Materia:italianoRelatore: Andrea CortellessaIn collaborazione con Oilproject
Giovanni Pascoli nasce nel 1865 a San Mauro, in Emilia Romagna, da una famiglia nobiliare pontificia. Il padre svolge incarichi pubblici, diventando anche sindaco del paese e muore vittima di omicidio quando Pascoli è ancora ragazzino: è una figura decisiva per una lettura psicanalitica delle sue opere. Il rapporto con i genitori ha, infatti, un'influenza rilevante per la creazione dell'immaginario onirico dell'autore, che interpreta la scomparsa del padre come un trauma originario che minerà la sua vita indipendente. Il nido della famiglia che dovrebbe rinsaldare gli affetti sarà sempre soggetto a nuove offese, traumi, lacerazioni: la morte della sorella, della madre, di un fratello. La vita scolastica rappresenta, così, una sorta di rifugio rispetto alla situazione famigliare: Pascoli conduce studi molto intensi e riconosce in Leopardi e Dante i suoi maestri principali. A 17 anni si iscrive all'organizzazione socialista. Si laurea e comincia a fare l'insegnante in giro per l'italia. Terminerà la sua carriera da docente universitario per la cattedra di letteratura italiana a Bologna. La prima raccolta, "Myricae", esce nel 1892 mentre nell'87 pubblica su una rivista "Pensieri sull'arte poetica" nucleo della sua idea di poesia e letteratura che anni dopo vengono redatti nel saggio "Il fanciullino". Ne "La base scientifica del mio socialismo", rinnega il credo di Marx mitigandolo, come suo solito, dichiarando: "credo nella carità: ecco la base del mio socialismo". Più tardi, Pascoli ricopre il ruolo di "poeta vate" alla Giosuè Carducci, passando direttamente da un'adolescenza turbolenta ad un'immediata "vecchiaia". Nell'orazione "La grande proletaria si è mossa", ad esempio, l'immaginario socialista decade in una forma di tetro nazionalismo.
Giovanni Pascoli nasce nel 1865 a San Mauro, in Emilia Romagna, da una famiglia nobiliare pontificia. Il padre svolge incarichi pubblici, diventando anche sindaco del paese e muore vittima di omicidio quando Pascoli è ancora ragazzino: è una figura decisiva per una lettura psicanalitica delle sue opere. Il rapporto con i genitori ha, infatti, un'influenza rilevante per la creazione dell'immaginario onirico dell'autore, che interpreta la scomparsa del padre come un trauma originario che minerà la sua vita indipendente. Il nido della famiglia che dovrebbe rinsaldare gli affetti sarà sempre soggetto a nuove offese, traumi, lacerazioni: la morte della sorella, della
madre, di un fratello. La vita scolastica rappresenta, così, una sorta di rifugio rispetto alla situazione famigliare: Pascoli conduce studi molto intensi e riconosce in Leopardi e Dante i suoi maestri principali. A 17 anni si iscrive all'organizzazione socialista. Si laurea e comincia a fare l'insegnante in giro per l'italia. Terminerà la sua carriera da docente universitario per la cattedra di letteratura italiana a Bologna. La prima raccolta, "Myricae", esce nel 1892 mentre nell'87 pubblica su una rivista "Pensieri sull'arte poetica" nucleo della sua idea di poesia e letteratura che anni dopo vengono redatti nel saggio "Il fanciullino". Ne "La base scientifica del mio socialismo", rinnega il credo di Marx mitigandolo, come suo solito, dichiarando: "credo nella carità: ecco la base del mio socialismo". Più tardi, Pascoli ricopre il ruolo di "poeta vate" alla Giosuè Carducci, passando direttamente da un'adolescenza turbolenta ad un'immediata "vecchiaia". Nell'orazione "La grande proletaria si è mossa", ad esempio, l'immaginario socialista decade in una forma di tetro nazionalismo.