Cento anni d'arte, dallo Zar a Stalin, a Putin. Tre Russie: dall'Impero all'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche alla nuova Federazione. Le mette in mostra, ed è un evento
per molti versi eccezionale, l'Università di Ca' Foscari in
una rassegna certamente emozionante che sarà ospitata
dal 21 aprile al 25 luglio a Ca' Foscari Esposizioni. Curatori della rassegna: Giuseppe Barbieri e Silvia Burini.
Eccezionale, perché è la prima volta che in Italia un'esposizione presenta organicamente l'intero Novecento russo. Eccezionale perché lo fa attingendo a due grandi collezioni, entrambe italiane, tra le più importanti al mondo e in gran parte sconosciute: quelle create da Alberto Morgante e da Alberto Sandretti. Emozionante perché consente di rileggere e rivivere la storia di una nazione che ha influenzato come poche altre la storia del mondo per tutto il secolo.
Una storia in cui l'arte ha avuto un ruolo primario, di volta in volta strumento di memoria, mistificazione, riappropriazione. L'immaginario di un grande popolo è stato, oggettivamente, influenzato dai messaggi veicolati dagli artisti. Il "radioso avvenire" è diventato realtà nelle immagini di un regime più che nella quotidianità della vita. La mostra indaga gli sviluppi della cultura figurativa russa e sovietica dalle avanguardie di inizio secolo al realismo socialista degli anni '30-'50, fino all'underground, per concludere con alcune opere degli anni '90.
Il Realismo socialista è stato forse il più grande esperimento mediatico mai compiuto: all'arte fu affidato il ruolo di trasformare la materia prima dell'ideologia in immagini e miti destinati al consumo di massa. Le arti figurative, ma anche l'architettura e il cinema, ebbero due principali funzioni: la propaganda e la costruzione del mito del radioso avvenire. Oggetto della propaganda non era la realtà, almeno non nelle forme concrete della vita quotidiana, ma il mito che l'arte era destinata a creare.
Centrale è la raffigurazione del leader, soprattutto la monumentale iconografia di Stalin che prosegue e sviluppa quella di Lenin. Questo il senso della grande attenzione riservata, in mostra, al manifesto di propaganda (Majakovskij, Rodčenko, Nal'bandjan, Klucis). I manifesti nacquero nell'ambito dell'attività di agitazione politica, che doveva coinvolgere la massa con un discorso "facile" ed emotivamente trascinante: celebrare un "nuovo mondo" in cui, secondo il famoso slogan di Stalin, "vivere è diventato più allegro", mostrato in tutto il suo splendore attraverso le realizzazioni "virtuali" del comunismo.
La grande illusione contribuisce anche alla mistificazione dello spazio: la costruzione suprema, il centro dei centri del paese dei soviet doveva essere il monumentale Palazzo dei Soviet che non fu mai costruito, ma venne percepito comunque come esistente. Saranno esposte inoltre opere straordinarie, di artisti del simbolismo e dell'avanguardia prerivoluzionaria come Benois, Končalovskij, Larionov, Gončarova, Ekster, Chagall, Kandinskij, Malevič, Tatlin, Fal'k e altri. Si tratta dei protagonisti che in buona misura hanno guidato e indirizzato tutta l'avanguardia mondiale. Stalin, senza riuscirci, provò a eliminare questa memoria fondamentale, nascondendo per anni le opere di questi artisti alla vista del pubblico e negando la possibilità anche fisica di qualsiasi tipo di dissenso.
Solo la scomparsa di Stalin, l'avvento del disgelo e il nuovo indirizzo politico di Chruščev consentirono la timida nascita di un'arte non ufficiale. I pittori presero a esporre nelle proprie cucine, spazio privilegiato di quegli anni, e i poeti leggevano le loro opere in casa. La pretesa degli artisti non conformisti (Rabin, Nemuchin, Kandaurov, Sitnikov, Kalinin, Jakovlev, Bulatov) non era quella di far valere un dissenso politico in modo ufficiale: esprimevano un dissenso "linguistico": non volevano più usare la lingua del potere.
Negli spazi di Ca' Foscari viene inoltre ricostruita una parte della Biennale del Dissenso che si tenne a Venezia, con grande rumore, nel 1977, segnando la definitiva consacrazione dell'underground moscovita: ben 26 opere provenivano anche allora dalle collezioni Sandretti e Morgante.
Apertura al pubblico: da giovedì 22 aprile a domenica 25 luglio (tutti i giorni, escluso martedì, 10-18). Ingresso a pagamento: intero € 7; ridotto (minori di 15 e maggiori di 60 anni; visitatori Collezione Guggenheim, Collezione Pinault, Fondazioni Cini e Querini Stampalia, Circuito Civici Musei) € 5; ridotto (studenti e docenti delle Università italiane, gruppi scolastici, gruppi di più di 10 persone, residenti nel Comune di Venezia) € 3;
gratuito per docenti, studenti e personale di Ca' Foscari, ulteriori agevolazioni per i sostenitori della mostra.
Informazioni e prenotazioni: 041.2346947