Materia:italianoRelatore: Alessandro MazziniIn collaborazione con Oilproject
L'epistolario di Alessandro Manzoni fornisce la testimonianza del percorso che l'autore compie verso il romanzo storico. Nel febbraio del 1820, per esempio, Manzoni invia all'amico Gaetano Giudici una lettera in cui individua i due elementi di maggior interesse per il fruitore di un'opera letteraria o teatrale: il primo è il bisogno di evasione dalla realtà, mentre il secondo una spinta a ricercarne la complessità. Quest'ultimo interesse risponde all'esigenza di conoscere e penetrare il più a fondo possibile entro i misteri della realtà e dell'animo umano. La stessa tematica viene affrontata da Manzoni in una lettera a Fauriel del 1822: la stesura dei Promessi Sposi è già iniziata e Manzoni si esprime nuovamente sulla compresenza di comico elemento di evasione- e serio elemento più aderente alla realtà- sostenendo che entrambi si ritrovino mescolati nella realtà e anzi facciano parte della sua armonia. Al contrario, ciò che in un'opera letteraria si deve evitare è il falso. Un anno dopo, quando ormai la scrittura dei Promessi Sposi è terminata, Manzoni si rivolge nuovamente all'amico comunicandogli tutta la propria insoddisfazione rispetto al risultato del suo lavoro: definisce il romanzo "un guazzabuglio", termine peculiare del lessico manzoniano riferito al groviglio di contraddizioni e disordini che risiedono all'interno dell'uomo e si ritrovano sui piani sovraindividuali della società e della Storia.
L'epistolario di Alessandro Manzoni fornisce la testimonianza del percorso che l'autore compie verso il romanzo storico. Nel febbraio del 1820, per esempio, Manzoni invia all'amico Gaetano Giudici una lettera in cui individua i due elementi di maggior interesse per il fruitore di un'opera letteraria o teatrale: il primo è il bisogno di evasione dalla realtà, mentre il secondo una spinta a ricercarne la complessità. Quest'ultimo interesse risponde all'esigenza di conoscere e penetrare il più a fondo possibile entro i misteri della realtà e dell'animo umano. La stessa tematica viene affrontata da Manzoni in una lettera a Fauriel del 1822:
la stesura dei Promessi Sposi è già iniziata e Manzoni si esprime nuovamente sulla compresenza di comico elemento di evasione- e serio elemento più aderente alla realtà- sostenendo che entrambi si ritrovino mescolati nella realtà e anzi facciano parte della sua armonia. Al contrario, ciò che in un'opera letteraria si deve evitare è il falso. Un anno dopo, quando ormai la scrittura dei Promessi Sposi è terminata, Manzoni si rivolge nuovamente all'amico comunicandogli tutta la propria insoddisfazione rispetto al risultato del suo lavoro: definisce il romanzo "un guazzabuglio", termine peculiare del lessico manzoniano riferito al groviglio di contraddizioni e disordini che risiedono all'interno dell'uomo e si ritrovano sui piani sovraindividuali della società e della Storia.