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Eugenio Montale.

Voto

Alcune poesie, il rapporto con la filosofia e la storia. Il suo percorso poetico, la sua vita. (15 Pag - Formato Word)

Materia: italiano

IN LIMINE IN LIMINE Godi se il vento ch'entra nel pomario vi rimena l'ondata della vita: qui dove affonda un morto La memoria è scialba, stancata: le immagini, sono incerte, viluppo di memorie tremanti.orto non era, ma reliquiario. Il frullo che tu senti non è un volo, ma il commuoversi dell'eterno grembo;vedi che si trasforma questo lembo di terra solitario in un crogiuolo. Un rovello è di qua dall'erto muro. Se procedi t'imbatti tu forse nel fantasma che ti salva: si compongono qui le storie, gli atti scancellati pel giuoco del futuro. Cerca una maglia rotta nella rete Montale, attende il miracolo, il cui simbolo spesso è la che ci stringe, tu balza fuori, fuggi! donna. Va, per te
l'ho pregato, - ora la sete mi sarà lieve, meno acre la ruggine... QUASI UNA FANTASIARaggiorna,lo presento da un albore di frusto argento alle pareti: lista un barlume le finestre chiuse. Torna l'avvenimento del sole e le diffuse voci, i consueti strepiti non porta.Perché? Penso ad un giorno d'incantesimo e delle giostre d'ore troppo uguali mi ripago. Traboccherà la forza che mi turgeva, incosciente mago, da grande tempo. Ora m'affaccerò,subisserò alte case, spogli viali.Avrò di contro un paese d'intatte nevi ma lievi come viste in un arazzo. Scivolerà dal cielo bioccoso un tardo raggio. Gremite d'invisibile luce selve e colline mi diranno l'elogio degl'ilari ritorni.Lieto leggerò i neri segni dei rami sul biancocome un essenziale alfabeto.Tutto il passato in un punto dinanzi mi sarà comparso. Non turberà suono alcuno, quest'allegrezza solitaria.Filerà nell'aria o scenderà s'un paletto qualche galletto di marzo. MERIGGIARE PALLIDO E ASORTO Meriggiare pallido e assortopresso un rovente muro d'orto,ascoltare tra i pruni e gli sterpischiocchi di merli, frusci di serpi. Nelle crepe del suolo o su la veccia spiar le file di rosse formiche ch'ora si rompono ed ora s'intreccianoa sommo di minuscole biche. Osservare tra frondi il palpitarelontano di scaglie di mare mentre si levano tremuli scricchi di cicale dai calvi picchi.E andando nel sole che abbaglia sentire con triste meravigliacom'è tutta la vita e il suo travaglio in questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia. ARSENIO I turbini sollevano la polvere sui tetti, a mulinelli, e sugli spiazzi deserti, ove i cavalli incappucciati annusano la terra, fermi innanzi ai vetri luccicanti degli alberghi. Sul corso, in faccia al mare, tu discendi in questo giorno or piovorno ora acceso, in cui par scatti a sconvolgerne l'ore uguali,strette in trama, un ritornello di castagnette. È il segno d'un'altra orbita: tu seguilo.Discendi all'orizzonte che sovrasta una tromba di piombo, alta sui gorghi,più d'essi vagabonda: salso nembovorticante, soffiato dal ribelle elemento alle nubi; fa che il passo su la ghiaia ti scricchioli e t'inciampi il viluppo dell'alghe: quell'istante è forse, molto atteso, che ti scampi dal finire il tuo viaggio, anello d'una catena, immoto andare, oh troppo notodelirio, Arsenio, d'im
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