"L'infinito" di Giacomo Leopardi: Andrea Cortellessa legge e analizza il componimento

Voto

durata 11:48

Materia: italiano Relatore: Andrea Cortellessa In collaborazione con Oilproject
"L'infinito" è la poesia più celebre di Giacomo Leopardi: parte degli Idilli, primi componimenti maturi dell'autore, fu composta nel 1819. La forma poetica stessa scelta da Leopardi (idillio letteralmente significa "immagine piccola", "costretta") ne suggerisce il contenuto: è proprio il senso del limite la radice dell'infinito. Gli endecasillabi sciolti e senza rima che costituiscono l'opera confermano, a loro volta, una scelta che simboleggia il superamento del limite - lo sfondamento della costruzione retorica, di una parete della razionalità ma anche del linguaggio. I versi anticipano le stesse conclusioni teoriche dello Zibaldone, in cui, nel 1820, Leopardi riflette e scrive che la visione limitata è, dialetticamente, la ragione di quella forza di immaginazione e anelito verso l'infinito e l'assoluto. L'intensità del componimento risiede nella sua doppiezza: l'immagine dei sensi, degli occhi, si scontra contro una barriera opponendosi a quella virtuale del pensiero e dell'immaginazione. L'oscillazione tra il reale e l'immaginario spinge il soggetto all'estremo limite delle proprie capacità razionali e produce lo stemperarsi del pensiero individuale in un pensiero cosmico.

"L'infinito" è la poesia più celebre di Giacomo Leopardi: parte degli Idilli, primi componimenti maturi dell'autore, fu composta nel 1819. La forma poetica stessa scelta da Leopardi (idillio letteralmente significa "immagine piccola", "costretta") ne suggerisce il contenuto: è proprio il senso del limite la radice dell'infinito. Gli endecasillabi sciolti e senza rima che costituiscono l'opera confermano, a loro volta, una scelta che simboleggia il superamento del limite - lo sfondamento della costruzione retorica, di una parete della razionalità ma anche del linguaggio. I versi anticipano le stesse conclusioni teoriche dello Zibaldone, in cui, nel 1820, Leopardi riflette e scrive che
la visione limitata è, dialetticamente, la ragione di quella forza di immaginazione e anelito verso l'infinito e l'assoluto. L'intensità del componimento risiede nella sua doppiezza: l'immagine dei sensi, degli occhi, si scontra contro una barriera opponendosi a quella virtuale del pensiero e dell'immaginazione. L'oscillazione tra il reale e l'immaginario spinge il soggetto all'estremo limite delle proprie capacità razionali e produce lo stemperarsi del pensiero individuale in un pensiero cosmico.
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