Le tre versioni dell'introduzione ai Promessi Sposi di Manzoni: analisi e interpretazione a cura di Alessandro Mazzini

Voto

durata 11:55

Materia: italiano Relatore: Alessandro Mazzini In collaborazione con Oilproject
Alessandro Manzoni compose tre versioni dell'introduzioni ai "Promessi Sposi". La prima venne scritta durante il periodo di stesura dei primi capitoli del Fermo e Lucia: vi si ritrovano una forte ironia e sarcasmo -in linea con i toni moralistici dell'opera- impiegati per giustificare la scelta di scrivere un romanzo storico e rispondere implicitamente alle polemiche suscitate da chi escludeva il genere del romanzo dalla letteratura. Manzoni evidenzia, inoltre, l'ipotetico pubblico della sua opera: i lettori più appassionati saranno le donne, in grado di percepire l'estetica di un'opera letteraria al di fuori delle scelte stilistiche e puramente formali dei classicisti. La seconda introduzione fu scritta a romanzo concluso: in essa Manzoni si concentrò sul problema della lingua e sulla ricerca di un linguaggio nuovo, autentico e accessibile. La stessa tematica si ritrova anche all'interno della terza introduzione (dell'edizione del '27 dei Promessi Sposi), in cui l'autore definisce cosa significhi per lui "scrivere bene" rispetto all'uso del toscano come lingua tradizionalmente idonea a un'opera letteraria.

Alessandro Manzoni compose tre versioni dell'introduzioni ai "Promessi Sposi". La prima venne scritta durante il periodo di stesura dei primi capitoli del Fermo e Lucia: vi si ritrovano una forte ironia e sarcasmo -in linea con i toni moralistici dell'opera- impiegati per giustificare la scelta di scrivere un romanzo storico e rispondere implicitamente alle polemiche suscitate da chi escludeva il genere del romanzo dalla letteratura. Manzoni evidenzia, inoltre, l'ipotetico pubblico della sua opera: i lettori più appassionati saranno le donne, in grado di percepire l'estetica di un'opera letteraria al di fuori delle scelte stilistiche e puramente formali dei classicisti. La
seconda introduzione fu scritta a romanzo concluso: in essa Manzoni si concentrò sul problema della lingua e sulla ricerca di un linguaggio nuovo, autentico e accessibile. La stessa tematica si ritrova anche all'interno della terza introduzione (dell'edizione del '27 dei Promessi Sposi), in cui l'autore definisce cosa significhi per lui "scrivere bene" rispetto all'uso del toscano come lingua tradizionalmente idonea a un'opera letteraria.
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