Scrittore italiano, Giovanni Verga è stato la figura più rappresentativa del verismo, corrente letteraria italiana nata all'incirca fra il 1875 e il 1895 che si propone di rappresentare le realtà sociali dell'Italia centrale, meridionale ed insulare
Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840, da una famiglia di
nobili proprietari terrieri.
Il padre, discendente da un ramo cadetto dei baroni di Fontanabianca ,
era originario di Vizzini, centro agricolo in provincia di Catania dove
la famiglia Verga conservò sempre delle proprietà
e dove
Verga ambienta gran parte del suo Mastro Don Gesualdo.
A 16 anni il Verga compose il suo primo romanzo "Amore e
patria" a cui seguirono "I carbonari della montagna" e "Sulle
lagune".
Nel 1866 pubblicava "Una peccatrice" a cui, nel '71 sarebbe seguita
"Storia di una capinera". Quest'ultimo ebbe un notevole successo e
favorì il giovane scrittore nel suo desiderio di affermarsi
nella "splendida società fiorentina".
Nel 1872 Verga si trasferisce a Milano
dove si trattenne
per oltre un ventennio. Dopo aver frequentato i
salotti della
contessa Maffei, partecipò alle discussioni culturali del
tempo
che furono determinanti nel maturare in lui il nuovo atteggiamento
verista.
Infatti già nel 1874 compariva il racconto "Nedda". A
Milano,
trovata la giusta ispirazione produsse, dal 1880 al 1889, tutti i suoi
capolavori: Vita dei campi, i Malavoglia, Novelle rusticane e Mastro
Don Gesualdo. Grazie all'amicizia con Luigi Capuana entrò in
contatto con il circolo degli Artisti "scapigliati" che vivevano
un'esistenza "maledetta" e coltivavano una letteratura sperimentale.
Nel 1893 Verga torna a Catania dove scrive "Dal tuo
al mio" ed
altre novelle ma si tratta di opere che denotano stanchezza e
inaridimento; in questa città vive in solitudine gli ultimi
vent'anni della sua vita, rattristato nel non vedere capita e amata la
sua produzione più grande.
Le opere degli anni giovanili sono quelle del Verga
romantico-patriottico e preannunciano solo in parte i futuri indirizzi
del pensiero e dell'arte dello scrittore.
Esse costituiscono la momentanea espressione della sua giovinezza
siciliana e dei tempi eroici della seconda guerra d'indipendenza e
dell'impresa dei Mille.
I romanzi storici ispirati alle vicende reali del tempo e animati da
un'intensa passione patriottica sono "Amore e patria" ed "I carbonari
della montagna". Nessuno di questi romanzi si può
però
definire un'opera d'arte. La produzione del Verga in questo periodo non
è ancora giunta alla sua piena maturità artistica.
Il romanzo “Sulle lagune” appartiene alla nuova
fase del
poeta, quella del Verga romantico-passionale, un'opera in cui si
fondono l'intreccio amoroso e l'interesse per la cronaca contemporanea.
Seguono "Una peccatrice", "Storia di una capinera", "Eva", "Tigre
Reale" ed "Eros".
Nei romanzi di questo secondo periodo predominano quelli dominati dalla
passione forte e dalle storie drammatiche, vicini alla letteratura
romantica francese e comincia ad affiorare la forma di un grande
narratore, affascinante e profondamente rinnovato.
A partire dal 1874 si assiste alla conversione di Verga verso
il verismo, punto di arrivo di un lento ma approfondito
travaglio spirituale.
La questione meridionale primo esempio di problematica sociologica in
Italia ed oggetto di varie inchieste politiche, indussero lo scrittore
a verificare proprio sulla terra l'ineluttabilità delle
leggi
economiche e di classe contro le quali riteneva inutile ribellarsi.
Il Verga accettò lo spirito europeo rivolto al
concreto,
al preciso dove tutti i poeti narratori volgevano nella seconda
metà dell'ottocento. L'adesione al realismo lo
portò ad
introdurre profondi cambiamenti stilistici. La novità
più
rilevante fu quella di porre di fronte al lettore solo la
realtà
quotidiana nella sua essenza più nuda e dolorosa.
Dal 1878 assimila i canoni del darwinismo-positivistico e del
realismo-naturalistico. Ciò gli consentì di
cogliere
più in profondità gli strati popolari, di meglio
capire
le contraddizioni della società borghese ed i costi
alienanti
del progresso.
In generale il verismo italiano e Verga si
allontanarono dalle ricette scientifiche del realismo francese
e s'interessarono in particolar modo alle realtà quotidiane
dei
piccoli mondi provinciali, trasfigurandone nostalgicamente tempi e
luoghi.
Il Verga realista riscopre la sua terra, la
Sicilia, descrivendo la natura dei costumi, delle paure, dei
formalismi , della civiltà fatta di convenzioni.
La conversione formale dal romanticismo al verismo è il
frutto
di una ricerca di una forma di scrittura più sincera.
In Verga è innata una predilezione verso il realismo,
forse ereditata dal Manzoni, dove però l'uomo, nonostante
tutto,
si trova in mano a forze cieche e ignare che lo vedono chiuso e
imprigionato in una realtà terrena di ansie e di pena, di
ambizioni e di sconfitte.
Dopo il 1903 lo scrittore si chiude nel silenzio e,
ossessionato
dalle preoccupazioni economiche, si dedica completamente alla cura
delle sue proprietà. Le sue posizioni politiche diventano
sempre
più conservatrici e allo scoppio della prima guerra mondiale
si
dichiara interventista. Verga muore nel 1922, l'anno della marcia su
Roma e della salita al potere del fascismo.