Il rapporto di Manzoni con la letteratura. Analisi di passi scelti dei "Promessi Sposi"

Voto

durata 24:17

Materia: italiano Relatore: Alessandro Mazzini In collaborazione con Oilproject
Alessandro Mazzini espone il complesso rapporto di Manzoni verso la letteratura mediante l'analisi di alcuni passi dei "Promessi Sposi". L'autore era fortemente polemico nei confronti della letteratura, non in grado, secondo lui, di ricoprire la sua funzione etica: questa posizione è rintracciabile in una generale diffidenza verso qualunque testo che contenga elementi lontani dai fatti della realtà. All'interno dei Promessi Sposi, Mazzini considera un brano che bene illustra questa avversione per la mistificazione: è un passo del ventisettesimo capitolo dei "Promessi Sposi" in cui, per intrattenere uno scambio epistolare, Renzo e Agnese sono costretti a chiedere aiuto persone colte e alfabetizzate per avviare la corrispondenza. Questo è un caso esemplare di falsificazione del messaggio, di cui bisogna diffidare. Un altro riferimento a questo tema si trova nell'episodio dell'Osteria della Luna Piena, in cui Renzo ubriaco commenta il termine "poeta", mostrando il proprio atteggiamento di sospetto verso il potere ingannatore della lingua scritta. Don Ferrante è il personaggio che meglio incarna questo risvolto mistificatore della cultura, detentore di un sapere separato dalla realtà e privo di fondamento. Sulla stessa linea interpretativa vi è la figura del sarto, l'unico in paese che sa leggere e scrivere ma che, nel momento in cui dovrebbe mostrare la propria cultura rivolgendosi al cardinal Borromeo per ringraziarlo, fallisce.

Alessandro Mazzini espone il complesso rapporto di Manzoni verso la letteratura mediante l'analisi di alcuni passi dei "Promessi Sposi". L'autore era fortemente polemico nei confronti della letteratura, non in grado, secondo lui, di ricoprire la sua funzione etica: questa posizione è rintracciabile in una generale diffidenza verso qualunque testo che contenga elementi lontani dai fatti della realtà. All'interno dei Promessi Sposi, Mazzini considera un brano che bene illustra questa avversione per la mistificazione: è un passo del ventisettesimo capitolo dei "Promessi Sposi" in cui, per intrattenere uno scambio epistolare, Renzo e Agnese sono costretti a chiedere aiuto
persone colte e alfabetizzate per avviare la corrispondenza. Questo è un caso esemplare di falsificazione del messaggio, di cui bisogna diffidare. Un altro riferimento a questo tema si trova nell'episodio dell'Osteria della Luna Piena, in cui Renzo ubriaco commenta il termine "poeta", mostrando il proprio atteggiamento di sospetto verso il potere ingannatore della lingua scritta. Don Ferrante è il personaggio che meglio incarna questo risvolto mistificatore della cultura, detentore di un sapere separato dalla realtà e privo di fondamento. Sulla stessa linea interpretativa vi è la figura del sarto, l'unico in paese che sa leggere e scrivere ma che, nel momento in cui dovrebbe mostrare la propria cultura rivolgendosi al cardinal Borromeo per ringraziarlo, fallisce.
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