuove elezioni che decretarono il forte successo del partito di Hitler in cui molti ormai vedevano l’unica forza in grado di risollevare le sorti economiche e sociali della Germania.

Il 30 gennaio 1933 ad Hitler viene affidato il comando della cancelleria e questo determina la fine della Repubblica di Weimar.

Si sopprimono i giornali e viene creata una polizia ausiliaria. L’ incendio che il 27-2 distrusse il Reichstag fu preso da pretesto da Hitler per eliminare gli articoli della costituzione garanti della libertà civile e personale; nel giro di poco tempo il furer abolì tutti i partiti di Weimar. Dal 14-7 venne dichiarato lo Stato totalitario e tutti coloro che volevano proseguire un’attività politica differente dal nazismo furono costretti ad emigrare. Furono proprio questi ultimi a creare i primi centri di opposizione al nazismo.

Tra gli oppositori di Hitler ci furono anche i cattolici. Nel '33 il furer firmò un accordo con Pio XII ma non lo rispettò mai e proseguì nel suo tentativo di eliminare ogni elemento estraneo allo Stato-Partito e quindi anche i partiti cattolici stessi. Il 29 giugno del '34, durante quella che viene chiamata la notte dei lunghi coltelli, Hitler eliminò tutti i suoi oppositori, primo fra tutti Rhom, il capo delle SA. In questa occasione si ritiene che tra le 77 e le 400 persone furono assassinate.

Nei primi anni del potere di Hitler la politica contro gli ebrei fu moderata ma a partire dal '35, con la legge di Norimberga essi vennero privati anche della cittadinanza tedesca e vennero dichiarati estranei alla Comunità nazionale. La soluzione finale al problema ebraico venne messa in atto solo durante la seconda guerra mondiale quando gli ebrei riempirono i campi di concentramento e dove si stima che furono uccise circa 7 milioni di persone.

Dal 33 l’economia, subordinata del tutto alla politica, si basò essenzialmente sul riarmo totale in vista della guerra. Lo scopo primario della politica agraria fu quello di conseguire l’autosufficienza alimentare. La vita economica venne progressivamente militarizzata con lo scopo di raggiungere l'autarchia e preparare il paese alla guerra ormai imminente.

La politica estera del fuhrer perseguì quanto era scritto nel Mein kampf.

- Riaffermò la sovranità nazionale della Germania contro il Trattato di Versailles
- si estese fino ai confini naturali tedeschi annettendo territori e ricongiungendosi all'austria, strinse alleanze con Italia e Giappone
- affermò apertamente il carattere imperialistico del regime che portò all’annientamento della Cecoslovacchia e all’annessione di Boemia e Moravia. L'invasione della Polonia del 1° settembre 1939 innescò la miccia che diede il via al II conflitto mondiale.
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